La voglia matta: un’impresa e lo stadio

La voglia matta: un’impresa e lo stadioMilanNews.it
© foto di Federico De Luca
venerdì 6 febbraio 2015, 00:00Editoriale
di Luca Serafini

Si gioca Juventus-Milan nell’unico stadio di proprietà esistente in Italia, proprio nella settimana in cui è stato enfatizzato il progetto del futuribile impianto rossonero. Una coincidenza che l’ex bianconero Inzaghi sta sicuramente cercando di metabolizzare proponendola come un grande elemento di rivincita alla sua squadra: un’impresa in questa stagione, in questo momento storico, un risultato – ma ancor più una partita – sorprendente ridarebbero ossigeno, autostima, un briciolo di entusiasmo e fiducia, ripagherebbero di troppe illusioni disattese in questo tribolato inizio di 2015. Come potrebbe essere possibile? Giocando finalmente 90’ intensi conditi da attenzione, pressing, velocità, grinta. Giocando finalmente da squadra con Menez che aiuta a centrocampo, Cerci che protegge le avanzate dei terzini bianconeri, un centrocampo solido e compatto che non sbagli i movimenti e sia pronto negli inserimenti, una difesa mai disponibile a farsi sorprendere e pronta a raddoppiare la concentrazione sui calci da fermo così come nelle azioni avversarie che appaiono innocue. Quindi evitando retropassaggi avventati, passaggi sbagliati, errori di valutazione sulle palle alte, amnesie. Un miracolo, o semplicemente un’impresa, appunto. Quella che una volta Carlo Ancelotti definiva la “partita perfetta”, unica stavolta, in un campionato già di per sé appiattito senza bisogno di rivangare le magagne del Milan. Sarebbe bella, un’impresa in questa stagione di anonima mediocrità con più picchi in basso che impennate: rinfrancherebbe un po’ un ambiente stanco, irritato, depresso. Senza contare sugli effetti – anche solo temporanei, ma andrebbe bene lo stesso – che potrebbe avere sulla classifica. Coraggio, dunque! E non solo quello...

Nell’animo dei tifosi milanisti la voglia matta di un’impresa sul campo accompagna quella più travolgente e invasiva di un futuro che manca a questa società allo stato attuale. Le vie percorribili sono due e due soltanto: la cessione del club o la costruzione di uno stadio di proprietà. Il progetto reso pubblico in questi giorni – sempre che sia possibile perseguirlo in questo Paese fondato sulla burocrazia e sui giochi più o meno sommersi – è suggestivo ancorché perfettibile: bisogna farsi una ragione che la capienza, gli spazi, l’architettura di una volta risulterebbero anacronistici. Il Milan e in generale il nostro calcio hanno bisogno di piccoli stadi pieni piuttosto che di enormi cattedrali deserte. Le risorse finanziarie dell’indotto sono la priorità rispetto alla nostalgia e ai sofismi. Rifare una squadra competitiva senza mezzi è l’utopia maggiore, anche perché nel frattempo sponsor e amici potrebbero disamorarsi così come sta accadendo a molti tifosi: oggi come oggi è meglio fondare che rifondare, è opportuno costruire prima lo stadio nuovo per poi ricostruire la società. Turandosi il naso su ciò che non piace della sua struttura e soprattutto sulla qualità attuale della squadra chiamata a giocarci dentro.