La mossa disperata di Gattuso. Milan, si esce dalla crisi solo se si sblocca l’attacco: si punti su Silva e Cutrone
L’ultima soluzione prima di alzare bandiera bianca, il tentativo estremo per salvare il salvabile. Il ritiro punitivo del Milan è stato adottato da Gattuso e dalla dirigenza per provare a dare un ulteriore segnale ai giocatori. La speranza del tecnico è di mettere i ragazzi di fronte alle proprie responsabilità, non è piaciuto ad esempio l’atteggiamento di qualcuno dopo la figuraccia di Verona, il mister dopo una gara del genere avrebbe voluto vedere facce da funerale. Tutti in ritiro quindi, nella speranza che qualcosa possa cambiare, anche perché i ribaltoni sono già arrivati, dall’esonero del preparatore atletico Marra, a quello di Montella, dal cambio di modulo a quello di uomini in campo, il Milan le sta provando tutte.
Gattuso si affida a questa scelta old style, squadra in ritiro nel periodo natalizio, una soluzione ancora più pesante perché tanti giocatori stranieri avevano già invitato le famiglie a Milano e saranno costretti a rimanere a Milanello, una punizione esemplare. Servirà? Di sicuro è apprezzabile il tentativo di Gattuso di compattare l’ambiente, lavorare insieme per individuare i problemi, ma non sarà la panacea di tutti i mali perché tante incongruenze resteranno.
Dopo 17 giornate di campionato si può serenamente affermare che qualcosa sul mercato è stato sbagliato nell’assemblaggio della rosa. Il problema del Milan è l’attacco, insistiamo su questo tasto. Se il Milan avesse concretizzato almeno una delle diverse palle gol prodotte a Verona, la gara si sarebbe messa in discesa. Se Suso infila Nicolas ad inizio gara, il Verona si sgonfia e non prende coraggio, si tratta di una squadra penultima in classifica con tanti limiti. Invece l’attacco rossonero non ha fatto la differenza, col passare dei minuti l’Hellas è rimasta in partita, poi l’errore su corner in marcatura e il Milan subisce gol. Nella ripresa con Borini terzino la situazione è peggiorata, mentre l’attacco rossonero continuava a fallire palle gol anche abbastanza facili.
Il Milan non ha un bomber, ha speso 65 milioni tra Kalinic e Silva per poi puntare su Cutrone prodotto del settore giovanile. Patrick paradossalmente è uno dei pochi che meriterebbe la maglia da titolare, uno che non sente le pressioni, a differenza di Kalinic che a Firenze può essere un ottimo giocatore mentre a Milano è tutt’altra storia. Ci sono giocatori che hanno caratteristiche e qualità per fare benissimo in alcune piazze, ma sono inadatti in altri club. A questo punto cosa si fa? Come se ne esce? Il gioco del calcio è semplice, vince chi segna più dell’avversario, se il Milan non segna è destinato a soccombere sempre. Bisogna sperare che Silva si sblocchi, che Cutrone faccia la differenza, che Suso e Jack continuino a segnare. Si riparte quindi concedendo 15 partite di fila a Silva dal primo minuto, facendogli fare ogni volta novanta minuti, non inserendolo col Verona a venticinque dalla fine quando il Milan è già sotto di due gol e sfiduciato. Tra Kalinic e Silva sarebbe anche più intelligente in ottica mercato valorizzare un ventiduenne pagato 35 milioni piuttosto che un trentenne che ha raggiunto il massimo della sua carriera. Tra i due è palese che Silva abbia più qualità, ma se il portoghese gioca col contagocce (solo 4 volte da titolare in 17 gare di campionato) non emergerà mai. Quindi Gattuso punti sul tridente, Suso, Silva e Cutrone esterno, e se anche va male almeno si valorizzeranno giocatori futuribili e vendibili. I problemi del Milan sono tanti, dentro e fuori dal campo, si sta vivendo uno dei periodi peggiori della storia recente, ma se in campo s’inizia a vincere tutto il resto passa in secondo piano.

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