Qualcuno gioca a poker sulla pelle del Milan. Troppi bluff, e ora Berlusconi deve rilanciare con i soldi suoi

Qualcuno gioca a poker sulla pelle del Milan. Troppi bluff, e ora Berlusconi deve rilanciare con i soldi suoiMilanNews.it
© foto di Pietro Mazzara
martedì 23 giugno 2015, 00:00Editoriale
di Andrea Saronni

Io non ci credo. Tutti possono sbagliare, dal Papa all'apprendista sbarbato, figuriamoci se non può sbagliare Adriano Galliani. Ma non così, però, e soprattutto in duplice copia. Il Condor che trionfa nello slalom parallelo dei disastri di mercato, che improvvisamente si trasforma nel Fantozzi della trattativa, che sbaglia a porta vuota e a portafoglio teoricamente pieno dopo anni di micragna, che manda a ramengo da solo o in compagnia acquisti che tutti, ma proprio tutti, i grandi segugi degli affari del pallone avevano dato per fatti (Jackson Martinez) o benissimo avviati (Kondogbia). Gli stessi che in queste stesse ore ci hanno spiegato come e perché, sabato 20 giugno, i tifosi rossoneri hanno dovuto sentirsi come e peggio di tanti post-partita degli ultimi due anni. Anzi, peggio sicuramente, visto che sul campo - nonostante i molti rovesci - schiaffi dall'Inter non ne avevano mai presi.

 

Chiariamo subito che non si dubita di una virgola delle versioni che, tutte più o meno concordanti, sono state date sul doppio voltagabbana. Il punto, tuttavia, è pensare cosa realmente lo ha innescato. Vogliamo fermarci ai wargame in atto tra Nelio Lucas e Jorge Mendes con dispettone gigante su Jackson Martinez? All'orgoglio ferito di Harold Ichbia, procuratore di Kondogbia, che stizzito per la poca considerazione del Condor va dritto nelle braccia dell'Inter?  Se volete sì, sono certamente fatti che possono avere pesato, insulti a Galliani, insulti a Lucas e vai col prossimo nomone da sparare in bocca al popolo. Poi, si possono provare a valutare gli ultimi fatti nel quadro di una vicenda - quella del finanziamento e della ricostruzione del Milan - che riesaminata nel suo complesso alla luce di questi primi, incredibili fallimenti, torna a suscitare quelle domande che solo sette giorni fa, sognando e disegnando il Milan della riscossa, erano state messe in cantina. Il citato Harold Ichbia è un grande giocatore di poker (basta una googlata), ma è stato solo una figura di passaggio in un tavolo in cui sono seduti in tanti: Silvio Berlusconi e Bee Taechaubol, Adriano Galliani e Nelio Lucas, la Doyen e gli altri investitori, sempre sperando che si palesino. E alla faccia della causa comune - il Milan - sembrano essere iniziati i bluff, i tentativi di eliminare qualche giocatore. Come si può non considerare, nel caso Kondogbia, che era un obiettivo a cui Galliani è stato accompagnato per mano da Doyen, che sul francese - citiamo il loro sito ufficiale - "ha compiuto investimenti". Che Lucas e Mendes saranno pure in guerra, ma intanto JM, al Milan, l'ha soffiato l'Atletico Madrid, la società che più di tutte, in assoluto, lavora con il fondo. Che avendo in mano questo fantomatico tesoretto da 75 milioni e potendo quindi spaziare su tanti, tantissimi obiettivi, il Milan è andato senza alternative su due giocatori di Porto e Monaco, vale a dire club dove Doyen vanta crediti sportivi e non solo, e può permettersi di dettare le operazioni finanziarie. Che Kondogbia è in mani rossonere e poi però spunta l'Inter - una a caso, l'Inter: fresca di acquisto di Miranda proprio dall'Atletico Madrid - e cambia lo scenario. Le telefonate di Mancini, sì, certo, come no. Per la cronaca, il Monaco, per il cartellino, avrebbe percepito dal Diavolo gli stessi denari. Ma per chi "ha compiuto investimenti", forse, il Milan era una sorta di giroconto, di spostamento del credito; l'Inter o chi per lei rappresentava il cash vero, il rientro, il guadagno. No?

 

È un sospetto, che nasce dall'assurda situazione in cui si è trovato proiettato Galliani, costretto al tandem con Doyen, "incaricata da Bee Taechaubol della politica sportiva del Milan", come da comunicato ufficiale dello scorso maggio. Sospetto di doppio gioco che abbinato allo strano scherzetto giocato da Mendes su Jackson Martinez (ma sono davvero così nemici? A Madrid e a Oporto non si direbbe) fa capire bene perché ad Arcore si siano radunate nubi molto nere sul capo dei nuovi partner di mercato. Che in attesa di entrare ufficialmente con Bee nel Milan - evento ancora da mettere nero su bianco, alla stessa stregua dei bonifici dalla Thailandia - evidentemente danno priorità ai propri interessi. O forse, lanciano indirettamente anche per conto di Taechaubol dei messaggi alla faccia del 48 e del 52: senza di noi, non si va da nessuna parte, e quindi dovete lasciarci il pallino. Ma Berlusconi può reagire, e lui sa perché, e "at-tac-ca-re" (giusto per citarlo): deve materializzare quei 75 milioni al momento virtuali, che esistono oggi solo grazie a quelli che dovrebbero essere i contributi del socio di minoranza Doyen. Il Pres deve rischiare il contropiede, estrarre il portafoglio, anticipare di tasca sua gli attesi e promessi dindini e dimostrare a Bee, Lucas, al mondo del calcio e soprattutto ai sempre più perplessi tifosi chi ancora comanda, e che eventuali ricattucci, giochi di potere e pugnalate agli attuali dirigenti sono tattiche non ammesse nemmeno al più sordido dei tavoli. Presidente, "veda", anzi, rilanci (scusate la terminologia da poker di una volta): e andremo a verificare chi sta bluffando veramente. Vogliamo tutti essere certi che non sia lei.