Tutto quello che luccica è oro
Dal secondo tempo di Frosinone ai 90' con il Bologna, dalla ripresa dell'Olimpico al primo tempo con il Carpi fino all'intera sfida con la Fiorentina, il Milan ha collezionato la serie più lunga di frammenti dignitosi della sua storia recente. Si possono perdere o pareggiare partite come contro rossoblu' e giallorossi, resta l'amaro in bocca ma non si perde la faccia. Si vincono eccome invece se si gioca con l'intensità vista negli altri lunghi spezzoni di gare e domenica scorsa contro i viola. Questo si chiede in fondo a Mihajlovic e ai rossoneri, prima ancora dei risultati sapendo bene che comunque sarebbero una conseguenza naturale. Si chiede temperamento, si chiede un atteggiamento degno della maglia e delle ambizioni, si chiedono idee. Mica la luna.
All'interno di una squadra organizzata, in un sistema di gioco anche semplice, ma il più adatto possibile al valore e alle caratteristiche di ciascuno, si possono ridurre sensibilmente i limiti individuali arrivando ad esaltare - o almeno far galleggiare - protagonisti altrimenti destinati a sbiadite comparsate. Ci sono esempi clamorosi da citare nel tempo, come il Valencia di qualche lustro fa: una macchina perfetta che dava spettacolo e vinceva, ma qualsiasi pezzo pregiato venisse ceduto a un'altra squadra subiva un'involuzione inspiegabile naufragando nella mediocrità. Mendieta e Farinos i vasi più eclatanti, rimasti due figurine da collezione. Certe dinamiche nascondono le pecche esasperando lo spirito. Questo si pretende.
È una fortuna provvidenziale che a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno Mihajlovic stia riuscendo a far quadrare i conti con questa rosa. Deve aver capito in anticipo che dal mercato di gennaio avrebbe avuto poco aiuto, se non per potare qualche ramo o qualche foglia. Il ritornello è scattato puntuale, #entraqualcunoseescequalcuno, restano poco tempo e poco da fare. Nel frattempo situazioni imbarazzanti collaterali come quelle di El Shaarawy e Luiz Adriano picconano ulteriormente la credibilità societaria, che nei casi specifici più che responsabilità dirette ha certamente dimostrato scarsa lungimiranza. Comunque, qualche anno fa non sarebbe successo. Così come qualche anno fa la farsa Mr.Bee non sarebbe mai stata tale, nei tempi e nei modi. Sono questi i fattori che ora, invece, hanno determinato la netta sensazione di una recita con scopi molto dubbi. In questo scenario che non cambia intorno ad essa, tutto ciò che sembra luccicare nella squadra è oro perché crea una confortante speranza sostenendo la più tiepida illusione. I tifosi innamorati vivono, si nutrono di questi ingredienti essenziali.
Nella settimana della Coppa Italia l'impresa dell'Inter è stata oscurata dalla lite Mancini-Sarri. Volgare, sgradevole, triste in tutti i suoi risvolti. Le cose che succedono in campo e negli spogliatoi, soprattutto le cose che si dicono, dovrebbero restare sempre circoscritte entro quei confini quando non superano i limiti della legalità e del buon gusto, ma quest'ultimo non appartiene purtroppo né a Sarri né a Mancini.
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