100 milioni per un piccolo regalo

100 milioni per un piccolo regaloMilanNews.it
© foto di Federico De Luca
venerdì 5 dicembre 2014, 00:00Editoriale
di Luca Serafini

Un applauso lady B se lo merita: l'operazione "Fly Emirates" è farina del suo sacco e strappare una sponsorizzazione di questa entità in un momento storico depresso, anche se di mezzo ci sono gli arabi, non è cosa da poco. Pur con tutte le sue miserie tecniche e le sue falle comportamentali, il Milan continua ad affascinare gli investitori e questo dovrebbe non solo ingolosire papà, ma anche farlo riflettere. Stiamo pregando vivamente infatti che Silvio o chi per lui non si affretti a chiarire che i 100 milioni (in realtà sono "solo" 60, ma la sostanza non cambia) andranno a sistemare per l'ennesima volta i conti del club e non l'identità della squadra. Per carità di Dio no.

All'Epifania e dintorni, senza dover aspettare l'estate 2015, la squadra avrà bisogno di un regalino che a Pippo Inzaghi serve come il pane per equilibrarla. E questo regalo non può che essere un centrocampista: di peso, di esperienza, di tecnica. Il Milan ha bisogno come il pane di un top-player a centrocampo, precedenza assoluta rispetto agli altri settori. Un centrocampo più solido costruisce meglio e difende con migliori risultati aiutando un attacco anomalo e una trincea vulnerabile. Le parole di Galliani nel pre partita e la prestazione contro l'Udinese hanno confermato quanto espresso nell'editoriale di una settimana fa e in molti di quelli che lo hanno preceduto: Menez è un centravanti. Anomalo, atipico, diverso dai canoni, ma centravanti. Dunque esclude Torres e Pazzini comprendendo invece una prima fila con El Shaarawy e un trequartista oppure il Faraone e un modesto esterno inventato - adattato, nella migliore delle ipotesi - come Honda, Poli o Bonaventura. Una mediana forte consente al trio d'attacco di cercarsi tra loro e trovare giuste posizioni, movimenti, iniziative personali senza la paura di scoprire il resto del gruppo. Una mediana forte consente a una difesa fragile di sentirsi più sicura e protetta. Né Essien né Van Ginkel né tanto meno Muntari sanno dare affidabilità. Poli e Bonaventura quasi mai vengono utilizzati in quel ruolo (il primo un po' di più). Un centrocampista di provato mestiere a gennaio e un top in estate sono i regali che la società, prima di ingoiare la sponsorizzazione araba immolandola sull'altare pagano del bilancio, devono nell'ordine alla squadra stessa per rinforzarla davvero, a parte le gitarelle episcopali del venerdì; a Inzaghi per dargli una mano; ai tifosi perché non ne possono più; agli sponsor perché come i tifosi ci credono ancora. E infine anche a Barbara, perché se è vero come è vero che il contratto sia stata opera sua, significa che sta arrivando l'ora di dare una svolta al respiro asmatico di questo club, infondendo fiducia finalmente a polmoni giovani che hanno voglia di respirare. Respirare un vento nuovo, un ossigeno puro che invece si è rarefatto tra i meandri del Portello.

Quello che manca al Milan alla fine del 2014 sono le prospettive: i milioni degli Emirati possono, devono diventare il chiavistello per aprire le porte all'aria fresca. Regalando finalmente raggio di luce nel futuro.