Segni di vita dal mercato, ma il futuro passa da Bergamo. Mancini? No, grazie. Molto meglio sognare Belotti… Allegri e Pioli, pazienza e frenesia di Juve e Inter

Segni di vita dal mercato, ma il futuro passa da Bergamo. Mancini? No, grazie. Molto meglio sognare Belotti… Allegri e Pioli, pazienza e frenesia di Juve e InterMilanNews.it
venerdì 12 maggio 2017, 00:00Editoriale
di Luca Serafini

Bisogna riconoscere l’evoluzione di Massimiliano Allegri, facilitata e accompagnata da una società solida. La stagione del tecnico juventino non è stata tutta in discesa, anzi. Lo hanno mandato pubblicamente a quel paese Khedire, Dybala, Higuain e Bonucci mentre a Doha fu lui a scagliarsi contro la squadra minacciando di prenderli a pedate nel culo in diretta tv. La società gli ha imposto scelte (Pjanic, Mandzukic, Higuain e Dybala in campo insieme) e comportamenti, lui si è disciplinatamente adeguato sistemando tatticamente una squadra sbilanciata. Bisogna riconoscergli di aver dato mentalità e organizzazione a un gruppo fortissimo, cavandone il massimo dei risultati. A prescindere da polemiche sterili che non condurrebbero ad alcuna sensata analisi. La seconda finale in 3 edizioni di Champions sdogana un tecnico che al Milan aveva proseguito nel pensare in piccolo e che invece ora è guidato verso prospettive più ampie e alte.  

Pioli non è stato altrettanto fortunato: quando si è trattato di aver bisogno di aiuto da parte della società, è stato scaricato nella notte. Segno di una frenesia che evidentemente dopo Moratti ha già contagiato anche Suning al suo quarto allenatore (Vecchi) in 10 mesi. Non avesse ingaggiato Sabatini, ci sarebbe stato di che sperare in una seconda era morattiana, Calciopoli esclusa. Speriamo che i pruriti del cambio di panchina non intacchino anche i cinesi del Milan: Montella deve sostenere gli esami di riparazione in queste ultime 3 partite dopo una stagione ampiamente sufficiente nella prima parte, ma via via scolorita e sciapa che non ha mancato di sollevare dubbi e perplessità impensabili a Natale. Specie riguardo la condizione e la preparazione atletica della squadra, perché in questi cali verticali purtroppo l’aeroplanino sembra specializzato. In ogni caso ribadiamo che il cambio dell’allenatore non è una priorità, non deve esserlo, specie se la scelta del successore fosse ispirata da vincoli di amiciza e non da una valutazione oggettiva della situazione. Mancini con il mondo rossonero ha poco che spartire. Per sua stessa confessa idiosincrasia con questo club.

A parte Musacchio sul quale la diffidenza è condizionata e giustificata dalle sue ultime stagioni, i nomi avvicinati agli interessi rossoneri in questi giorni sono molti e quasi tutti gradevoli. Keita, Kessie, Morata, Aubameyang, Rodriguez sono certamente giocatori che possono alzare il livello della squadra, ma bisogna lavorare molto sui terzini e sul centrocampo per tornare a inseguire un posto sul podio. Certo, è indubbio come la presenza del ds granata Petrachi in settimana a “Casa Milan” abbia sollevato entusiasmo grazie al polverone Belotti. Confessiamo che sarebbe il primo sogno per ricchezza tecnica, spessore umano e proiezione futura. Se un investimento per l’attacco dev’essere, sarebbe lui la nostra prima scelta. L’importante però è arricchire ogni reparto di una squadra depressa.

A proposito, Bergamo è sicuramente l’ultimo importante esame cui – oltre all’allenatore – si sottopone la squadra in questo weekend. Va superato per il piazzamento che riporta in Europa, ma anche per schiarire le idee su molte delle troppe incognite con le quali si arriverà alla fine del mese e della stagione. Chi vuol restare, mischi il suo sangue al nero delle maglie.