IL MILAN NON SI FERMA PIU'
Due gol segnati, almeno altrettanti sfiorati e clamorosamente sbagliati, due pali colpiti, percentuale altissima di possesso palla, controllo totale del gioco, poche occasioni lasciate agli avversari...in due parole la potrei chiamare vittoria nettissima, ben più di quello che il punteggio possa indicare, per una squadra che sta bene, anzi benissimo e, finalmente, lo dimostra in campo con prestazioni vincenti e convincenti che stanno permettendo di chiudere positivamente una stagione inferiore alle attese. Questa vittoria del Milan a Catania, però, è più che mai una vittoria di Ancelotti e non solo perchè per l'ennesima volta ha confinato in panchina due Palloni d'Oro, nonchè i due fiori all'occhiello della campagna acquisti della società e, in particolare, del presidente Berlusconi, cioè Ronaldinho e Shevchenko; è una vittoria di Ancelotti perchè ha avuto il coraggio di lasciare in panchina anche Pato, elemento fondamentale di questo Milan, per costruire una squadra meno brasiliana ma più equilibrata, liberando Kakà dai compiti di copertura per sfruttarne al massimo il potenziale offensivo, privilegiandone l'estro di seconda punta al fianco di Inazghi, con il quale ha un feeling particolare. Sembrava una scelta troppo prudente o, peggio ancora, il modo migliore per trovare posto al suo "cocco" Seedorf e, invece, è stata una scelta vincente, perchè Kakà ha deciso la partita proprio grazie alla collocazione in campo decisa dal suo allenatore, creando i presupposti del primo gol con un'accelerazione devastante e conseguente assist per Inzaghi e realizzando la seconda rete con l'opportunismo del centravanti di razza (e battendo sul tempo davanti alla porta addirittura Inzaghi, impresa non da poco...). Immagino già le critiche che Carletto avrebbe ricevuto se il Milan avesse stentato e non avesse vinto a Catania con Seedorf al posto di Pato e, allora, riconosciamo con onestà e correttezza i meriti di un allenatore che ha sempre pesantemente inciso sui trionfi del Milan in questi ultimi anni e, per questo, viene giustamente acclamato ad ogni occasione dai tifosi della Sud.
Catania città accoglie il Milan con un insolito acquazzone, soprattutto se consideriamo che siamo alla prima domenica di maggio; Catania squadra ospita i rossoneri senza il proprio allenatore in panchina (Zenga è squalificato come all'andata, cosa abbastanza curiosa), ma con la tranquillità di chi l'obiettivo (la salvezza) l'ha raggiunto e, quindi, può considerarsi appagato ma certamente non rassegnato alla sconfitta davanti al solito pubblico entusiasta che gremisce uno stadio esaurito. Ancelotti torna all'antico in difesa, perchè Flamini è squalificato, Jankulovski rientra e Zambrotta torna a destra, con Favalli e Maldini centrali; a centrocampo ci sono Ambrosini, Pirlo e Beckham, mentre Seedorf e Kakà assistono l'unica punta Inzaghi, anche se l'olandese gioca più arretrato mentre Kakà è di fatto la seconda punta e non ha compiti di copertura. La vittoria dell'Inter nell'anticipo serale del sabato contro la Lazio ha fatto saltare la famosa tabella scudetto e la rimonta, da molto difficile che già era, sembra improvvisamente diventata impossibile; c'è il rischio, quindi, di un contraccolpo psicologico, ma il Milan ha comunque bisogno di vincere in Sicilia per proseguire il suo ottimo momento, avvicinarsi sempre più alla qualificazione alla Champions ed arrivare allo scontro diretto con la Juventus davanti agli storici rivali.
La partita inizia con uno spavento, visto che Favalli colpisce un clamoroso "autopalo" nel tentativo di deviare in calcio d'angolo una palla vagante; sembra il preludio di un pomeriggio difficile, ma il Milan reagisce subito, comincia a giocare come sa e per il Catania sono dolori, perchè i rossoneri nascondono la palla agli avversari con un possesso palla continuo e magistrale e creano i presupposti per sbloccare il risultato. La prima occasione nasce da un calcio d'angolo di Beckham e l'imperioso stacco di testa di Maldini viene vanificato dal salvataggio sulla linea di Izco, che toglie al capitano rossonero la soddisfazione del gol in campionato nella stagione dell'addio (ma restano ancora quattro partite per provarci ancora...). Quando Kakà decide di partire in progressione e di tagliare tutta la metà campo avversaria, i difensori del Catania sono costretti a fare da spettatori inermi, mentre Inzaghi approfitta dell'assist del compagno, controlla in piena area e batte il portiere con il solito opportunismo da attaccante di razza. Partita sbloccata e tutta in discesa per il Milan, anche perchè la reazione del Catania è tutta in un tiro debole di Mascara che non impensierisce Dida. I rossoneri trovano facilmente la via della porta, Inzaghi ha ancora un pallone buono a disposizione da favorevole posizione, ma questa volta la tempestiva uscita di Kosicky gli impedisce di realizzare un altro gol. Le azioni del Milan sono ariose ed efficaci, le veloci triangolazioni creano lo scompiglio nella difesa avversaria, ma Inzaghi sembra appagato dal gol già realizzato e mette incredibilmente fuori di testa a porta sguarnita dopo una pregevole manovra firmata Seedorf-Pirlo. Il primo tempo si chiude, così, con il Milan avanti solo di un gol a causa dell'insolita imprecisione di Inzaghi, per una volta non implacabile, ma la sensazione è che i rossoneri stiano controllando bene la situazione senza correre troppi rischi.
Il Catania prova a partire forte nella ripresa per sorprendere il Milan, ma l'unica azione degna di nota è un tiro fuori del nuovo entrato Tedesco; poi i rossoneri ricominciano a spingere sull'acceleratore e il gol del raddoppio arriva con disarmante facilità: cross di Ambrosini per la testa di Beckham, Kosicky respinge con una mano proprio sui piedi di kakà, che questa volta ha maggior fiuto del gol addirittura di Inzaghi e mette in rete da pochi passi. Il secondo gol spegne definitivamente gli ardori agonistici del Catania, che non trova più la forza di reagire, evidentemente consapevole che fronteggiare questo Milan è praticamente impossibile, perchè i rossoneri giocano in scioltezza. Kakà è addirittura devastante, sia da destra, quando semina il panico e offre a Inzaghi un bell'assist che Pippo spreca mettendo fuori di testa, sia da sinistra, quando serve un altro pallone d'oro a Inzaghi, che spreca in modo incredibile mettendo alto da pochi passi e compiendo un errore imperdonabile per un maestro del gol come lui; poteva essere un'altra esaltante tripletta per SuperPippo, con conseguente pallone da portarsi a casa e collezionare, ma poco male, perchè il Milan è saldamente in vantaggio e sembra impossibile che il Catania possa fare brutti scherzi. Ci si mette anche la sfortuna ad impedire ai rossoneri di rendere più rotondo il risultato: prima Ambrosini verticalizza per Inzaghi, ma il tiro dell'attaccante viene deviato miracolosamente sul palo da Kosicky; poi Kakà fa un gioco di prestigio, con una palombella da fermo dal vertice sinistro dell'area, ma ancora una volta è il palo a strozzare in gola l'urlo del gol. Ancelotti inizia la serie delle sostituzioni, perchè ha inutito che la partita ormai non ha più storia: entra Pato al posto di Inzaghi, poi è la volta di Bonera al posto di Beckham (già ammonito e pericolosamente molto grintoso nelle entrate) e negli ultimissimi minuti c'è spazio anche per l'esordio in campionato di Mattioni che prende il posto di Kakà, che nel frattempo si è messo ancora in luce offrendo un assist anche al Papero, protagonista di un tiro dalla distanza parato da Kosicky.
Il Milan non vinceva dal 1964 a Catania e ha colmato la lacuna con un'ottima prestazione e dando la sensazione di poter disporre a piacimento dell'avversario, perchè questa squadra è in salute, ha personalità e grandi qualità tecniche e quando gioca come sa, per gli avversari non c'è scampo. Nelle ultime otto partite il Milan ha fatto 22 punti e 21 gol, subendone solo due e queste sono cifre molto soddisfacenti ma che mettono un po' di rimpianto al pensiero che se questa rincorsa fosse iniziata un po' prima, forse ora gli scenari sarebbero diversi. Invece la vittoria dell'Inter contro la Lazio ha tolto un po' dalla mente la pazza idea di conquistare lo scudetto con una clamorosa rimonta ma, fortunatamente, non ha depresso il gruppo, evidentemente saggio, maturo e in grado di gestire qualunque situazione e di non farsi troppe illusioni per non rimanere deluso in un momento comunque decisivo della stagione, in cui c'è da raggiungere la matematica qualificazione alla prossima Champions e, perchè no, conquistare un secondo posto ora più che mai possibile, visto che il vantaggio sulla Juve è salito da due a quattro punti e domenica prossima è in programma lo scontro diretto che potrebbe consentire ai rossoneri di dare la mazzata definitiva ad avversari già in difficoltà. In effetti questo Milan sembra essere tornato galattico e stellare, grazie a Inzaghi, che ha realizzato 11 gol nelle ultime partite (e senza i clamorosi errori in questa partita potevano essere anche di più...) e grazie ad un Kakà tornato devastante e che ha ritrovato il gol su azione dopo tre mesi, diventando il capocannoniere rossonero con 15 gol all'attivo. Il Milan ha l'attacco più forte del campionato perchè ha a disposizione molti attaccanti forti, ma anche perchè Ancelotti nelle ultime partite ha deciso di andare sul sicuro, tornare al passato e dare spazio alla coppia Inzaghi-Kakà, che ha un’intesa perfetta; questo vuol dire costringere alla settima panchina consecutiva Ronaldinho e dimenticarsi di Shevchenko, rimasto malinconicamente seduto mentre il mister mandava in campo addirittura Mattioni, ma finchè la squadra gioca, rende e segna con questa continuità, Ancelotti è dalla parte della ragione e merita elogi. Questo Milan va alla grande e non si ferma più...peccato solo che sia scattato troppo tardi e che ormai tentare l'aggancio alla vetta sia un'impresa ai limiti dell'impossibile!
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