IL MILAN SPROFONDA A GENOVA

IL MILAN SPROFONDA A GENOVAMilanNews.it
lunedì 2 marzo 2009, 01:37Vista dalla Curva
di Davide Bin

Prendete una squadra con il morale sotto i tacchi e fisicamente a pezzi; privatela di un altro elemento fondamentale (Ambrosini) dopo che tanti altri erano già stati eliminati in precedenza da vari infortuni; aggiungete un pizzico di sfortuna sotto forma di guardalinee "occhio di lince" che ha visto (giustamente) un pallone entrato di pochi centimetri nella porta rossonera e ha visto (altrettanto giustamente) il tronco di Emerson in fuorigioco al momento del gol dell'eventuale pareggio ed eccovi servita l'ennesima disgustosa ricetta che ha rovinato la domenica ai tifosi rossoneri. A Genova doveva andare in onda il riscatto della "banda Ancelotti", invece il Milan è nuovamente sprofondato, vittima dei soliti errori (difensivi) e delle ormai croniche lacune nell'organico (mancanza di una punta forte fisicamente); la ferita della bruciante eliminazione dalla Coppa UEFA era ancora aperta e, invece di essere stara rimarginata, si è addirittura allargata per colpa di un nuovo risultato negativo, che allontana il Milan anche dal secondo posto e i cui effetti in classifica sono stati attutiti solo dai contemporanei pareggi di Fiorentina, Genoa e Roma, squadre che inseguono da vicino i rossoneri. Ovviamente il terzo posto è seriamente a rischio se i rossoneri proseguiranno su questa strada che sembra sempre più un tunnel senza uscita, ma la speranza è che la sfortuna smetta di perseguitare una squadra che ha le sue colpe, le sue lacune, i suoi difetti, i suoi demeriti, ma che è costretta a giocare senza molte colonne portanti della formazioni e per questo spesso l'impalcatura crolla sotto i colpi di avversari teoricamente più deboli: a Genova mancavano Kakà, Gattuso, Nesta, Borriello, Kaladze, Ronaldinho e la "new entry" nella lista degli indisponibili Ambrosini; inoltre Seedorf ha giocato in condizioni precarie e giusto perchè Ancelotti non aveva alternative, quindi si può ben capire che quella scesa in campo a Marassi è una brutta copia del vero Milan. I giocatori ci hanno messo dignità e orgoglio, ma queste qualità non possono bastare quando mancano gambe, fantasia e gioco e finchè non si ritroveranno i migliori giocatori e una condizione accettabile il destino è tutt'altro che roseo.

Come detto, Ancelotti è costretto a schierare quello che può, non certo la formazione che vorrebbe: Ambrosini si aggiunge alla già lunga lista di indisponibili, Seedorf viene recuperato per miracolo e fa il trequartista dietro l'unica punta Pato; il centrocampo è a quattro, con Jankulovski a sinistra, Beckham a destra e Pirlo e Flamini al centro; in difesa Antonini gioca a destra, Zambrotta si sposta a sinistra e la coppia centrale è composta da Senderos e Bonera. Questo passa il convento, questo schiera Ancelotti e non si può fargliene una colpa, perchè in fondo nemmeno la gestione degli infortunati è di sua competenza e se chi prende una botta al piede è ancora indisponibile dopo due settimane (Ronaldinho), non si può dire che la responsabilità sia dell'allenatore e questo è solo uno dei tanti esempi di cose che stanno misteriosamente andando male nell'ambiente milanista. Nonostante tutto, i tifosi rossoneri rimangono vicini alla squadra e sono circa 2000 quelli presenti nel settore ospiti dello stadio di Genova, per continuare a crederci, per sostenere i ragazzi nel momento del bisogno e non lasciarli mai soli, come promesso anche alla fine della partita di giovedì contro il Werder Brema, perchè contrariamente a quanto è stato scritto e detto da più parti, la "vera" Curva Sud non ha fischiato nemmeno al momento della bruciante eliminazione dalla Coppa UEFA (e ve lo assicura chi era presente in curva giovedì).

Il MIlan inizia la "sfida fra deluse" (entrambe le squadre reduci dall'eliminazione dall'Europa) in modo abbastanza confortante, grazie al possesso palla che è una "specialità della casa", ma Pato sembra troppo solo e il modo migliore per servirlo non sono certo i cross dalle fasce: Beckham da una parte, Zambrotta e Jankulovski dall'altra scodellano verso il centro tanti palloni, ma ancora una volta il Milan denota la mancanza di una punta alta e forte fisicamente e l'unico modo in cui Pato riesce a sfruttarne uno è cercare l'improbabile gol di tacco spalle alla porta dopo un errore di Stankevicius. I rossoneri sono comprensibilmente nervosi, hanno voglia di dimostrare di non essere in crisi irreversibile e la loro foga agonistica li porta ad una mancanza di fair play insolita, quando Cassano si ferma platealmente per vedere se Pato è rimasto a terra dopo uno scontro, Senderos gli ruba palla, Flamini prosegue l'azione e Seedorf conclude verso la porta trovando la parata di Castellazzi (in caso di gol si sarebbe scatenato il finimondo). La Sampdoria si rende pericolosa con una punizione di Cassano che costringe Abbiati alla difficile parata, il Milan risponde solo con un tiro di Flamini da fuori area che finisce a lato di poco. La prima mezz'ora è tutta qui, poi arriva la svolta della partita che, purtroppo, è sfavorevole ai rossoneri: su un calcio d'angolo, Raggi fa da ponte al centro dell'area e Cassano conclude di testa verso la porta, completamente dimenticato da Jankulovski; Abbiati respinge ma la palla è già entrata e a nulla valgono le sue proteste con il guardalinee che dice di aver visto bene e ha ragione. Non resta che prendersela, come al solito, con la difesa, completamente imbambolata per l'ennesima volta su un pallone alto spiovente in area. Il Milan reagisce rabbiosamente ma senza risultati apprezzabili e il più attivo è sempre Pato che da solo mette in crisi la difesa della Samp e costringe spesso i difensori avversari a duri falli per fermarlo.

Nella ripresa Ancelotti modifica sensibilmente la formazione, inserendo Inzaghi al posto di Antonini: Jankulovski torna sulla linea dei difensori, Zambrotta si sposta a destra e Seedorf fa il trequartista e non più la seconda punta aggiunta. Nemmeno questa mossa produce risultati concreti e, anzi, arriva il raddoppio blucerchiato: Cassano vede e premia l'inserimento di Pazzini, che mette a sedere Bonera e batte Abbiati. Tutto troppo facile per gli attaccanti avversari contro questa difesa e ora si fa durissima per un Milan già sulle gambe e che per un po' va completamente in balia degli avversari e rischia il tracollo; Ancelotti se ne accorge e inserisce, prima Favalli al posto di Jankulovski e poi Emerson al posto di un Beckham positivo nel primo tempo ma spento nella ripresa e progressivamente sparito dal gioco. Piano piano il Milan reagisce, reclama un rigore per una spinta di Accardi in area ai danni di Inzaghi e poi lo stesso Pippo tenta un tiro debole verso la porta di Castellazzi; i rossoneri spingono e, finalmente, l'orgoglio sembra poter dare buoni frutti, ma viene il sospetto che contribuisca anche il vistoso calo della Sampdoria, che arretra il baricentro a difesa del doppio prezioso vantaggio. Il Milan trova il gol che riapre la partita a dieci minuti dalla fine, grazie ad un bel cross di Favalli e ad una perfetta sospensione da giocatore di basket di Pato, che insacca di testa. Sembra troppo tardi per poter sperare nel pareggio o forse no, visto che un cross tagliato di Pirlo su punizione trova la spizzata vincente di Emerson in area, ma il brasiliano è partito in posizione di fuorigioco millimetrico e Rocchi annulla su indicazione del guardalinee. L'esultanza rimane strozzata in gola ai giocatori e a tutti i tifosi rossoneri e questa sembra la definitiva conferma che si tratta dell'ennesima partita stregata e sfortunata, anche al di là dei pur evidenti demeriti della squadra di Ancelotti. Il goffo tentativo di tiro al volo di Inzaghi su lancio di Pato (che generosamente prova a fare pure il fantasista) è l'emblema del momento negativo rossonero, così come l'inguardabile modo in cui viene battuta a pochi secondi dalla fine una punizione da posizione favorevole dimostra che c'è anche scarsa lucidità e un po' di confusione mentale nei giocatori, provati da un momento negativo che dura ormai da qualche partita.

Il pareggio sarebbe sembrato quasi una vittoria per un Milan inizialmente in disarmo e che solo nel finale ha reagito con la forza dei nervi e con orgoglio; certo un punto non avrebbe migliorato di molto la classifica e la prestazione sarebbe rimasta negativa e non certo soddisfacente soprattutto dopo i proclami della vigilia, in cui si prometteva un pronto riscatto dopo la brutta partita di giovedì, ma sarebbe servito per dare un po' di morale e di coraggio ad una squadra che sembra sempre più sfiduciata e poco convinta. Parlare di crisi non è certo esagerato, anche se per correttezza bisogna aspettare che la squadra recuperi qualche infortunato (tutti è impossibile viste le condizioni, ad esempio, di Nesta e Borriello) per poterla giudicare con più obiettività. Il momento è davvero delicato e Ancelotti deve essere bravo a gestirlo, anche se ha molti problemi: molti parlano di un caso Ronaldinho, guarito per i medici ma che continua a darsi malato e a non allenarsi e poi c'è anche un caso Shevchenko, visto che l'ucraino non è stato schierato nemmeno con la squadra sotto di due gol e bisognosa di segnare per rimontare; dopo l'ingresso di Inzaghi, gli sono stati preferiti Favalli ed Emerson e le mosse hanno anche funzionato, visto che Favalli è entrato nell'azione del gol ed Emerson ha realizzato quello del virtuale pareggio, non diventato reale per un fuorigioco millimetrico, ma è emblematico che nel momento di massima crisi, il tecnico preferisca chiunque piuttosto che Shevchenko e ciò riporta alle scelte di quest'estate, quando Ancelotti avrebbe preferito altri acquisti e si è ritrovato in rosa il "figliol prodigo" che lui, probabilmente avrebbe lasciato volentieri a Londra. Con una difesa allo sbando e un centrocampo lento e incapace di giocare in velocità e a ritmo sostenuto, le uniche note positive vengono, come sempre ultimamente, da Pato, che ha lottato con molta generosità e praticamente da solo contro tutti, ha provato a trasformarsi nel centravanti d'area che non è, realizzando un bel gol di testa e nel finale è arretrato a fare il fantasista, quindi è l'unico da salvare in tanta mediocrità. Il Papero meriterebbe attorno a sè ben altri compagni e il fatto che sia costantemente il migliore, oggi come giovedì, dimostra che da lui bisogna ripartire per costruire un Milan più giovane e nuovamente competitivo; la società deve trovare nuovi Pato, in difesa, a centrocampo e, perchè no, anche in attacco, cioè giovani di grandi qualità e "affamati" di successi e vittorie, ma nel frattempo bisogna fare di necessità virtù con i pluridecorati e "stagionati" senatori presenti in rosa, per invertire al più presto questa pericolosa tendenza che vede il Milan sprofondare sempre più in basso, perchè ormai nemmeno dignità e orgoglio bastano più per ottenere risultati positivi e rimanere a galla.