Prima pagina Tuttosport: titoli per la Spagna e per Kimi. Ma c'è anche il Torino: "Abate sembra Italiano"

Prima pagina Tuttosport: titoli per la Spagna e per Kimi. Ma c'è anche il Torino: "Abate sembra Italiano"MilanNews.it
Ieri alle 09:37Rassegna Stampa
di Antonello Gioia
Tra i tre quotidiani sportivi nazionali, Tuttosport è l'unico che dedica (una piccola) parte della prima pagina anche alla Serie A.

Tra i tre quotidiani sportivi nazionali, Tuttosport è l'unico che dedica (una piccola) parte della prima pagina anche alla Serie A, con riferimenti al Torino di Ignazio Abate, che "sembra Italiano", e al calciomercato della Juventus, ora concentrato sulla trattativa per Mateo Pellegrino del Parma. 

I titolo di maggiore rilevanza sono, comunque, per i due grandi trionfi della domenica. "Giusto così", è la sintesi per il Mondiale vinto dalla Spagna, mentre per Kimi Antonelli l'aggettivo è "SPAziale", in riferimento alla vittoria nel GP di Spa in Belgio.

Prima pagina Tuttosport: l'editoriale

"Esausta era l’Argentina, come esausti siamo arrivati noi, alla fine di queste cinque settimane di Mondiale. Solida e micidiale era la Spagna, cresciuta in modo intelligente nel corso dell’inedita maratona calcistica che, inevitabilmente, avrebbe premiato chi arrivava forte in fondo, non chi sparava triplette quando contava poco o pochino. Esito onesto, quindi. Come - ha spiegato nell'editoriale il direttore di Tuttosport Guido Vaciago - la sensazione che il calcio abbia definitivamente perso la sua innocenza. È da almeno mezzo secolo che il pallone conta più di quella coppa, per quanto d’oro massiccio, per quanto ambita. Ma nell’ultimo mese non ha più potuto nasconderlo a se stesso e al suo popolo. L’intrusione della politica e del potere non è mai stata così invadente, goffa, sguaiata e inappropriata, provando in modo inequivocabile che il calcio non è solo il gioco più popolare e diffuso del mondo, ma un potente strumento per costruire consenso. E adesso ce ne siamo accorti tutti. Non cambia nulla o proprio poco, perché in fondo lo sapevamo già, ma resta l’imbarazzo di non poter più fare finta di niente. Sono stati i Mondiali in cui il presidente degli Stati Uniti è riuscito a cancellare una squalifica di un giocatore della sua nazionale. Sono stati i Mondiali in cui la sacralità dei tempi del calcio è stata violata con i break per idratarsi (e lanciare una manciata di remunerativi spot pubblicitari in tv) e con l’intervallo della finale che è durato mezzora (con buona pace di Pierluigi Collina che conserva il suo record di Perugia). Sono stati i Mondiali più irrituali di tutti o, forse, hanno riscritto in modo definitivo il rito che, un pezzo alla volta, stava cambiando da vent’anni. Eppure, non è una deriva ineluttabile, i tifosi, i giocatori, gli allenatori e i dirigenti non sono costretti ad accettare l’infantinismo. Tuttavia, se lo faranno, perderanno anche il diritto a lamentarsi: dal calendario troppo fitto in giù. Denunciare un calcio sempre meno fedele a se stesso e ai suoi valori sportivi, etici e morali, contribuendo a progettarne uno diverso è una strada che i protagonisti del pallone possono imboccare. Altrimenti, se si scelgono i soldi, si può solo stare zitti, ascoltando il rumore dei cantanti in playback e ai grandi ex, immeritatamente umiliati da uno show, che, in quella mezzora di intervallo, ha sfregiato una cerimonia laica per celebrare uno sport, il calcio, che prevede anche la noia, come la vita, di cui è perfetta metafora".