Sinisa, vincere per farsi accettare
Carlo Ancelotti ha speso la sua luminosa carriera di giocatore nella Roma e nel Milan, poi finì sulla panchina della Juventus. Fabio Capello a Roma disse: “Mai alla Juve”, poi la allenò. Chi avrebbe mai potuto immaginare Allegri alla Juve subito dopo 4 anni di Milan? E Zaccheroni sulla panchina di Inter e Juve dopo quella rossonera? O Zeman su quella della Roma immediatamente dopo 3 stagioni alla Lazio? Le storie che raccontano questi “tradimenti” arricchiscono il calcio, non lo impoveriscono. Costituiscono la sua essenza come qualsiasi intreccio nella vita, specie quelli impossibili. I tifosi del Milan devono superare lo choc di Sinisa Mihajlovic sulla loro panchina: della vicenda che lo ha portato a sedervisi, non è questo l’aspetto più sorprendente. Prima c’è l’ennesimo vilipendio a una bandiera, Inzaghi dopo Seedorf e dopo lo stesso Ancelotti che in pochi sanno essere stato dismesso come un ferrovecchio nel 2009. Prima c’è l’ennesimo teatrino farsesco in nome della propaganda. Prima c’è l’ennesimo cumulo di balle che da anni sostituiscono un’assenza totale di strategie, di progetti, di idee. Prima c’è l’ennesima confusione organizzata al termine delle 2 stagioni più avvilenti dell’ultimo trentennio. Prima c’è molta roba, insomma, a partire non a caso dalla tendenza di rinnegare persino i propri dogmi (“Il Milan ai milanisti”), sulla pelle non a caso di milanisti doc come i tifosi, gli ex campioni, gli uomini buttati al macero senza scrupolo. Silvio Berlusconi e Adriano Galliani rappresentano oggi la parte più disarmante del calcio italiano per il semplice fatto di essere diventati essi stessi l’opposto di quello che sono stati. Silvio Berlusconi e Adriano Galliani rappresentano oggi un esempio mediatico straordinariamente affidabile per inaffidabilità, di disinteresse verso la propria coerenza e l’amor proprio dei tifosi. Il Milan in mano loro è un vecchio fastidioso giocattolo da riparare o da vendere a pezzi.
Sinisa Mihajlovic non ha alternative per farsi accettare: deve vincere. Vincere con quel poco che gli verrà dato. Vincere imponendo la propria disciplina e il proprio gioco. Vincere riportando regole da grande squadra in uno spogliatoio che ne ha calpestata qualcuna di troppo. Farsi accettare, abbiamo detto scegliendo bene il verbo. Farsi amare sarà dura. In bocca al lupo comunque. Mihajlovic inizia con una piccola dote: fare peggio di questi ultimi 2 anni sembra davvero impossibile, a patto che capisca da subito di avere il primo problema nel rapporto quotidiano con una società impalpabile.

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