VERSO NAPOLI-MILAN
Napoli evoca ricordi agro-dolci per i tifosi rossoneri: dolcissimi quelli del passato, visto che al San Paolo il Milan ha vinto, di fatto (anche se non in modo aritmetico) lo scudetto nel 1988, nell'epica sfida del 1° maggio terminata 3-2 per la squadra di Sacchi e matematicamente quello del 1992, con un pareggio 1-1 firmato da Rijkaard; molto più amaro il ricordo della scorsa stagione, quando i rossoneri vanificarono una gagliarda rimonta in classifica e in pratica fallirono la qualificazione alla Champions League, perdendo nettamente 3-1 contro una squadra azzurra appagata e senza obiettivi da raggiungere e subendo il controsorpasso in classifica da parte della Fiorentina, superata solo sette giorni prima al termine del derby vinto contro l'Inter in una giornata che sembrava quella del definitivo raggiungimento del quarto posto che, invece, si rivelò solo una soddisfazione temporanea ed effimera. La partita che andrà in scena fra poche ore non sarà così decisiva, ma è comunque una tappa importante verso il traguardo del terzo posto che è ormai l'ultimo obiettivo rimasto in una stagione iniziata con ben altre prospettive: il Milan ha sei punti di vantaggio sulla quarta e può ritenersi abbastanza tranquillo, ma non può permettersi distrazioni e proprio ciò che è accaduto lo scorso maggio a Napoli deve essere di insegnamento e stimolo a tutto il gruppo per far bene e cercare una "vendetta" (sportiva, s'intende). Fra gli elementi di interesse di questa sfida, se n'è aggiunto recentemente un altro, visto che da qualche giorno siede sulla panchina del Napoli un "vecchio amico" dei tifosi rossoneri, ovvero Roberto Donadoni; lui era in campo sia nel 1988 sia nel 1992, nelle occasioni che ho citato sopra in cui il Milan scendeva al San Paolo per conquistare scudetti, perchè lui è stato un grande protagonista di molti trionfi rossoneri con Sacchi e Capello in panchina, quindi lo ricorderemo sempre con molto affetto anche se ora è un avversario. I destini di Donadoni e del Milan si sono già incrociati quando il tecnico allenava il Livorno e riuscì a fare un clamoroso sgambetto al suo amico Carlo Ancelotti; speriamo che gli scherzetti si siano esauriti allora, perchè il Milan ha assoluto bisogno di un risultato positivo, non solo per la classifica ma anche per dare ulteriore fiducia ed entusiasmo a tutto l’ambiente in vista del finale di stagione. Il gruppo è tornato ad allenarsi con calma e tranquillità per tutta la settimana e i risultati si stanno vedendo, un po’ come avvenuto la scorsa stagione; purtroppo, però, questa è l’ennesima conferma che serve un ricambio generazionale nella rosa, servono innesti di forze fresche, perché non si può sperare ogni anno di non avere più impegni infrasettimanali per vedere la squadra andare bene in campionato. Il Milan deve puntare ad arrivare fino in fondo sia in campionato che in Europa, cioè deve ambire a giocare ogni tre giorni da fine agosto a fine maggio, dolce condanna delle squadre competitive e per farlo deve avere una rosa numerosa, con validi ricambi e composta da molti giocatori che eventualmente reggano il doppio impegno e il conseguente stress psico-fisico che ciò comporta. Evidentemente, da qualche stagione, tutto ciò al Milan non avviene più, perché in passato si è “snobbato” il campionato per concentrarsi sulla Champions (con ottimi risultati, soprattutto nel 2007) e ora non si è più competitivi ad alto livello né in Italia né in Europa e bisogna attendere di essere fuori dalle coppe per ottenere vittorie in serie in campionato; la società rifletta su tutto ciò e intervenga per permettere al Milan di tornare la “squadra più titolata al mondo” non solo con una scritta sulla maglietta ma con i fatti.
C'è un giocatore del Milan che stava attraversando un magico momento di forma e aveva uno stimolo in più per far bene contro l'ex C.T. della Nazionale italiana Roberto Donadoni: sto parlando, naturalmente, di mister 300 gol Pippo Inzaghi, che nel finale dello scorso campionato segnò ben dieci gol in sette partite e pensava, per questo, di essersi meritato la convocazione per gli Europei, anche perché era in gran forma al momento giusto, al contrario di molti altri attaccanti che avevano “tirato la carretta” per tutta la stagione nelle loro squadre di club e si presentarono un po’ spompati alla rassegna continentale (un esempio su tutti Toni); come al solito e come sta facendo anche ora, Inzaghi era rifiorito in primavera, la stagione che preferisce perché è quella in cui le partite sono decisive, si vincono i trofei e si raggiungono gli obiettivi e per questo sognava di indossare ancora una volta la maglia della Nazionale, ma Donadoni gli preferì altri giocatori e lui ci rimase molto male, anche se, come suo solito, evitò di fare polemiche e di contestare apertamente la scelta. Ora Pippo voleva prendersi la sua personalissima rivincita a suon di gol, iniziando proprio dal San Paolo e contro chi non l’ha voluto agli Europei la sua rincorsa ai 318 gol di Roberto Baggio, visto che questo è il suo prossimo obiettivo personale, ma anche lui deve fare i conti con la sfortuna che sta falcidiando la rosa del Milan a suon di infortuni, più o meno gravi: SuperPippo è in dubbio per un problema fisico accusato al termine dell’allenamento del venerdì; è stato convocato ma nel caso in cui non ce la facesse a giocare titolare, verrebbe sostituito da Ronaldinho, smanioso di giocare e far bene, con l’ovvio ritorno allo schema ad albero di Natale, che tanto piace ad Ancelotti, con Pato unica punta e vertice dell’abete. Pato, che ha raggiunto quota quattordici gol in campionato, è in uno straordinario momento di forma e, quindi, il Milan non dovrebbe comunque avere problemi in attacco; peccato, però, perchè la coppia Inzaghi-Pato funzionava a meraviglia e aveva realizzato sette degli otto gol in due partite contro Atalanta e Siena (cinque di Inzaghi, due di Pato). Sembra certo il rientro di Seedorf dopo l’infortunio, mentre Kakà non fa progressi e nella migliore delle ipotesi partirà dalla panchina (altrimenti tribuna); il ritorno in campo dell’olandese consente a Beckham di tornare nella sua posizione preferita di laterale destro a centrocampo, al fianco di Pirlo e di Flamini (in costante crescita e che sostituirà lo squalificato Ambrosini); con Dida al posto dell’infortunato Abbiati, la difesa dovrebbe essere composta da Zambrotta, Maldini, Favalli e Jankulovski (Bonera non è ancora pronto) e speriamo che siano vere le parole di Abbiati che, dopo l’infortunio, ha detto di fidarsi di Dida, perché in allenamento l’ha visto crescere di giorno in giorno e tornare a livelli di rendimento simili a quelli dei momenti migliori, quando contendeva a Buffon il titolo “virtuale” di migliore portiere al mondo. In fondo queste sono partite importanti non solo per la classifica del campionato, ma anche per stabilire chi meriti la riconferma fra i giocatori già presenti in rosa e, soprattutto, per capire dove sia necessario intervenire sul mercato per rinforzare la squadra (anche se non ci vuole uno scienziato per capirlo!). Sono lontani per entrambe le squadre i tempi in cui Napoli-Milan valeva per lo scudetto, ma il sogno di tutti i tifosi rossoneri è di poter tornare presto, già dalla prossima stagione, laddove siamo stati per pochi giorni proprio dopo la partita d’andata, ovvero in testa alla classifica; allora sembrava di essere tornati ai tempi d’oro, con il Napoli capolista e il Milan dietro ad inseguire ma capace di effettuare il sorpasso nello scontro diretto grazie al gol decisivo di Ronaldinho “all’ultimo respiro”, ma l’illusione fu effimera, durò poco e ben presto la stagione prese un’altra piega, ben più deludente per le due squadre. Ora questa sfida non vale per la vetta della classifica ma è comunque importante e di grande fascino e questo deve bastare per pretendere il massimo impegno e un risultato positivo dal Milan, perché Napoli è sempre stato un crocevia importante per le stagioni rossonere.
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