Alvyn Sanches perfetto per “Kasparov” Amorim. Cardinale e il primo acquisto del 2 settembre. Manca da troppo tempo!
Mi tolgo subito il pensiero. È certamente meritorio l’attivismo di Gerry Cardinale, quanto a presenza a Milanello, vicinanza alla squadra, acquisti costosi e bravi sul mercato. Con la speranza, ma forse una certezza, che le entrate non si siano fermate a Moreira, ma magari arriverà un’altra bella sorpresa.
In questo senso, prima di continuare, sarebbe un’acquisizione di grande prospettiva quel Alvyn Sanches, trequartista svizzero del 2003, oggi nello Young Boys. Piede mancino, gioca a destra, nella posizione oggi di Loftus-Cheek.
Sembra proprio l’elemento ideale da inserire nello scacchiere di Ruben “Kasparov” Amorim. Geniale, quando, a Breslavia e a Torino, ha studiato una mossa degna del celebre scacchista sovietico. Kasparov, il russo, batté, nel 1997, addirittura il supercomputer IBM Deep Blue, con un leggendario primo tratto, Cavallo in F3. Amorim, il portoghese, è stato bravo a inventarsi “Musacell” a centrocampo, in perenne movimento, e a dare fiducia al giovane Cissé, personalità e gol in drop, con un tocco di… racchetta, scusate, di piede, degno di Sinner.
Torniamo a Cardinale e al suo attivismo, in questa fase della stagione. Sforzi forse inutili e insufficienti, se non colmerà una lacuna che il Milan si trascina da qualche anno. L’assenza totale di un peso politico presso le istituzioni, problema che è stato fin troppo sottovalutato. Riemerso domenica, in occasione, sullo 0-0, della mancata concessione di un calcio di rigore, che, salvo una sola eccezione, è stato visto da tutti, proprio da tutti. Sembra anche dai vertici arbitrali.
Chiariamo subito ogni equivoco. Per due stagioni il Milan non è andato in Champions per colpa delle istituzioni? Nemmeno per idea, ma, in ogni caso, Cardinale deve comprendere presto quanto sia importante avere una figura AUTOREVOLE e RISPETTATA, che, in Italia e in Europa, possa rappresentare il Milan, cioè uno dei club più iconici e famosi al mondo. Il 2 settembre, Cardinale non deve tornare negli Stati Uniti se non dopo aver individuato il dirigente in questione, anche se sembra un compito arduo. Non voglio ripetermi, chiedo scusa al colto e all’inclita, ma sarebbe la meravigliosa chiusura di queste settimane frenetiche e ben indirizzate se affidasse ad Adriano Galliani, o ad altra autorevole figura esperta, rispettata, anche temuta, sì, anche temuta, il compito di ambasciatore rossonero presso il mondo del calcio italiano e internazionale. Siamo stanchi di essere spettatori, da salotto, del calcio da Champions League, ma anche delle decisioni politiche che non tengono conto del Milan, perché ai dirigenti rossoneri, negli ultimi tre anni, non è mai interessato.
Basta, Mr Cardinale, siamo il Milan!!!

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