Sogni agitati di mezza estate di un tifoso milanista

Sogni agitati di mezza estate di un tifoso milanistaMilanNews.it
© foto di Alberto Lingria/PhotoViews
venerdì 2 giugno 2017, 21:09Primo Piano
di Alessandro Jacobone

Giornata lunga quella di ieri per un tifoso milanista come me. Passata interamente attaccato al telefono, vissuta scorrendo le pagine di mercato nella speranza di buone notizie sulla mia squadra del cuore. "4 milioni l'offerta, l'ha detto tizio. Ti risulta?"; "La mia fonte è buona, fidati che alla fine si fa". Così senza sosta per diverse ore.

Decido quindi di andare a letto ma l'agitazione non mi lascia per un secondo. Il nuovo Milan presenta giocatori come Mastrota presenta materassi ma c'e' qualcosa che nel profondo non mi lascia tranquillo. Il Milan è qualcosa di più che la mia squadra del cuore e mi infilo sotto le lenzuola con la sensazione che qualcuno le abbia mancato di rispetto. Tisana, uno sguardo ancora al cellulare per assicurarmi che la batteria sia in carica. Sì lo è e segna 98% di batteria. Chiudo gli occhi ancora agitato e con un "vedremo" che non mi lascia tranquillo ma nel mentre inizio a sognare.

...ricordi un po' confusi. So di trovarmi in un bel posto. La luce penetra attraverso le grandi vetrate di quella che sembra essere una casa di mare. Ma non di quelle che sono solito frequentare.

Questo lusso al quale non sono abituato viene accompagnato da un brusio lontano, sembra in lingua francese. Quel francese ostentato, utile per distinguersi da noi comuni mortali.

Cerco di guardarmi intorno in cerca di serenità eppure non la trovo. L'armonia che dovrebbe regalarmi tale quiete, sembra essere interrotta da una tensione palpabile, fastidiosa.

Cosa ci faccio qua? Non riesco a capirlo. Ma nel mentre qualcuno si avvicina. Per loro non esisto, questo è chiarissimo. Figure dall'enorme stazza mi passano vicino, quasi mi travolgono. Borbottano qualcosa e si siedono a tavola. Io non sono invitato, non c'e' neppure una sedia concessami. Vorrei scappare da quel disagio. L'elettricità' che trasuda quella stanza da pranzo è tangibile ma qualcosa mi trattiene. Un solo viso conosciuto, non troppo chiaro in verità ma conosciuto.

Testa bassa e sguardo serio. Quell'imbarazzo viene prontamente interrotto da una voce predominante, direi adirata. "Ragazzo, alza gli occhi e guardami in faccia. Vuoi o no rimanere con noi?", per poi continuare in maniera ancor più decisa "Non c’è più tempo per pensare, noi siamo il Milan. Digli quello che hai detto a noi. Su, fallo dai".

Quella figura a me familiare sembra voler dire qualcosa, frenato da una paura forse superiore alla mia. Non riesco ancora a distinguere bene le figure ma nel mio cuore sento di sapere di chi stiano parlando. Ho paura, paura della reazione dei presenti; Paura che le cose volgano al peggio; Paura che tutto possa crollarmi addosso.

Vorrei reagire ma non ci riesco e nel mentre mi accorgo dell'impotenza dei presenti di fronte a questa voce profonda. I padroni di casa non sembrano più tali e la discussione continua ancor più accesa.

"Voglio sentirtelo dire adesso. Vuoi rimanere?" ribadisce il dominatore della scena. Il giovane ragazzo posto al mio fianco sembra trovare la forza di parlare. Ho voglia di spronarlo a farlo ma come vi dicevo sono trasparente, invisibile e ancor peggio impotente. Mi batte forte il cuore come quando guardo il Milan e li capisco meglio quale sia l'oggetto del contendere. 

Quando la speranza sembra farsi nulla, ecco un confuso suono fuoriuscire dalle labbra del giovane sedutomi accanto. "Si direttore, lo voglio. E lo sa bene anche lei"

In quel momento l'ansia e la paura insita in me si tramuta in una strana forza. Ma continuo ad agitarmi senza che loro avvertano neppure il semplice spostamento d'aria.

"che aspetti allora, fallo no?" vorrei gridare. Ma tutto viene sovrastato dalla prima voce, anzi l'unica davvero comprensibile se comparata alla timida della terza figura. La tensione sale ma ad aver paura non solo più solo io.

Il giovane gigante batte nervosamente le sue enormi mani sopra il tavolo. Gioca in maniera agitata con le posate e dopo aver inghiottito un pezzo di pane buttato giù con la difficoltà di chi è atteso dall'esame più importante della sua vita, emana un difensivo "Direttore, però' non mi avete fatto neanche l'offerta". Mi agito, so che non è vero. Di cosa sta parlando quel gigante buono? Come è possibile. Ma nei sogni tutto corre veloce e confuso. Così neppure il tempo di capire e ecco ritornare quel tono che dovrebbe spaventare anche me ma che per non so quale ragione da sfogo ai miei pensieri soffocati dalla mia situazione.

"Ecco l'offerta. Esisteva prima ed esiste ancora adesso. Eccola, tutta per te e senza che nessuno ci prenda per il collo. Siamo il Milan e ti vogliamo con noi. Lo vogliamo noi, lo vogliono i tifosi".

L'invito ad abbandonare il suo fido compagno di viaggio, sembra un azzardo eccessivo anche per me. D'altronde non siamo soli e un po' di paura torna in me a salire. Il giovane ragazzo sembra volersi lentamente allontanare dalla figura ancora muta. Un po' per paura, forse un po’ per reazione a ciò appena appreso. Ma non posso dirlo con certezza, sto scrivendo di un sogno assai agitato e dai contorni ancora confusi.

Certo sono invece dell'imbarazzo creatosi in quella stanza. E quell'imbarazzo non poteva che venir interrotto da un tentativo di replica, quasi in tono minaccioso. "Allora non firmiamo" gela il sottoscritto. Cerco il giovane ragazzo con lo sguardo ma non mi nota. A vedere i suoi occhi impauriti e pieni di lacrime sono io. Non parla ma ho la sensazione che abbia paura di perdere tutto, di perdere i suoi sogni.

La figura che sento amica si alza bruscamente, la sua stazza sovrasta tutta la tavola. Mi agito anche se sento di non essere oggetto di tale ira. La luce si incupisce, diventa tutto buio.

"Noi siamo il Milan. Forse non si è capito"

"Vuoi crescere o rimanere ingabbiato da quello che più che un amico, è una volpe che pensa ai soldi"

"Cerca di muoverti perché altrimenti non prendiamo un portiere, ne prendiamo due"

"Fai l'uomo."

Mi spavento e mi sveglio tutto d'un tratto. Lenzuola finite per terra, petto sudato. Mi alzo velocemente quasi a voler realizzare dove mi trovi.  E' la mia camera, sono a casa ma respiro ancora affannosamente. Mi sciacquo la faccia e ritorno accanto al mio letto. Il telefonino è sul comodino ma stranamente bollente e la percentuale della batteria segnalante il 13%.

Non capisco, sono ancora confuso. Ma inizio la giornata con ancora gli stessi interrogativi ma la avvolgente certezza che il Milan sia tornato ad essere il Milan, negli uomini ancor prima che nei risultati sul campo.