Milan, ancora un passo indietro, ma l’alibi del mercato non regge più
Il pericolo è che quello in corso possa passare alla storia per il Milan come l’anno del gambero: mezzo passo avanti e uno indietro. Almeno finora, dopo 14 giornate di campionato, questo è stato il percorso dei rossoneri.
La buona prova dei rossoneri contro l’Udinese ancora una volta aveva forse illuso che Inzaghi avesse trovato la quadratura per far rendere al meglio la squadra. Apprezzata la scelta di puntare in maniera continuativa su Menez centravanti, positiva la conferma di Mexes nel cuore della difesa, indispensabile la presenza di Jack Bonaventura a metà campo, graditissimo il rientro di Montolivo dal primo minuto, si attendeva solo un risultato positivo a Genoa, contro una delle squadre più in palla del momento, per far lievitare le quotazioni del Milan nel borsino della serie A, alla voce “caccia al terzo posto”.
Come è andata a finire ormai lo sappiamo tutti, con una sconfitta che alla fine risulta terribilmente indigesta e per più di una ragione: per aver sprecato la clamorosa occasione di agguantare il Napoli e aspettarlo domenica a San Siro, seduti comodi sullo stesso gradino della classifica; per aver perso l’opportunità di frenare la corsa del Genoa, un’altra pretendente al podio; ma soprattutto per come è arrivata questa ennesima battuta d’arresto.
È come se nell’intervallo fosse passata nello spogliatoio del Milan la fatina del sonno e avesse fatto piombare i calciatori rossoneri in una sorta di trance, una strana forma di torpore fisico e mentale che in campo ha poi prodotto 50 minuti di nulla. Eppure la squadra vista in campo nella prima frazione di gioco aveva offerto ben altre indicazioni: certo, le solite disattenzioni difensive, 3 molto gravi solo nel primo tempo su calcio piazzato (da una delle quali poi è arrivato il gol di Antonelli); ma anche una discreta produzione offensiva malamente vanificata dagli attaccanti rossoneri.
È vero che Mattia Perin è un grandissimo portiere ma se nel primo tempo Menez (due volte), El Shaarawy, Mexes e Bonaventura, invece di bombardare il portiere avversario alla figura, nemmeno fosse l’orso della giostra da colpire con le palle di pezza, avessero provato ad angolare di più le loro conclusioni, adesso probabilmente parleremmo di un’altra partita.
Dopo un primo tempo quanto meno vivace e ricco di occasioni da gol da una parte e dall’altra, era legittimo attendersi una ripresa con il fuoco sacro della “revanche” da parte del Milan e invece nulla, calma piatta.
Grazie alla manovra rossonera, lenta, noiosa, deprimente, la ripresa di Genoa-Milan sarà usata nelle cliniche specializzate per curare l’insonnia. Sfido chiunque a non addormentarsi dopo 10 minuti di un tale strazio. Continuando a giocare in quel modo, i rossoneri avrebbero potuto insistere per altre tre settimane senza riuscire nemmeno a scalfire l’organizzatissima barriera allestita da Giampiero Gasperini davanti alla porta di Perin.
Forse è arrivato il momento di fare una piccola puntualizzazione. È dall’inizio dell’estate che sottolineiamo in maniera più o meno ruvida la necessità da parte della famiglia Berlusconi di tornare ad investire perché la squadra a disposizione di Inzaghi non è qualitativamente all’altezza delle prime tre del nostro campionato. Ma a questo punto inizia ad insinuarsi subdolo il dubbio che questo continuo richiamo al mercato stia funzionando per gli attuali componenti della rosa, e soprattutto per l’allenatore, come una sorta di alibi, più o meno inconscio.
Il Genoa messo in campo da Gasperini (Roncaglia, Izzo, De Maio, Kucka, Antonelli, Iago, lo stesso Matri giubilato al Milan dopo nemmeno una decina di partite) non è nemmeno paragonabile al Milan composto da Rami, Mexes, Montolivo, De Jong, Bonaventura, Menez, Honda, El Shaarawy etc. etc.
Questo vuol dire che il Grifone, così come nelle precedenti partite Empoli, Cagliari e Palermo, è stato superiore al Milan quanto a motivazioni e organizzazione di gioco. I rossoblu sono scesi in campo a Marassi con le sporte piene di entusiasmo, carica, voglia di vincere e cattiveria agonistica, e hanno letteralmente surclassato il Milan di Pippo Inzaghi, capace di primeggiare solo in indolenza e presunzione.
Con appena 21 punti raggranellati sui 42 disponibili (altro che media Champions), qualche prezioso innesto, soprattutto nella zona nevralgica del campo, a gennaio sarà indispensabile, ma a questo punto urge un sano esame di coscienza da parte di tutto il mondo Milan, dalla proprietà ai calciatori, passando per dirigenza e allenatore. Sicuri che sia davvero questa la strada giusta da percorrere per riportare il Milan ai fasti del tempo che fu?

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