Milan, vorrei ma non posso: disambizione e delusione, ma la squadra non può mollare
L'incoraggiante 1-1 dell'Olimpico e il brillante 2-0 contro la Fiorentina, intervallati dal superamento del turno in Coppa Italia, avevano di fatto rilanciato le ambizioni rossonere, rispolverate un po' troppo frettolosamente dai cassetti di Milanello. Dopo il successo sui viola, seppur in maniera vaga, abbiamo ricominciato a sentire termini come "Champions", come se questa squadra potesse dare il là ad una storica rimonta. Il Milan non è uscito con le ossa rotte dal Castellani, vista l'ottima prova dei rivali toscani, ma è inevitabile che il pareggio (figlio di due rimonte subite) lascia quell'amaro in bocca tipico del "vorrei ma non posso".
PROCESSO GRADUALE - Il terzo posto è lontano sia in termini di classifica che concettuali, per una squadra che vive su un perenne ottovolante di sensazioni, risultati e considerazione di sé stessa. Il terzo posto non è nelle corde di questa squadra, non tanto in termini assoluti, quanto per una questione di lavori in corso. Dopo le macerie degli ultimi anni servivano equilibrio ed una graduale consapevolezza dei propri mezzi: il processo è ancora in fase di costruzione, ma ancora non troppo vicino alla conclusione. Il mercato di gennaio avrebbe potuto regalare quel surplus tale per dare una spinta all'autostima e al valore tecnico della rosa, ma il dietrofront di Luiz Adriano impedirà particolari uscite economiche da qui alla chiusura delle liste.
PIEDI SALDI - Quello che il Milan attuale deve fare, a differenza di quanto accaduto nelle ultime due stagioni, è evitare di mollare la presa e sbracare, una volta che certi obiettivi saranno irraggiungibili sotto tutti i punti di vista. Il sesto posto è lontano dall'essere in cassaforte e la possibile finale di Coppa Italia, come narra il nuovo regolamento, non assicura l'essenziale qualificazione in Europa League. Sgomitare per una semplice sesta piazza può essere a tratti umiliante per una società come il Milan, ma proprio ripartendo dal "basso" si dovrebbe risalire gradualmente. Qualora i rossoneri trovassero una certa continuità potrebbero dire la loro anche per la quinta piazza, sebbene sia probabile che la nuova Roma di Spaletti trovi (prima o poi) una certa quadratura. Il 2-2 del Castellani, in quest'ottica, non deve essere preso come una catastrofe, anche per evitare che la situazione degeneri in una serie di pericolosissimi risultati negativi.
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