IL MILAN ROVINA TUTTO
Doveva essere un pomeriggio di festa per salutare degnamente un campione come Paolo Maldini, all'ultima partita davanti al pubblico di San Siro dopo 24 anni di carriera e più di 900 partite giocate con la maglia rossonera; doveva essere il pomeriggio della matematica qualificazione ai gironi di Champions League, obiettivo minimo di una stagione inferiore alle attese e, invece, il Milan è riuscito a rovinare tutto e quando dico Milan questa volta non intendo solo la squadra, la società e l'allenatore, ma ci aggiungo anche i tifosi, o, meglio, quella parte della curva che ha deciso di "regolare" i conti con Paolo Maldini proprio nel giorno della sua festa; c'erano stati degli attriti sia in occasione del cosiddetto "Capello bis", sia, soprattutto, al ritorno da Istanbul dopo la sciagurata prima finale contro il Liverpool, quando erano volate parole grosse fra Paolo e un gruppo di ultrà (e a quello si riferiva lo striscione che parlava di "mercenari e pezzenti", perchè così Maldini avrebbe definito i tifosi che lo contestavano in quell'occasione); inoltre in un giorno che doveva essere dedicato a Maldini è andata in scena anche una pesante contestazione a Silvio Berlusconi, sempre da parte della curva sud, quindi non si può certo dire che ci fosse l'ambiente giusto per una festa d'addio. La squadra, poi, ci ha messo del suo, con l'ennesima prestazione scialba e negativa contro una Roma rimaneggiata e giunta al termine di una stagione negativa, ma che ha saputo sfoderare una prestazione orgogliosa che ha messo in difficoltà i rossoneri. Due volte in svantaggio, due volte capaci di recuperare, ma la terza mazzata a cinque minuti dalla fine è stata quella definitiva per gli uomini di Ancelotti e ci si è messo anche l'arbitro ad infierire sul Milan, negandogli due rigori nettissimi ed espellendo Ambrosini per esagerate ma legittime proteste, perchè ormai tutti, in campo e sugli spalti, erano esasperati dalle decisioni di De Marco, tutte a sfavore dei rossoneri, che ultimamente, dopo certe dichiarazioni del "Signore unico ed onnipotente del calcio italiano", ovvero il maestro di vita Mourinho dalle cui labbra tutti (e a quanto pare anche gli arbitri) pendono in attesa della verità, non riesce, chissà perchè, ad ottenere un rigore a favore, nemmeno quando i suoi giocatori vengono letteralmente "gambizzati" in area. Il Milan ha le sue ovvie colpe nella sconfitta e nessuno vuole negarle addossando tutte le responsabilità all'arbitro, ma a volte anche una prestazione negativa può essere raddrizzata con un episodio favorevole e se De Marco avesse assegnato il sacrosanto rigore su Zambrotta nel finale, quasi sicuramente il Milan avrebbe pareggiato la partita e ora sarebbe matematicamente qualificato ai gironi di Champions, invece di andarsi a giocare tutto domenica prossima a Firenze in una sorta di drammatico spareggio.
A Milano c'è un caldo pazzesco, dentro San Siro si boccheggia, perchè l'aria è ferma e bollente; il pensiero e il "ringraziamento" va ai geniali dirigenti del calcio italiano che fanno giocare le ultime partite in contemporanea alle 15 con un caldo allucinante (ovviamente per motivi televisivi, cioè per salvare tutte le trasmissioni del pomeriggio), dopo aver infarcito il gelido inverno di turni infrasettimanali in notturna e posticipi vari. Logica direbbe di fare il contrario, ma il calcio moderno è completamente contrario ad ogni logica, se non a quella del guadagno e bisogna adeguarsi o lasciar perdere e interessarsi d'altro. Lo stadio, comunque, piano piano si riempie e c'è più gente del solito perchè questo è il giorno di Paolo Maldini, del suo addio a San Siro e c'è anche una partita importante da vincere per motivi di classifica. Già durante il riscaldamento, Paolo viene "coccolato" con cori, striscioni e applausi e il momento più emozionante della giornata è sicuramente l'ingresso in campo della squadre per l'inizio della partita, quando tutti alzano la sciarpa dedicata a Maldini distribuita all'ingresso dello stadio e anche i giocatori della Roma indossano una maglietta con la scritta GRAZIE PAOLO GRANDE CAPITANO. Una scena commovente, da brividi e pelle d'oca e in quel momento nulla lasciava presagire ciò che sarebbe successo un paio d'ore dopo. Nei primi minuti Paolo viene applaudito ad ogni tocco di palla, in caso di errori ci sono applausi "consolatori" e autentiche ovazioni accompagnano le discese verso la porta avversaria come ai vecchi tempi; poi, progressivamente, le emozioni (più negative che positive) della sfida prendono il sopravvento e Maldini viene un po' dimenticato e trascurato.
Ancelotti conferma l'idea della vigilia di un Milan più offensivo del solito, con Pato e Inzaghi là davanti e Kakà alle loro spalle; a centrocampo c'è Beckham con Pirlo e Ambrosini, mentre Flamini scala nuovamente in difesa con Maldini, Favalli e, un po' a sorpresa Jankulovski al posto di Zambrotta sulla sinistra. La Roma parte più forte del Milan: le occasioni di Taddei e Brighi fanno venire i brividi nonostante il caldo infernale e suonano come campanelli d'allarme per una difesa in costante affanno sulla avanzate romaniste. Brighi ci riprova poco dopo infilandosi nella voragine centrale lasciata dalla difesa del Milan e si capisce definitivamente che c'è qualcosa che non va e il black-out di Udine non è stato superato. Nell'intero primo tempo i rossoneri si affidano ad un solo schema fin troppo semplice: lancio con il contagiri dalla propria metà campo di Beckham per Pato, che la prima volta stoppa male e si allunga il pallone, la seconda entra in area, tira in diagonale sul secondo palo ma Artur compie il primo miracolo e devia in angolo. Non pervenuti gli altri creatori di gioco del Milan come Kakà e Pirlo, Inzaghi non viene mai servito adeguatamente, la difesa soffre...insomma il quadro è tutt'altro che positivo e il gol della Roma sembra la logica conseguenza dell'ennesima prestazione deludente del Milan; la sassata di Riise su punizione non lascia scampo a Dida, la reazione del Milan è ben poca cosa (solo un tiro di Pato deviato di testa da un difensore, su cross del solito Beckham) e, così, i rossoneri vanno al riposo in svantaggio e fischiati dai tifosi, che si aspettavano ben altro spettacolo, soprattutto per onorare al meglio capitan Maldini.
A sorpresa nella ripresa c'è Seedorf al posto di Beckham (l'unico che aveva qualche idea ma siccome alla vigilia era in dubbio, c'è il sospetto di problemi fisici, almeno si spera che sia così...); il Milan prova a reagire ma comincia a dover fare i conti con le cervellotiche decisioni di De Marco, che non punisce una falciata in area di Juan ai danni di Inzaghi (il brasiliano era scivolato ma c'era rigore e, forse, anche espulsione). A proposito di decisioni cervellotiche, forse il caldo dà alla testa anche ad Ancelotti, che dopo aver tolto uno dei due migliori in campo, toglie anche l'altro, ovvero Pato, sostituendolo con Ronaldinho; i fischi di San Siro non lasciano dubbi sul gradimento del pubblico per questo cambio e, intanto, entra anche Zambrotta al posto di Jankulovski. Il Milan ci prova con Pirlo da lontano (fuori di poco) e con l'unico lampo di Kakà, ovvero un guizzo dei suoi con tiro violento all'angolino sul quale Artur compie un'altra parata spettacolare e decisiva. Kakà sembra un po' più vispo, scende sulla destra e mette in mezzo un pallone che Inzaghi tira al volo verso la porta, Artur respinge, Pippo controlla in qualche modo da terra ma arriva Ambrosini che dal dischetto del rigore scarica rabbiosamente in rete realizzando il pareggio. Con la Fiorentina in svantaggio a Lecce, sembra dunque profilarsi un risultato positivo, ma le emozioni non sono certo finite. Il nuovo entrato Menez sfrutta un errore di Maldini e s'invola verso la porta, ma trova la provvidenziale deviazione di Favalli che salva la sua porta; niente da fare, però, sul secondo tentativo: questa volta Favalli e Maldini mostrano tutti i segni dell'età che avanza e non riescono a frenare il francese che batte Dida e riporta in vantaggio la Roma. Nemmeno il tempo di disperarsi che arriva subito il pareggio: Kakà, che sembra a suo agio sulla destra, mette al centro un pallone basso per Ambrosini che da consumato centravanti d'area mette in rete da pochi passi. Se non altro il Milan ci mette orgoglio, ma là dietro continuano a fare disastri, concedono alla Roma un'altra punizione insidiosa dal limite e Totti la trasforma in gol, sfruttando un piccolo errore di Dida che fa un passo nella direzione opposta al tiro, perde l'attimo e prende gol sul suo palo, cosa imperdonabile per un portiere. Gli ultimi minuti sono un generoso assalto del Milan alla ricerca del gol che vale la Champions, perchè nel frattempo la Fiorentina ha pareggiato a Lecce e una sconfitta rimanda tutto allo scontro di domenica prossima; purtroppo arriva solo il secondo "capolavoro" di De Marco, che non punisce un contatto fra Motta e Zambrotta in area; Ambrosini perde la testa, spintona l'arbitro e viene espulso e, così, cala il sipario sull'ultima partita interna del Milan che si conclude come la prima, ovvero con una deludente sconfitta.
Molti tifosi delusi lasciano lo stadio ancora prima del fischio finale o subito dopo e si perdono il giro di campo di Maldini; doveva essere il momento più toccante ed emozionante della giornata e nemmeno il risultato negativo doveva rovinarlo, ma s'intuisce subito che c'è qualcosa che non va quando Paolo passa sotto la curva: i sorrisi e gli applausi si trasformano in smorfie di delusione e gesti di disapprovazione, alla lettura degli striscioni e sentendo quei cori che dimostrano inequivocabilmente che per alcuni tifosi c'è un solo capitano e non è certo Maldini ma l'indimenticabile Baresi. Ho già detto degli attriti passati fra Maldini e alcuni tifosi della Sud, il contenuto degli striscioni li avete già letti in altre sedi, quindi ora mi preme solo sottolineare che qualunque cosa fosse successa in passato, si poteva rinviare la resa dei conti ad altri momenti e sancire una tregua almeno in quest'occasione così particolare. Così la festa finisce subito e il capitano, alla fine del giro di campo, rientra negli spogliatoi un po' stizzito, accompagnato dal resto della squadra, mentre il cerimoniale prevedeva altri festeggiamenti per Paolo. Un pomeriggio iniziato bene e che doveva essere di festa, finisce in un autentico psicodramma collettivo, con la curva contro Maldini e Berlusconi, Maldini contro la curva, il pubblico contro la squadra e l'allenatore e molti cori contro l'eventuale cessione di Kakà. Meglio stendere un velo pietoso su tutto, prestazione della squadra e ciò che ha fatto da contorno e pensare a chiudere dignitosamente la stagione per poi ricominciare da capo e ripartire, perchè questo finale di campionato è di una tristezza infinita e la rovinosa fine di un ciclo, simboleggiata dal ritiro del grande ma non immortale capitan Maldini (che non meritava un trattamento del genere) è, forse, anche peggio e c'è davvero tanta voglia di rinnovamento a tutti i livelli, un rinnovamento che non può più essere rinviato se non si vuole assistere ancora a pomeriggi così, iniziati come una festa e ben presto rovinati da un ambiente che non riesce più ad essere unito e compatto come una volta.
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