CON PATO E KAKA'...IN CHAMPIONS SI VA!

CON PATO E KAKA'...IN CHAMPIONS SI VA!MilanNews.it
© foto di Federio De Luca
lunedì 1 giugno 2009, 01:18Vista dalla Curva
di Davide Bin

La grande paura è passata, il Milan entra in Champions dalla porta principale, conquista il terzo posto, chiude il campionato in modo dignitoso con una vittoria a Firenze e apre immediatamente la stagione del rinnovamento con l'annuncio più atteso e, forse, scontato, ovvero l'addio di Ancelotti, che lo stesso tecnico ha ufficializzato pochi minuti dopo il termine della partita, a conferma che tutto era già stato deciso e non c'era più bisogno di sedersi attorno ad un tavolo per discutere di un futuro che era già scritto da tempo, ma bisognava solo aspettare quella qualificazione diretta alla Champions che tardava ad arrivare. Ovviamente c'è anche un altro addio storico e struggente, ovvero quello di Paolo Maldini, che ha giocato l'ultima partita in assoluto della sua infinita carriera e per questo si può dire che la sfida di Firenze e questo 31 maggio 2009 rimarranno scolpiti nella storia del Milan come luogo e data della fine del ciclo Ancelotti e del mito Maldini, entrambi indimenticabili per vari motivi.
I rossoneri hanno vinto a Firenze mostrando in una sola sfida tutti i pregi e i difetti di un'intera stagione e, se possibile, di un'intera era: inizialmente lenti e troppo compassati, non sono riusciti a rendere pericoloso un possesso palla che a ritmi bassi è stucchevole e improduttivo, al punto che la Fiorentina ha dominato l'avvio di partita e cullato il sogno della grande impresa e del sorpasso in extremis; poi il Milan ha alzato il ritmo, la Fiorentina è calata e i rossoneri hanno preso il sopravvento, grazie ad un Kakà irriconoscibile nel primo tempo e rinato nella ripresa e con il contributo di tutti, che con un secondo tempo orgoglioso e positivo hanno permesso ad Ancelotti di chiudere il suo lavoro al Milan lasciando la squadra in Europa, in Champions League, ovvero laddove sono arrivate le soddisfazioni più belle per gli ancelottiani e per lo stesso tecnico (che, non a caso, nel libro recentemente pubblicato ha ammesso di "preferire la coppa" e non nel senso dell'affettato!). Fortunatamente non è stata solo giornata di addii ma anche di graditi ritorni in campo: finalmente, infatti, abbiamo rivisto sul terreno di gioco Gattuso e, udite udite, Nesta, che non giocava partite ufficiali da più di un anno e spera davvero di aver concluso il suo calvario personale e di aver ampiamente saldato il conto con la sfortuna che l'ha perseguitato. Un Milan sospeso fra presente e futuro, quindi, perchè la partita di Firenze chiude un campionato e un ciclo, ma apre una nuova era, con qualche incertezza ma anche molti punti fermi e speriamo che Nesta possa essere uno di questi.

L'ultimo Milan di Ancelotti è simile a tanti altri schierati in questa stagione: Inzaghi unica punta, perchè la partita di Firenze è decisiva e SuperPippo nelle sfide decisive si esalta; Kakà è Seedorf alle sue spalle, perchè questo è lo schema d'attacco che ha garantito le grandi vittorie del Milan ancelottiano; poi centrocampo con Beckham, Pirlo e Flamini e difesa con Zambrotta, Favalli, Maldini e Jankulovski. Prima dell'inizio Maldini viene premiato da Frey, capitano della Fiorentina, con una targa e riceve l'affettuoso applauso da tutto lo stadio di Firenze, perchè la grandezza di Maldini sta anche e soprattutto nel fatto di essere stato un campione ammirato e rispettato da tutti, pur avendo indossato una sola maglia di club. Questa volta tutto tranquillo in curva sud, ovvero nello spicchio di stadio riservato ai tifosi rossoneri, anche perchè il desiderio di tutti, nell'ambiente rossonero, sia in campo che sugli spalti è prima di tutto conquistare quel risultato positivo che permetta di qualificarsi ai gironi di Champions League, per chiudere positivamente un campionato che rimane comunque inferiore alle attese e alle promesse; questa, infatti, è una sfida da dentro o fuori anche se si tratta di campionato, anzi assomiglia ad una sfida di ritorno di un turno di coppa, in cui il Milan parte avendo vinto la partita di andata per 1-0 e, quindi, può permettersi di pareggiare e anche di perdere con un gol di scarto.

La Fiorentina parte meglio del Milan, prende in velocità i rossoneri, aggredisce sulla fasce e centralmente e sogna la grande impresa; fra i più motivati c'è, ovviamente, Alberto Gilardino, il grande ex, che ha il dente avvelenato e darebbe chissà cosa per segnare un gol, magari una doppietta, per prendersi una clamorosa rivincita su un ambiente che non ha saputo apprezzarlo e valorizzarlo fino in fondo. Il Milan in avvio è in sofferenza soprattutto sulle palle alte, altra costante di questa stagione e di molte annate ancelottiane e permette a Semioli e Gamberini di raccogliere cross spioventi dalle fasce e di colpire indisturbati di testa al centro dell'area. Anche Gilardino riesce ad anticipare Favalli di testa, ma non inquadra la porta, anche se questi brividi iniziali non lasciano presagire nulla di buono. Piano piano, però, il Milan cresce e prova a rendersi pericoloso con i tiri dalla distanza: Jankulovski non inquadra lo specchio della porta, Flamini sì ma colpisce l'incrocio dei pali con un tiro spettacolare che meritava maggior fortuna e Zambrotta trova la respinta di Frey. Nel finale di tempo Gilardino reclama il rigore per una spinta di Favalli in area, ma la sensazione è che il primo a spingere per trovare spazio in area e catapultarsi su un cross spiovente e invitante sia proprio lui.

E' sempre Gilardino il pericolo pubblico n°1 per i rossoneri, anche in avvio di ripresa: su sponda aerea di Semioli, il suo tiro di prima intenzione a girare verso il palo lontano esce di pochissimo e i brividi di paura dei tifosi rossoneri si trasformano in sospiri di sollievo. Il Milan controlla il gioco più agevolmente rispetto al primo tempo e il fatto che i minuti passino senza che la Fiorentina riesca a sbloccare il risultato dà fiducia ai rossoneri e demoralizza i viola, il cui assalto è meno incisivo rispetto al primo tempo. A fine campionato le energie sono al lumicino e possono venire a mancare improvvisamente: la Fiorentina cala vistosamente, il Milan trova spazi invitanti, vi s'infila e li sfrutta alla perfezione, quando Zambrotta scende sulla destra crossa al centro, Gamberini si salva su Inzaghi, ma sulla respinta corta arriva Kakà che insacca da pochi passi. E' il gol qualificazione, il gol che vale la Champions e non può che arrivare da chi, grazie alle magie in Champions nel 2007 ha vinto il Pallone d'Oro, uno di quelli che più ha sofferto in questa stagione di "purgatorio" europeo. La Fiorentina ora dovrebbe segnare tre gol per ribaltare la situazione, ma non ha più nè energie nè morale e capisce che è finita; Inzaghi prova a chiudere nel migliore dei modi il suo campionato, pasticcia in area su un assist invitante, ma recupera caparbiamente il pallone, lo difende e sbaglia la conclusione alzando sopra la traversa. E' l'ultima istantanea di Pippo in questa stagione, perchè poco dopo lascia il posto a Pato ed è proprio il Papero a chiudere la partita, scattando sul filo del fuorigioco su assist di Kakà, prendendo d'infilata la sbilanciata difesa viola e battendo Frey con un delizioso "cucchiaino" che scavalca il portiere in uscita, a conferma che il campo di Firenze gli porta bene anche se inizia la partita da riserva (aveva segnato partendo dalla panchina anche nella scorsa stagione) e che la Fiorentina è una delle sue vittime preferite (aveva segnato anche all'andata quindi si può dire che viaggi alla media di un gol a partita contro i viola). A partita ampiamente decisa, Ancelotti dà spazio ai due rientranti eccellenti: prima Nesta al posto di Favalli, poi Gattuso al posto di Beckham, che nel giorno degli addi si limita ad un "arrivederci", visto che dovrebbe tornare a gennaio. Nesta dimostra di stare bene facendo a sportellate con Gilardino, che sarà costretto a chiudere la partita a bocca asciutta e senza la tanto agognata vendetta personale. Rizzoli non concede recupero, ma allunga la partita di qualche decina di secondi per permettere la meritata passerella con standing ovation a Paolo Maldini: anche se il Milan ha esaurito le sostituzioni, il capitano lascia il campo prima della fine ufficiale della partita, applaudito da tutti, in campo e sugli spalti e abbracciando compagni e avversari; è l'ultima immagine del Maldini calciatore e l'emozione è ben visibile sul volto suo e di tutti quelli che gli hanno voluto bene (famiglia compresa, presente al gran completo sugli spalti). Bello soprattutto l'abbraccio con Ancelotti, un abbraccio fra due amici che la prossima stagione non saranno più al loro posto, ovvero in campo con la fascia di capitano e in panchina da allenatore di una squadra che con loro ha vinto tutto ed è diventata la più titolata del mondo.

Nel momento della verità il Milan ha fatto valere la sua esperienza e il talento di Kakà e Pato per vincere una partita importante ed evitare di complicare subito i piani del nuovo allenatore Leonardo. Ancelotti ottiene quel traguardo che secondo le dichiarazioni della società di qualche tempo fa doveva consentirgli di ottenere la conferma per la prossima stagione ma l'addio c'è stato comunque, di comune accordo. Forse è giusto così per dare una scossa a tutto l'ambiente ed iniziare finalmente quel rinnovamento che non poteva più essere rinviato e che forse non ci sarebbe stato con Ancelotti ancora in panchina (lui stesso aveva parlato poco tempo fa di un paio, massimo tre innesti nella rosa per tornare competitivi). La sensazione è che quelli di Maldini e Ancelotti non siano stati gli unici addii della giornata e che altri ci saranno a breve, soprattutto se qualche "fedelissimo" sceglierà di seguire il tecnico nella sua prossima destinazione (Londra?). Ovviamente qualunque commento sulla partita passa in secondo piano, anche perchè la stagione è finita e c'è il "rompete le righe" per squadra e tifosi. Il Milan ha ottenuto l'obiettivo minimo stagionale, ha chiuso con una vittoria, tornerà a frequentare il "salotto buono" europeo e vuole farlo con una squadra competitiva e affidabile, Toccherà a Leonardo costruirla e plasmarla, perchè ormai Ancelotti fa parte del passato e, così, alla malinconia tipica di ogni fine stagione si aggiunge quella per la fine dell'era Ancelotti; quanti ricordi, quanti trionfi, quanti momenti belli vissuti in questi otto anni, quanti ricordi affiorano alla mente se chiudiamo gli occhi e ripensiamo alle emozioni vissute grazie a mister Carletto. Ultimamente il rapporto con l'ambiente Milan (società ma anche tifosi) si era un po' logorato e per questo forse l'addio è giusto, ma mi sento di dire che addio non è la parola giusta e probabilmente prima o poi i destini di Ancelotti e del Milan torneranno ad unirsi e coincidere, perchè Carletto è "uno di famiglia" e nell'ambiente rossonero la parabola del figliol prodigo è la più "gettonata". Si chiude un campionato, finisce una stagione, termina un'epoca e il miglior augurio è che il futuro sia simile a questi ultimi otto anni, che stiamo già ricordando con nostalgia!