Milan, la calma è un lusso che al 7 giugno non puoi più permetterti
Al 7 di giugno il Milan continua a non avere una guida, ma dal club filtra una linea precisa: nessuna fretta, nessuna ansia, meglio prendersi qualche giorno in più piuttosto che sbagliare scelta. Ragionamento comprensibile, se non fosse che a quasi due settimane dal licenziamento in massa di Allegri, Furlani, Monacada e Tare il Milan è ancora senza allenatore, direttore sportivo, direttore tecnico e amministratore delegato. Un vuoto toale nei ruoli chiave, proprio nel momento in cui andrebbe programmata la nuova stagione, presentata tra le altre cose ieri con il sorteggio dei calendari del campionato di Serie A Enilive 2026/27.
IL CALCIO NON ASPETTA NESSUNO, TANTO MENO QUESTO MILAN
Il discorso è semplice: il calcio non aspetta. Le avversarie si muovo, scelgono, programmano. Il Napoli ha salutato Conte e ha trovato in Massimiliano Allegri il sostituto ideale. Il Bologna ha chiuso il ciclo con Vincenzo Italiano - che ha firmato con il Besiktas - e si è già sistemato presentanto Domenico Tedesco, ex Lipsia e Fenerbahce, fra le altre. L'Inter, davanti all'uscita oramai certa di Denzel Dumfries, direzione Real Madrid, ha già individuato in Marco Palestra uno dei profili per il futuro. Il Milan, invece, continua a discutere mentre il tempo corre.
SENZA GUIDA, ANCHE IL MERCATO RESTA BLOCCATO
Tra il Mondiale e qualche tentennamento di troppo, il rischio è che la programmazione del Milan subisca un'ulteriore posticipazione. Senza figure portanti come quella dell'allenatore e del direttore sportivo, il Diavolo non può avere un'idea chiara sul mercato: quali giocatori trattenere per ripartire, chi sacrificare, quali cercare, con quale modulo giocare ma soprattutto con quale progetto tecnico. Già di per sé si prospetta un'estate complicata, tra partenze pesanti, una rosa da ricostruire non solo numericamente e qualitativamente ma anche mentalmente ed una contestazione, quella dei tifosi, che si prolungherà ancora per un pò. La calma potrà essere anche una virtù, ma solo quando dietro c'è una strategia. Qui, invece, il pericolo è che diventi immobilismo, e nel mercato chi resta fermo non conserva terreno, lo perde col rischio di restare impanato.

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