Un Milan dall'anima troppo fragile. Se si incazzano Abate e Abbiati, allora vuol dire che c'è qualcosa che non va. Galliani certifica la crisi di Balotelli

Un Milan dall'anima troppo fragile. Se si incazzano Abate e Abbiati, allora vuol dire che c'è qualcosa che non va. Galliani certifica la crisi di BalotelliMilanNews.it
© foto di Pietro Mazzara
lunedì 14 marzo 2016, 00:00Editoriale
di Pietro Mazzara

Se due milanisti veri e di indiscussa origine controllata come Ignazio Abate e Christian Abbiati si incazzano in quel modo e usano quelle parole nell’immediato post partita di Verona contro il Chievo, vuol dire che più di qualcosa non è andata per il verso giusto. Non solo a livello tecnico, ma soprattutto a livello mentale. Il “J’accuse” dell’esperto portiere (subentrato all’infortunato Donnarumma) è violento nei contenuti, ma non nei modi. Ma tale “violenza” ricorda molto quella usata da Buffon ed Evra sei mesi fa quando la Juventus uscì con le pive nel sacco dalla trasferta di Sassuolo ed iniziò lì quella straordinaria marcia che l’ha portata in vetta alla classifica. Anche Abate non ci è andato giù leggero, affermando – di fatto – che ci sono giocatori che ancora non hanno capito il peso, il prestigio e l’onore che la maglia del Milan porta con se. L’atteggiamento generale del primo tempo da parte della squadra è stato alquanto discutibile, il che ha fatto ritornare in mente il Milan della prima parte di stagione. Nella ripresa, invece, c’è stata la reazione che ha fatto aumentare i rimpianti per quell’approccio sbagliato in avvio di gara che, forse, poteva cambiare le sorti della partita. A livello fisico il Milan sta generalmente bene. Qualche giocatore, forse, avrebbe bisogno di un po’ di riposo ma i ricambi o non ci sono oppure non sono all’altezza. In tal senso, l’austerity sul mercato invernale si sta ritorcendo contro visto che l’operazione di recupero di Kevin-Prince Boateng, che avrebbe dovuto essere il polmone di riserve, che non la vede mai.

La vera verità è che sono tre anni che il Milan, che ci sia Allegri, Seedorf, Inzaghi o Mihajlovic, gioca e non gioca. Ci sono partite o flussi di partite che sembrano dare speranza ai tifosi e a chi gravita attorno al club salvo poi crollare verticalmente davanti ad una sconfitta. La squadra, per quanto si possa impegnare quotidianamente, rimpiomba sempre negli stessi problemi (Abate docet) e questo, analizzando la situazione a livello globale, racchiude quello che è il Milan anche fuori dal campo. Ma il Milan non si merita tutto questo. Sinisa sta facendo un lavoro ottimo, sta dando tutto se stesso dentro a questa avventura, ma se poi ci sono giocatori che a parole sono “onorati” di indossare la maglia rossonera, ma poi in campo si abbattono alle prime difficoltà, pensando più alla prestazione personale che a quella funzionale alla squadra e si arrabbiano quando vengono ripresi dai compagni – specialmente quelli del nucleo italiano che sputa sangue e ci mette sempre la faccia – allora vuol dire che qualcosa che non va, c’è. Che la cosa venga chiarita tra le mura di Milanello e se c’è qualcuno che si sta facendo tentare dai presunti interessi di altri club nei propri confronti, allora prego, la via d’uscita da Milanello è di facile imbocco.

Infine pare essere fallita definitivamente l’operazione di recupero di Mario Balotelli. Ieri, l’attaccante di proprietà del Liverpool, non è stato nemmeno preso in considerazione per i cambi a gara in corso e le parole di Adriano Galliani, perfettamente in linea con quelle di Mihajlovic, hanno certificato come per Mario si sia ad un punto di difficilissima volta. A fine anno andrà via, non sarà più un giocatore del Milan con buona pace sua e con il grande rammarico per quello che poteva essere e che, invece, non è stato a meno che, nelle prossime settimane, non succeda qualcosa di difficilmente pronosticabile.