VERSO FIORENTINA-MILAN
Eccoci giunti all'ultima vigilia della stagione e, si dice, all'ultima vigilia del Milan di Ancelotti; la pluridecorata truppa di mister Carletto prepara l'ultima sfida decisiva prima del "rompete le righe" anche se il traguardo da raggiungere, seppur importante, non è un torneo da vincere o un trofeo da alzare, come successo tante volte in questi anni, ma semplicemente una qualificazione diretta ai gironi della prossima Champions League da difendere dall'assalto dalla Fiorentina, dopo che sembrava già ampiamente conquistata un mese fa. Già questa considerazione la dice lunga sull'andamento di questa stagione, ampiamente inferiore alle attese sotto molti punti di vista: eravamo partiti nove mesi fa fra proclami di vittoria dello scudetto e, perchè no, anche di quella Coppa UEFA mai conquistata da questo club, ci ritroviamo ora a tremare per un terzo posto che alla vigilia dell'ultima giornata non è ancora sicuro, mentre la Coppa UEFA è già svanita da un pezzo, ovvero da fine febbraio. Quando le stagioni vanno in questo modo, viene quasi da dire: "Finalmente è finita!", perchè, ammettiamolo, le ultime prestazioni dei rossoneri sono state francamente deprimenti; il rendimento della squadra a marzo e aprile ci aveva illuso: tante vittorie, molti gol segnati, gioco finalmente veloce, spettacolare e incisivo; addirittura il fatto di aver recuperato sette punti in tre partite all'Inter aveva alimentato sogni impossibili di un'epocale rimonta scudetto, ma ora viene il dubbio che il tutto sia stato favorito da un calendario agevole, che ha visto il Milan affrontare squadre tranquille come Atalanta, Siena, Catania e Palermo, o disperate e sui bassifondi della classifica come Lecce e Torino; appena il livello di difficoltà si è innalzato ed è iniziato quel finale di stagione che tutti avevano (giustamente, visto come è andata) definito terribile, il Milan è tornato a balbettare calcio inconcludente e ad ottenere risultati negativi: un solo punto nelle partite contro Juventus, Udinese e Roma è il magro bilancio di una squadra che evidentemente non è più competitiva ad alti livelli e ha bisogno di una svolta, di un rinnovamento che non è più rinviabile e, a quanto pare, non sarà rinviato, se è vero che siamo qui a parlare della probabile ultima partita di Ancelotti sulla panchina del Milan. Come tutti sapete, ogni decisione sul futuro del tecnico del Milan è stata "congelata" fino al raggiungimento della matematica qualificazione alla Champions e così, l'annuncio del futuro di Ancelotti (e del Milan) è stato rinviato di settimana in settimana; doveva arrivare dopo Milan-Juventus, poi dopo Udine, poi dopo Milan-Roma...arriverà dopo Firenze perchè ormai il campionato sarà finito, qualunque sia il destino dei rossoneri, ma ormai sembra un "segreto di Pulcinella", perchè ci sono state indiscrezioni di ogni tipo, che attendono solo di essere confermate. In questo clima di smobilitazione (perchè tutte le voci indicano che Ancelotti non sarà più il tecnico del Milan e ci sarà anche qualche addio "eccellente" fra i giocatori), non è facile preparare una sfida decisiva e si spera che tutto l'ambiente dia un'ulteriore e ultima prova di grande professionalità, come è sempre ampiamente avvenuto in queste otto stagioni "targate" Ancelotti.
Ritrovarci a lottare punto a punto all'ultima giornata con la Fiorentina, ci riporta indietro di un anno, a quella tremenda delusione della mancata qualificazione alla Champions proprio a causa del sorpasso dei viola alla penultima giornata; questa volta si tratta solo di stabilire chi si qualificherà direttamente ai gironi e chi dovrà affrontare il turno preliminare, quindi la situazione è meno drammatica, perchè un "paracadute" per arrivare lo stesso nel "salotto buono" europeo c'è comunque, anche se costringerebbe a modificare tutti i piani estivi è ciò non sarebbe certo agevole soprattutto nel caso di un Milan profondamente cambiato a livello di conduzione tecnica e di giocatori; inoltre dalla prossima stagione cambia il regolamento dei preliminari, che si svolgono da una parte fra "squadre campioni" (ovvero di quelle nazioni calcisticamente meno evolute che qualificano solo la squadra vincitrice del loro campionato) e dall'altra fra "squadre non campioni" (ovvero delle nazioni più importanti che qualificano due, tre o quattro squadre alla massima competizione calcistica europea), quindi squadre come il Milan e la Fiorentina rischiano accoppiamenti terribili contro formazioni spagnole, inglesi, tedesche o francesi, tanto per fare un esempio; in verità rischia più la Fiorentina, in quanto non testa di serie, che il Milan, ovviamente testa di serie per il suo glorioso passato europeo, quindi questo è un motivo in più per i viola di cercare il clamoroso sorpasso e un motivo in più di preoccupazione per i rossoneri, che troveranno ad attenderli un ambiente caldissimo (e non solo dal punto di vista meteorologico), uno stadio esaurito e ribollente di entusiasmo e un "vecchio amico" ma ora avversario che non vede l'ora di prendersi una gustosa rivincita contro la sua ex squadra e contro un ambiente che non l'ha mai amato fino in fondo e saputo apprezzare e valorizzare; sto parlando, naturalmante, di Alberto Gilardino, che a Firenze è tornato quello di Parma, mentre al Milan ha sofferto molto (anche se ha segnato molto e questo tanta gente sembra averlo dimenticato), per colpe sue ma anche di chi non ha saputo o potuto costruirgli attorno la squadra come avviene a Firenze o è avvenuto a Parma, perchè giustamente il Milan è una grande squadra e non può dipendere da un solo giocatore, in quanto è composta da tanti ottimi calciatori. Inutile tornare su vecchi discorsi del passato; ormai le strade di Gilardino e del Milan si sono divise e l'addio non è stato dei migliori, come dimostra anche l'accoglienza ricevuta dal giocatore a San Siro a gennaio; era la sera della clamorosa dimostrazione di affetto a Kakà per convincerlo a restare al Milan e a non ascoltare le "sirene" di Manchester (sponda City) e per far capire alla società che "NON SI VENDE KAKA!", ma ci fu il tempo anche per fischiare Gilardino e quei fischi Alberto non li ha dimenticati e vuole farceli rimangiare a suon di gol. Un pericolo in più in una partita già di per sè difficile ma in cui bisogna assolutamente strappare un risultato positivo, che può essere anche un pareggio o una sconfitta con un solo gol di scarto a patto che, però, la Juve non perda in casa con la Lazio (perchè in caso di arrivo delle tre squadre a pari punti la classifica avulsa vedrebbe i rossoneri all'ultimo posto); sembra una sfida di ritorno di un turno di coppa, un vero e proprio preliminare di Champions per evitare i preliminari "ufficiali" e speriamo che almeno questa piccola soddisfazione arrivi proprio alla fine di un campionato che doveva avere ben altro finale, secondo i proclami estivi. L'ultimo Milan di Ancelotti non dovrebbe essere molto diverso dai tanti visti in campo in questa tribolata stagione: resta da decidere se giocare con due punte (Inzaghi e Pato) più Kakà o con una sola (favorito il Papero) più Kakà e Seedorf; a centrocampo l'assenza di Ambrosini (purtroppo uno dei più in forma e dinamici) per squalifica costringe Flamini a traslocare nuovamente sulla linea mediana, mentre una distorsione alla caviglia mette in forte dubbio la presenza di Beckham, cosa che potrebbe costringere Ancelotti a spostare anche Jankulovski a centrocampo, con conseguente rivoluzionamento anche della difesa, oppure a rilanciare Gattuso, anche se sembra improbabile mandare in campo Ringhio dopo tanti mesi proprio in una sfida così delicata e, immaginiamo, agonisticamente combattuta (anche se Gattuso sicuramente non tirerebbe indietro la gamba!). Ancora novanta minuti di lotta e sofferenza per salvare quel poco che si può di una stagione disgraziata; restiamo uniti e compatti per un'ultima volta, raggiungiamo l'Europa dei grandi garatendoci un'estate più serena e poi sarà tempo di addii e conferme, di nuovi arrivi e partenze, di novità e rinnovamento, ma, soprattutto, tutti quanti nell'ambiente Milan dovremo rilassarci e ricaricare le pile, dimenticare questa stagione storta e cercare di ripartire e tornare grandi, perchè il destino del Milan deve essere quello di rivaleggiare con Manchester United e Barcellona per i massimi traguardi europei e non con la Fiorentina (con tutto il rispetto per i viola) per un semplice terzo posto in campionato, ma questa è l'amara realtà per ora e, quindi, viviamola fino in fondo prima dei saluti e dell'arrivederci alla prossima stagione che deve assolutamente essere quella del rilancio.
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