Rino, il male oscuro del Milan e la foto di Perisic con cui tappezzare Milanello. Il pareggio di Benevento, il -18 dall'Inter e le scelte estive sbugiardate (o quasi) dal campo

Rino, il male oscuro del Milan e la foto di Perisic con cui tappezzare Milanello. Il pareggio di Benevento, il -18 dall'Inter e le scelte estive sbugiardate (o quasi) dal campoMilanNews.it
© foto di Pietro Mazzara
lunedì 4 dicembre 2017, 00:00Editoriale
di Pietro Mazzara

Benevento-Milan di ieri, per i tifosi della generazione ’80-’90, rappresenterà una macchia che difficilmente, nel corso dei prossimi anni, potrà essere lavata via. Il gol di Brignoli, che ha reso epico il pareggio delle streghe, ha scatenato la giusta ironia dei tifosi avversari, mentre a quelli milanisti è stata bloccata la digestione del pranzo, che già era stato guastato dal gol di Puscas e rimessa sulla retta via dal gol di Kalinic. Ma quel pallone che è entrato alle spalle di Donnarumma così beffardo, con un colpo di testa a occhi chiusi del portiere, sarà per lunghi tratti una foto che ricorderà, con significato diverso, il colpo di testa di Hateley su Collovati. Il Milan ha toccato il fondo sul campo del Vigorito e lo ha fatto consegnando al Benevento il suo primo e storico punto in Serie A. Una cosa da pagine nere del libro di storia del club di via Aldo Rossi e che, oggettivamente, mai e poi mai qualcuno si sarebbe immaginato. Rino Gattuso non si meritava questo, non lo meritava la sua storia dentro il Milan e nemmeno quello che ha cercato di fare dentro la sua prima settimana al posto di Montella.

Ma Rino è chiamato ad estirpare le radici più profonde di un male oscuro che si è addensato su Milanello dal maggio 2012, quando lui e tanti altri senatori hanno lasciato in blocco il Milan mentre Ibrahimovic e Thiago Silva venivano immolati sull’altare del bilancio. Quella depauperazione di mentalità vincente, negli ultimi cinque anni, non è stata ricolmata. Perché i giocatori che si sono sostituiti ai vari Nesta, Gattuso, Thiago Silva, Zambrotta, Seedorf, Inzaghi e Ibrahimovic non avevano niente a che vedere con l’attitudine alla vittoria che questi campioni avevano creato o portato dentro Milanello. La verità è questa ed è altrettanto vero che oggi, nello spogliatoio milanista, solo Leonardo Bonucci sa cosa voglia dire vincere con continuità. Per il resto si tratta di giocatori che in Italia e in Europa hanno alzato al cielo poco o nulla, vuoi per giovane età o anche perché impiegati in squadre e in un Milan che si è abituato alla mediocrità, tecnica e di risultati.

E questo deficit lo si è visto anche ieri, quando sul 2-1 ma con un uomo in meno, i giocatori in campo si sono impauriti e non hanno avuto la forza mentale di reggere all’urto del Benevento. L’emblema di tutto questo è il fallo di Abate, entrato al minuto 60, che al 90’ si è fatto bruciare da D’Alessandro che era tutta la partita che andava su e giù come un disperato. Da quella punizione è nato l’inferno milanista ed è sicuramente dura, a livello ambientale, cercare di rialzarsi. Perché giovedì in Europa League, almeno per la classifica, è come se fosse un’amichevole, ma Rino dovrà esser bravo a far capire ai giocatori, ad oggi senza più mezzo alibi, che quella partita serve vincerla a tutti i costi.

Fatto fuori il parafulmine Montella, adesso Fassone e Mirabelli sono oggettivamente senza scudi riparatori. Impossibile non muovere anche verso di loro diversi capi d’accusa dettati dal campo e da quanto hanno fatto vedere alcune delle scelte fatte in estate e che, ad ora, non stanno producendo gli effetti sperati. Rino si trova in mano una squadra ancora da assemblare, da rigenerare e con l’arduo compito di ridare un senso ad un campionato che vede il Milan a -18 dall’Inter. Oggettivamente, fa parecchio freddo. E per far capire la gravità di quanto accaduto, Gattuso dovrebbe tappezzare lo spogliatoio di Milanello con la foto di Perisic che ride, nel riscaldamento di Inter-Chievo, indicando il 2-2 del Benevento. Cose che fanno male al milanismo e che, a Rino, di certo non sarà sfuggita.