Prima pagina CorSport è per la nuova "Gold generation". La Spagna e Antonelli guidano il "nuovo mondo" dello sport
Anche la prima pagina del Corriere dello Sport si divide su due fronti che non comprendono la Serie A: la vittoria della Spagna al Mondiale e quella di Kimi Antonelli nel gp del Belgio in Formula 1. La sintesi è nel titolo: "Il nuovo mondo", ad indicare la nuova generazione di fenomeni che sta investendo - tra Yamal e compagni e lo stesso pilota italiano - lo sport internazionale.
Prima pagina CorSport: l'editoriale
"Come Maradona. Leo - scrive Alberto Polverosi nell'editoriale di apertura del Corriere dello Sport - non lo avrebbe voluto, ma lassù nemmeno Diego sarà contento. Un mondiale vinto e quello dopo perso in finale, come l’‘86 e il ‘90, come un sogno che se ne va sul più bello. Diego ebbe un’altra possibilità, anche se sappiamo cosa fu per lui il suo ultimo mondiale. Leo no, Leo chiude qui, davanti al suo erede, al bambino dagli occhi spauriti dentro una tinozza mentre il miglior giocatore del mondo lo insaponava. Nessuno poteva immaginare il continuo di quella storia, anzi, la fine. La Coppa è di Lamine Yamal, se un giorno diventerà come Messi possono saperlo solo gli dei del calcio. Ieri lo ha battuto e questo alla fine conta, ma onore a Leo e al suo calcio. La partita è stata degna di una finale mondiale, più per la tensione che per il gioco. Più di un mese ad allenarsi e giocare, otto partite, i viaggi da una nazione all’altra, il caldo, la stagione infinita, sono motivi per cui non sempre le finali di un Mondiale restano memorabili.
Di questa finale resta un’ultima immagine, triste e malinconica, protagonisti Trump, il vero padrone del Mondiale, e il suo fido compare Infantino che hanno pensato di ravvivare l’evento (non la partita, l’evento) con uno spettacolino di mezz’ora fra un tempo e l’altro. Balletti, canzoni, pupazzi in campo. Tristezza e malinconia per cos’era il calcio prima di ieri, imbarazzo per come l’hanno ridotto. La partita come intermezzo di qualcos’altro, una finale mondiale trattata come un varietà, il calcio a cui è stato tolto il senso, la storia, l’anima. Appartengo a un’altra epoca, ma posso dire che proprio non mi piace? Non ha niente da spartire con quel gioco che tutti noi amiamo da sempre, perché è un gioco, non un intrattenimento. Pare che i giocatori, dopo quella mezz’ora di americanismo, mentre rientravano in campo abbiano chiesto a Vincic: scusi arbitro, quanto stiamo?"

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