Addio "Zero mercato", stavolta sono addirittura tre. E i soldi? Pecunia non olet...
Venerdì 5 giugno 2015. Chi è cultore della storia del Milan ha una data in più da appuntarsi nel cervello. Il comunicato della Fininvest come una fortissima, violenta folata di vento: e le nuvole da tempo quasi immemore incollate al cielo rossonero sembrano sparite, dissolte. Crisi? Quale crisi? Progetto? Eccolo. Mister? Ce l'abbiamo, emergente e nuovo di pacca. Niente mercato? Capito male, ce ne saranno addirittura tre.
Insieme a Dana e Doyen, infatti, arrivano i Danée, i soldi nel dialetto milanese sempre caro al Pres. I soldi grandi assenti degli ultimi anni, i soldi che sono i veri e nuovi padroni dell'Associazione, a dispetto di qualsiasi congettura sul 52 e sul 48 e su molti particolari ancora oscuri - stavamo per scrivere strani - di questo epocale passaggio di consegne. Chissà quanti saranno questi soldi, da dove arriveranno, e chi li metterà, chi li maneggerà, B., Bee, o chissà. E alla fine, chi sarà il nuovo (o il vecchio) Signor Milan. Meglio non indagare, o comunque non è certo questo il momento di farlo. Perché il milanista, dallo scorso weekend, si è trovato improvvisamente proiettato in un universo conosciuto e poi dimenticato, quello dei sogni. Alle prese fino a pochi giorni prima con la consueta conta dei "costo zero" e con l'attesa della parata degli scadenti (di contratto) nell'ufficio di Galliani, il fedelissimo rossonero ha ritrovato in un amen i titoloni, i nomi con la lettera maiuscola accostati al Diavolo, personaggetti del calibro di Dani Alves che, freschissimi di Coppa Campioni, dicono in mondovisione "il Milan? Perché no". Si vede che anche in Spagna si è saputo che ci sono centoventi milioni in rampa di lancio, anzi, centocinquanta, centosessanta: anche le notizie sulla reale disponibilità dei nuovi fondi sono ondivaghe come quelle di mercato. Da Lugano, dal canto suo, Silvio Berlusconi ha tagliato corto sul tema ostentando sicurezza: "Ciò che sarà necessario, ci sarà".
La facile verità è che parte dei soldi sono in realtà virtuali e che la grande ondata rossonera dell'estate 2015 la alzerà Doyen, uno degli investitori (o "l'investitore"?) del "team 48%", in termini di giocatori, acquisto in cambio merce insomma. Il viaggio a sorpresa di Adriano Galliani a Oporto per Brahimi - con vista su Jackson Martinez -, il manifestato interesse per Kondogbia, la carta Falcao ancora nascosta nel mazzo come piano B dell'operazione Ibrahimovic, la stessa finestra apertasi su Dani Alves: il potentissimo fondo è già in piena azione presso i suoi assistiti. E comincerà a prendersi il Milan riempiendo la pancia affamata dei tifosi e non ri-svuotando immediatamente quella del Pres, che destinerà la prima tranche del cash stanziato da Taechaubol e soci per alleggerire la situazione debitoria del club e per accantonare i primi spiccioli - decine di milioni, eh? - per la figlia Barbara e l'operazione stadio. Tutto ciò, comunque, non implica un ruolo passivo del patron nella campagna acquisti, e Berlusconi anzi vuole mettere firma e sigillo personale sul colpone, sull'acquisto da copertina, sulla faccia che dovrà essere l'icona del grande ritorno del Diavolo nel calcio che conta. In questo senso si spiega la missione "Zlatan 2", che è reale e che nasconde nelle sue pieghe anche la necessità di legare all'ormai mitologico "sviluppo del brand nel mercato asiatico" e agli sponsor istituzionali almeno un calciatore che smuova passione, interesse, merchandising. Perché il Milan, ahinoi e ahitutti, per il secondo anno consecutivo giocherà partite ufficiali solo entro i patrii confini, e le telecamere si accenderanno sui rossoneri solo nel weekend.
E poi c'è Adriano Galliani. Insieme a Sinisa Mihajlovic, la prima - sospirata - cosa certa del nuovo Milan, voluto fortemente dall'ad una volta terminato il teatrino Ancelotti. Galliani che, oltre a essere testa di ponte operativa per le mosse architettate con Doyen, non rinuncia certo a tessere le sue tele, a mandare avanti le "sue" operazioni o quelle suggeritegli in un orecchio dal mister serbo, che già dovrà combattere (sua specialità) e scacciare molto velocemente l'ombra che, secondo alcuni, sarebbe stata proiettata su di lui proprio dai nuovi signori del mercato milanista. Tra la consueta liaison con Preziosi (vedi alle voci Bertolacci e rientro di Niang), quel Baselli da tempo fissato con l'Atalanta e l'accoglimento di almeno un paio di desiderata di Sinisa (dura per Eder, più chance per Soriano e Romagnoli, che sarebbe un colpissimo), le cessioni di Menez e Cerci (che Miha non può vedere) e altre epurazioni, si può stare certi che anche il Dottore riuscirà a mettere la sua consueta impronta. Non resta che attendere - poco- e finalmente volare con la fantasia, divertirsi, esplodere nomi e speranze al bar senza l'automatica sensazione di sentirsi emigrati nella landa di Utopia. Certo, sullo sfondo, rimarranno un po' di dubbi, di domande, sicuramente fugate dalle prime presentazioni, dalle foto con maglietta a Casa Milan. Pensiamo solo a quelle, a goderci il ritorno nella fiera dei sogni. Chi vuol esser lieto sia, del doman, eccetera.

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