Berlusconi, il bene del Milan sta nella sua cessione: presidente, venda! ItalMilan: no, grazie! Non siamo il Piacenza degli anni '90 e Brocchi non meriterebbe di affondare

Berlusconi, il bene del Milan sta nella sua cessione: presidente, venda! ItalMilan: no, grazie! Non siamo il Piacenza degli anni '90 e Brocchi non meriterebbe di affondareMilanNews.it
© foto di Pietro Mazzara
lunedì 6 giugno 2016, 00:00Editoriale
di Pietro Mazzara

Così non va. Silvio Berlusconi rischia di rimescolare nuovamente le carte sulla cessione del Milan alla cordata cinese, ponendo così le basi per far saltare una trattativa che, probabilmente, non tornerà più. La sua è una questione di cuore, dicono quelli che gli stanno vicino, ma prima o poi – tutte le cose – finiscono. Dall’altra parte del Naviglio è finita, in via definitiva, l’epopea della famiglia Moratti perché quel sistema che era vincente negli anni 80 e 90, dove una sola famiglia riusciva a guidare una grande squadra, è diventato obsoleto. In tal senso, anche Berlusconi è diventato obsoleto, così come il sistema-Milan, legato ancora a cardini che hanno fatto la storia nel periodo del mecenatismo dei grandi presidenti italiani, ma che oggi risultano essere superati. Il Milan è res pubblica di tutti i suoi tifosi e come tale va trattata. Va trovata la soluzione migliore per il bene di una società e di una squadra che – ad oggi – ha assunto il poco nobile titolo di “grande decaduta” del nostro calcio, con conti in rosso da anni e risultati poco consoni alla gloriosa storia rossonera.

La cosa più giusta da fare è cedere la società, senza andare a mettere troppi cavilli ai nuovi compratori perché se io voglio comprare una casa, chi me la vende non mi può obbligare ad abbellirla e ammodernarla ogni anno, con investimenti di un certo livello. Berlusconi vorrebbe applicare a questa trattativa, dove Fininvest spinge affinché vada in porto, i principi del contratto d’affitto, dove l’affittuario si impegna a mantenere e a migliorare la casa che prende in affitto. Ma questo, in una trattativa così, non si può fare. E allora che si metta l’anima in pace, faccia un bel respiro e prenda l’unica decisione che può prendere per il bene del Milan: cedere. In caso contrario, vorrebbe dire tenere in vita un “malato terminale” (espressione forte, ma rende l’idea) con quel poco ossigeno necessario alla sopravvivenza. Ad oggi, mi è difficile credere ad un Berlusconi che riapre i rubinetti come ai bei tempi per il Milan, ma andare avanti così non ha senso. I tifosi sono esasperati, disinnamorati di una delle più belle passioni che una persona possa avere, San Siro è sempre più deserto e gli sponsor iniziano a chiedersi se valga ancora la pena continuare a foraggiare una squadra che non fa più rendere come prima i marchi che decidono di abbinarsi al suo.

Nella malaugurata ipotesi in cui Berlusconi faccia saltare la trattativa – perché è sempre lui che dovrà poi prendersi le responsabilità di un’insurrezione popolare mai vista – ma ve lo immaginate un Milan fatto di soli italiani? Ma cosa diventerebbe, l’erede del Piacenza dei Garilli che giocava con soli italiani? Ma non scherziamo, per carità. Cristian Brocchi non si meriterebbe una squadra di così bassa caratura, visto che con Berlusconi al timone sarebbe ancora “Argento Vivo” a guidare il Milan. Per non mandare in vacca il lavoro svolto nei suoi 40 giorni a Milanello, servono giocatori di qualità che possano far fare il salto alla squadra. Altrimenti prendiamoci un Giampaolo qualunque e rimoduliamo le aspettative, le ambizioni, i conti e il parco giocatori. Con il grande rischio, però, che il Milan rimanga solo.