“Alle cinque della sera, Le ferite bruciavan come soli,a las cinco de la tarde!”. Con tante scuse all’impossibile Gigio Donnarumma
Diciotto ore indimenticabili nella storia di questa stagione. Diciotto ore che spero però che il Milan mi aiuti a dimenticare presto. Eppure il pomeriggio del sabato è cominciato bene. Un gol familiare nella squadra della Alcione Juniores, che serve a rasserenare l’ambiente. Poi, la sera, un piatto di spaghetti trafilati alle vongole veraci in un locale vicino a Piazza Duomo, dove, sul megaschermo, trasmettono Fiorentina- Inter.
Lascio la partita ,alla fine del primo tempo, con i nerazzurri in vantaggio. Entro al cinema Odeon, dove, nella sala 7, proiettano “Lasciati andare” l’ultimo film di Toni Servillo, uno dei miei attori preferiti, pellicola che conferma le critiche positive. Intanto sul display del telefono ,appare una chiamata persa. Quando si riaccendono le luci della sala, intorno alle 23, chiamo e mi informano sul risultato dell’Inter. Gongolo perché, fra qualche ora, il Milan avrà un fondamentale match ball, per ipotecare la qualificazione almeno ai preliminari di Europa League. I Ragazzi potrebbero addirittura aspirare a una piazzamento ancor più prestigioso, la quarta o quinta posizione, che regalerebbe la remunerativa possibilità di partecipare alla ICC e entrare in Europa dalla porta principale.
Un bel colpo d’occhio regala San Siro la domenica pomeriggio. Sono infatti tanti i tifosi del Milan spinti dalla calda giornata di aprile, ma soprattutto…. invitati dal pareggio ottenuto contro l’Inter. La soddisfazione è ancora visibile sul volto del popolo milanista, che accoglie con il solito applauso l’entrata in campo di Donnarumma. Accoglie poi con una boato il nome di Zapata, l’eroe del derby, durante la lettura delle formazioni. “Quando cominciamo a giocare?” chiedo, sorridendo ottimista, alla collega seduta accanto a me, dopo quattro minuti di gioco. Il sorriso si trasforma in un ghigno, alla fine del primo tempo, in occasione della rete dell’Empoli. Un gol che complica una partita che volevo accarezzata solo da zeffiro dolce, ma che invece viene sferzata da una libecciata gelida. il fischio finale del sig. Gavillucci mi percuote il timpano ,fastidioso come il suono di una cicala giapponese. Sono passate diciotto ore dalla notizia della sconfitta dell’Inter .Sono infatti le cinque e mi vengono così in mente i versi del poeta spagnolo Federico Garcia Lorca.
”Le ferite bruciavan come soli, alle cinque della sera. E la folla rompeva le finestre, alle cinque della sera. Alle cinque della sera. !Ay, qué terribles cinco de la tarde! Eran le cinque a tutti gli orologi! Eran le cinque in ombra della sera!”.
Fuor di poesia, che peccato, che peccato non avere sfruttato una occasione così eclatante . A Vincenzo Montella non piacciono i paragoni con il passato , ma ,dopo i punti gettati al vento, anzi gettati al libeccio, nella scorsa stagione contro squadre di bassa classifica, è stato traumatico per la gente del Milan rivivere le stesse sensazioni di vuoto, uscire da San Siro con la stessa cenere in bocca. Arrivare oltre i 70 punti, quota dalle ampie garanzie europee, è ancora possibile. Buttato via il bonus contro l’Empoli, il Milan non deve più perdere , vincendo quattro delle prossime cinque partite. Lo dice l’aritmetica che spesso è complicata , ma , a fine campionato, è sempre semplice e facile.
Devo intanto chiedere scusa a Gigio Donnarumma, autore della parata più spettacolare ,difficile ,estrema della sua giovane carriera. Chiamare “parata” l’intervento sul tiro di Maccarone è comunque già limitativo. Devo chiedergli scusa perché l’amarezza per una sconfitta, che si stava delineando, mi ha impedito di esaltare una prodezza fuori da ogni legge balistica, fuori da ogni legge di gravità, fuori da ogni legge di reazione. Ho avuto la fortuna di rivedere la deviazione dalle Isocamere di Premium Sport. Il suono del guanto sul cuoio del pallone , scagliato da pochi metri, è musica assordante, ma allo stesso potente e emozionante. Che Donnarumma avesse una amigdala straordinaria, la parte del cervello che gestisce le emozioni, la paura, ma ,di conseguenza, anche l’istinto di sopravvivenza , lo ha capito subito anche Alfredo Magni ,il suo Demiurgo, il suo Maestro. Per lui, l’allenatore dei portieri, è un meraviglioso spettacolo di tutti i giorni.
Questi riflessi, questi balzi, questi miracoli da Zeus Ammone, l’Oracolo. Signori, Gianluigi Donnarumma è una ..cosa nuova , nell’ambito del suo ruolo. Gianluigi Donnarumma è un ASSOLUTO FUORICLASSE ,che il Milan non può e non deve perdere. Mi auguro che ,prima del colloquio con Mino Raiola, si mettano presto intorno a un tavolo i plenipotenziari rossoneri Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli, Mamma e Papà Donnarumma, il “vecchio cuore “Gigio e Alfredo Magni, figura importante e di totale riferimento, non solo sul piano professionale, per il Ragazzo e per i suoi genitori. Una cena per farli conoscere , non con la regia di Pupi Avati, ma con la regia dello stesso amore per la maglia del Milan. Un incontro non per convincere, ma per affascinare, spiegando i nuovi progetti e le nuove strategie, che devono avere un solo obiettivo. Sì, il ritorno del Milan in cima al mondo, un mondo che DEVE essere sorretto da un solo, novello, mitico Atlante, Gigio Donnarumma.

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