Brutta sconfitta per un pessimo Milan
Quando non riesci a fare nemmeno un tiro decente verso la porta avversaria in tutta la partita, non puoi lamentarti se poi alla fine perdi, soprattutto se anche il gol dei rivali è un regalo della tua difesa; questa, in poche parole, la "fotografia" di Parma-Milan, partita che doveva servire ai rossoneri per restare in scia all'Inter e, invece, rischia di essere il capolinea dei sogni scudetto, ma questo è un discorso delicato in un momento in cui le sentenze non sono e non possono essere ancora definitive, come potrebbe sembrare sull'onda emotiva della grande delusione. Ci aspettavamo un Milan all'arrembaggio e padrone del campo, perchè per tentare di vincere lo scudetto sarebbe necessario vincere molto spesso, per non dire sempre e, invece, abbiamo assistito ad un'altra prestazione sconsolante della squadra di Leonardo; non è la prima, in una stagione dall'andamento altalenante e, magari, non sarà nemmeno l'ultima, ma ha sorpreso questo Milan sotto ritmo e inconcludente, che non è riuscito a tirare mai in porta in modo pericoloso, grave colpa per una squadra che ha fatto della fantasia il suo marchio distintivo, tanto da inserire la parolina magica nello schema di gioco al posto del classico numerino. A Parma di fantasia se n'è vista davvero poca, nonostante la contemporanea presenza in campo di Ronaldinho e Seedorf, invece si è visto un Milan ancora una volta messo in difficoltà dal ritmo, dalla corsa e dal pressing degli avversari; anche questa è una costante della stagione, un problema che fino ad ora Leonardo non è riuscito a risolvere e che ha condizionato l'andamento di molte partite. Al Tardini il Milan è stato sconcertante ed è bastato un Parma ordinato e grintoso per metterlo in grave difficoltà e costringerlo alla sconfitta; le attenuanti non mancano ma questo adesso interessa poco; stupisce maggiormente la mancanza di mordente e "cattiveria agonistica" in un momento decisivo del campionato e della stagione, quasi che i giocatori ci credessero solo a parole e non con i fatti, perchè altrimenti non si spiega una squadra così dimessa e poco motivata fin dall'inizio (traversa di Crespo dopo dieci secondi con la difesa immobile e imbambolata); un brutto colpo, non c'è che dire e ora il futuro è molto meno roseo di quanto non fosse solo una settimana fa, quando si sperava nel clamoroso sorpasso in vetta.
Nesta-Beckham-Pato: basterebbero questi tre nomi a spiegare l'emergenza del Milan, perchè si tratta di assenze gravi, una per reparto, che impoveriscono una rosa già di per sè non molto ampia. Al Tardini Leonardo vara un 4-3-3, con Seedorf a destra, Ronaldinho a sinistra e il recuperato Borriello al centro; Inzaghi torna a sedersi in panchina, così come Ambrosini, visto che a centrocampo sono Gattuso e Flamini gli scudieri di Pirlo, mentre in difesa viene confermata la linea schierata nel finale di Milan-Napoli, con Zambrotta a destra e Antonini a sinistra; completano il reparto Thiago Silva e Favalli. Il popolo rossonero ci crede e affolla il settore ospiti dello stadio di Parma; il pareggio di domenica scorsa ha deluso un po' l'ambiente, ma bisogna continuare a crederci e i primi devono essere i tifosi, che possono trascinare una squadra apparsa ultimamente un po' stanca e poco brillante ma che deve a tutti i costi cercare la vittoria contro un Parma insidioso e pericoloso anche perchè tranquillo in classifica.
L'avvio è choccante, visto che bastano dieci secondi per prendere il primo grosso spavento: Crespo colpisce la traversa inifilandosi in una difesa tutt'altro che concentrata e questo è il primo inequivocabile segnale che c'è qualcosa che non va. L'andamento del primo tempo conferma le sensazioni negative: mentre il Parma gioca a ritmi alti, fa girare velocemente il pallone e arriva con discreta facilità al limite dell'area rossonera, il Milan è in costante affanno e, nonostante una buona circolazione di palla (ma troppo lenta), fatica ad entrare nell'area avversaria, forse anche perchè in attacco c'è più fantasia (molto teorica, però) che centimetri. Insomma poco Milan in area di rigore, Ronaldinho "non pervenuto", Borriello troppo solo e lo sconsolante risultato è quello zero nella casella tiri in porta del primo tempo, al punto che un destro alto di Flamini è l'unica azione vagamente pericolosa di una squadra che avrebbe dovuto assediare gli avversari alla ricerca della vittoria.
Vanno un po' meglio le cose in avvio di ripresa e anche questa è una costante stagionale per un Milan che spesso ha regalato il primo tempo agli avversari, salvo poi scatenarsi nella ripresa; purtroppo questa volta non si può certo parlare di squadra scatenata, ma almeno Ronaldinho si sveglia dal torpore del primo tempo e prova un paio di tiri dalla distanza, uno alto e uno troppo debole. Il merito della maggiore intraprendenza del Milan è anche di Pirlo, che gioca più avanti, da regista avanzato alle spalle del tridente, anche se non succede nulla di trascendentale e i rossoneri continuano a faticare non appena la squadra di Guidolin alza il ritmo e prova qualche ripartenza. Un altro tiro dalla distanza di Flamini dimostra che il Parma è stato bravo a bloccare le fonti del gioco e gli sbocchi offensivi rossoneri, visto che l'unico che riesce a trovare qualche varco è un centrocampista non proprio dai piedi "fatati". Leonardo prova a cambiare qualcosa sfruttando le sostituzioni: prima inserisce Abate al posto di Zambrotta per spingere maggiormente sulle fasce, poi si gioca la carta Inzaghi al posto di Borriello; d'accordo sull'ingresso di SuperPippo, uno che dà sempre la scarica di adrenalina ai compagni e mette il fuoco nella partita, così come vuole il tecnico, ma forse un po' più di coraggio sarebbe stato auspicabile, senza togliere l'unica punta ma affiancando Pippo a Borriello. Il Milan in questa fase soffre un po' meno (l'unico brivido è un tiro fuori di Galloppa) e la vivacità di Inzaghi crea qualche grattacapo alla difesa del Parma, ma da qui a parlare di dominio rossonero ce ne passa. Ecco perchè finalmente Leo tenta il tutto per tutto: fuori Gattuso (stanco e visibilmente fuori condizione, nonostante qualche buon recupero) e dentro Huntelaar, con Pirlo che torna a fare il regista basso. Ronaldinho e Seedorf provano ad innescare le punte, ma penetrare l'attenta difesa parmense non è facile e il nervosismo crescente di Dinho lo porta a farsi ammonire per proteste dopo un netto fallo commesso, cosa grave perchè era diffidato e dovrà saltare Milan-Lazio. L'occasione più ghiotta capita sulla testa di Inzaghi, smarcato solo davanti al portiere (in verità in fuorigioco) e capace solo di un blando appoggio fra le braccia di Mirante. Un altro segno di serata storta, visto che uno come lui certe occasioni non le sbaglia, ma il peggio deve ancora arrivare, perchè la vera sostituzione azzeccata è quella di Guidolin, che ha mandato in campo Bojinov che si rivelerà decisivo: quando sta per scoccare il 90° e già la prospettiva del pareggio intristisce i tifosi rossoneri, Abbiati sbaglia un rinvio con i piedi (con l'attenuante del passaggio indietro di Favalli troppo forte e centrale) e da lì parte l'azione che porta al tiro Valiani, respinto da Abbiati proprio sui piedi di Bojinov che, dimenticato da Thiago Silva, segna indisturbato da pochi passi. Come si può notare l'errore più evidente sembra quello del portiere, ma anche il resto della difesa ha collaborato al disastro che affonda il Milan condannandolo alla sconfitta. La serata orribile finisce con l'espulsione di Pirlo per un fallo da dietro a centrocampo su Bojinov e così anche il regista dovrà saltare Milan-Lazio; come si dice in questi casi piove sul bagnato e ora la corsa verso lo scudetto si fa tutta in salita e durissima.
Adesso si dirà che il Milan è definitivamente fuori dalla corsa scudetto, che i sogni sono finiti, che il risveglio è brusco e bla bla bla vari; sono discorsi già sentiti tante volte in questa stagione ad ogni rovinosa sconfitta dei rossoneri; ai primi di ottobre la squadra sembrava condannata ad un anonimo campionato di metà classifica (e qualcuno parlava di zona retrocessione), poi si è ripresa e ha affrontato il derby di ritorno con la prospettiva di riaprire la lotta scudetto; ha preso due schiaffoni da un'Inter in dieci e tutti pronti a sentenziare che quello era l'addio allo scudetto, ma poi, improvvisamente, nemmeno due mesi dopo Leonardo e i suoi ragazzi erano addirittura a meno uno dalla vetta, nonostante nel frattempo ci fosse stata la fragorosa sconfitta di Manchester con conseguente eliminazione dalla Champions League, una delusione che avrebbe potuto mettere al tappeto chiunque ma non questo Milan, che ora deve faticosamente ripartire dopo un altro duro colpo ma sicuramente lo farà. Mi limito a far notare ai pessimisti che parlano di addio allo scudetto, che lo scenario domenica sera, dopo Roma-Inter e Milan-Lazio potrebbe essere nuovamente ribaltato e diverso; purtroppo è rientrata in corsa anche la Roma, che battendo i nerazzurri non farebbe solo un favore al Milan ma anche a se stessa, ma potrebbe comunque riaprire quei sogni che tante volte abbiamo già chiuso nel cassetto, salvo poi riaprire tale cassetto alla vittoria successiva, quindi aspettiamo almeno qualche giorno per il requiem, perchè questo Milan certo non sta molto bene ma non è ancora morto. Il Milan visto a Parma non autorizza a fare grandi sogni e sembra in frenata prolungata già da qualche partita (anche contro Chievo e Napoli i rossoneri non sono stati brillanti); inoltre la prospettiva di sfidare la Lazio senza i già citati infortunati ai quali si aggiungono gli squalificati Ronaldinho e Pirlo fa tremare, vista la scarsità di alternative, ma è davvero giunto il momento di gettare il cuore oltre l'ostacolo e provarci fino in fondo, nonostante tutto, perchè comunque questo Milan con undici punti di vantaggio sulla quarta (chi l'avrebbe mai detto ai primi di ottobre?) merita elogi e applausi a prescindere e non volti delusi e musi lunghi. Prendiamo esempio dalla squadra, sempre capace di rialzarsi dopo ogni momento difficile in questa stagione; anche questo è un momento difficile, viviamolo e superiamolo insieme!
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