ESCLUSIVA MN - Gallinari: "Maldini ha la capacità di scoprire talenti. Vedrei bene Ibra in una serie stile "The Last dance"

13.05.2020 17:00 di Redazione MilanNews Twitter:    Vedi letture
Fonte: intervista di Pietro Mazzara e di Pietro Andrigo
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
ESCLUSIVA MN - Gallinari: "Maldini ha la capacità di scoprire talenti. Vedrei bene Ibra in una serie stile "The Last dance"

A livello sportivo e non solo, l’Italia all’estero è vista come una fucina di eccellenze: i professionisti e gli atleti del tricolore sono riconosciuti e esaltati per le proprie qualità tecniche e morali. Senza ombra di dubbio, tra questi, figura il nome di Danilo Gallinari. “Il Gallo”, come viene ormai identificato, da più di 10 anni è tra i protagonisti dell’NBA, la lega basket americana che è vista come il gradino più alto del mondo della palla a spicchi. Grandissimo atleta e orgoglioso milanista, Danilo Gallinari ai microfoni di Milannews.it ha raccontato la sua passione per il Milan e il momento attuale della squadra rossonera. Queste le domande e le risposte: 

L’11 maggio nella memoria rossonera riporta alla vittoria sull’Inter per 6-0. Ti ricordi dove hai visto quel derby e come hai reagito?
“L’ho visto in televisione. E’ una data che conosciamo molto bene, sono passati molti anni ma me lo ricordo con grande gioia.”

Dal punto di vista della situazione attuale rossonera, sei sempre stato molto attento alle vicende del Milan. Fai parte di un mondo, quello degli sport americani, dove le franchigie spesso hanno proprietà solide e durature. Questi continui passaggi di proprietà che hanno visto protagonista il Milan può aver influito sulla mancanza di risultati?
“Secondo me sì. Tra l’altro ho letto le ultime vicende riguardanti Paolo Maldini e non mi hanno fatto piacere. Secondo la mia opinione sono cambi che non fanno bene alla società perché si fa fatica a trovare una solidità. Molte volte capita che la squadra che scende in campo è lo specchio della società. Tra l’altro il Milan è stata una formazione abituata a una certa continuità a livello societario e questi continui cambi con obbiettivi diversi e non focalizzati sulla vittoria non sono stati salutari per la squadra.”

In NBA c’è la figura del General Manager che si occupa della ricerca dei giocatori e della composizione delle squadre. In Italia c’è invece una grande cultura di direttori sportivi che collaborano con gli allenatori. Una figura come quella di Rangnick, innovativa per il calcio italiano, come la vedresti applicata al nostro calcio e al Milan?
“Diciamo che Rangnick ha un curriculum di tutto rispetto, ha fatto molto bene. Secondo me nella struttura di una società è fondamentale che l’allenatore alleni e il General manager adempia ai suoi compiti. Nella mia esperienza, perlomeno in NBA, quando ci sono state squadre che hanno dato all’allenatore in mano entrambi i compiti spesso non sono andate bene. Sono due figure, quindi, che devono essere separate e devono lavorare in sintonia.”

Da uomo di sport quale sei sarebbe meglio riprendere con i tornei e con le competizioni, dopo l’emergenza Coronavirus, o sarebbe meglio concentrarsi sulla prossima stagione?
“Secondo me sarebbe meglio concentrarsi sulla prossima perché non credo che in questo momento ci siano le condizioni necessarie per riprendere in sicurezza e in salute. Siamo lontani dal trovare una situazione del genere e siccome il virus è una realtà estranea allo sport e mondiale sarebbe meglio concentrarsi sulla prossima stagione cercando di debellarlo in questo periodo per poi prepararsi per la prossima annata. In NBA se troveremo un modo per finire questa, verrà condizionata anche la stagione dell’anno prossimo e verrà modificata allungando i tempi. E’ una situazione complicata.”

Tornando al Milan, qual è il tuo primo ricordo da milanista unito alla partita più bella che hai visto allo stadio?
“Ci sono tantissimi ricordi. La primissima partita non me la ricordo perché sono passati tantissimi anni ma mi ricordo quando mio padre Vittorio mi portò a vedere un Milan-Inter. Mio padre e mio fratello sono interisti, io sono l’unico che tiene in alto i colori in famiglia (ride, ndr). Quella più bella e che mi ricordo meglio, di sicuro, fu il 3-0 contro il Manchester United, la famosa partita perfetta.”

L’altro momento cardine dell’attualità è la posizione riguardante Maldini e Ibrahimovic. Lati positivi della sua permanenza e quanto potrebbero incidere negativamente le loro partenze?
“Parlando di Ibrahimovic, se dovesse partire inciderebbe negativamente perché la squadra sarebbe priva di un leader importante per l’attuale gruppo del Milan. Per quanto riguarda Maldini mancherebbe la lettura dei giocatori e la capacità di capire i talenti. Io non conosco bene i nuovi manager che potrebbero arrivare ma un ex giocatore con l’esperienza di Paolo sarebbe in grado sia di vedere la qualità che il talento nei ragazzi giovani.”

Quanto ti manca vedere il Milan in tv?
“Mi manca molto. Da distanza qualche partita riesco a vederla, soprattutto se giochiamo in serale riesco a godermela meglio. Come manca agli americani l'NBA, a me manca il Milan.”

Parlando di Ibrahimovic. Quali sono le doti che apprezzi di più in un campione come lui?
“Sicuramente l’etica del lavoro e la cura del proprio fisico. Arrivare in questa condizione alla sua età non è da tutti, specie dopo il grave infortunio al ginocchio che ha avuto ai tempi del Manchester United. Ritornare a quell’età, in quelle condizioni non è facile. Oltre a queste due qualità chiaramente la leadership.”

In queste settimane stiamo assistendo alla meravigliosa documenti-serie “The last Dance” sui Bulls di Michael Jordan. Appurato che le riprese all’epoca erano già in programma, quale calciatore vedresti bene in un progetto simile?
“Domanda difficile. A livello di leadership e di cattiveria agonistica direi che Ibrahimovic potrebbe essere un profilo adatto. Pensando ad un calciatore, parlando ad esempio del Milan, che ha giocato qualche anno in più nei rossoneri penso probabilmente Maldini. Guardavo recentemente la serie su Sergio Ramos e quindi poterla fare su Paolo, considerando il capitano che è stato, sarebbe bello.”

Da straniero nella patria del basket ti senti di ribaltare la condizione che gli allenatori esteri non incidono? Sia Baresi che Ancelotti nei giorni scorsi hanno detto che non bisogna avere paura dei tecnici esteri ma di quelli scarsi…
Diciamo che poter vedere la storia di allenatori italiani che possono portare avanti e fare bene in Italia come ad esempio il caso di Sacchi, per quanto riguarda il Milan, che fu una scommessa. Poter assistere e vedere storie del genere sarebbe bellissimo. Andare all’estero per prendere dei talenti a cui dare una possibilità lo metterei in secondo piano rispetto al dare un’opportunità a un giovane allenatore italiano che possa scrivere una bella storia.”

Il tuo pensiero da tifoso reale di fronte all’attuale situazione del Milan. Per i tifosi sono difficili da digerire questioni di bilancio. Tu che sei in un mondo come il basket che fattura molto di più del calcio, quant’è importante far capire che una azienda e una squadra devono essere sane per tornare a vincere?
“Diciamo che sul discorso di fatturazione tra basket e calcio non conosco le differenze anche perché il calcio è lo sport più giocato al mondo. Diciamo che quello che stiamo vivendo ora è fuori dal nostro controllo, tuttavia se non dovessimo giocare anche i proprietari perderebbero i loro soldi. Bisogna scegliere se mandare all’aria questa annata oppure recuperare in parte le entrate provando a giocare. Il discorso salute-sicurezza viene prima di tutto, la situazione non è difficile da gestire. Tra l’altro dalla partita della nostra squadra contro gli Utah Jazz è cominciato tutto.”

Una curiosità: hai qualche compagno o avversario NBA che è particolarmente appassionato al calcio e chissà tifoso del Milan?
“Penso che questa domanda meriti due nomi: uno più conosciuto e l’altro meno conosciuto. Uno è dei miei migliori amici ed è Riccardo Fois, vice-allenatore dei Phoenix Suns e quando ci sentiamo parliamo quasi esclusivamente di Milan. L’altro è Patrick Beverley, ex compagno di squadra ai tempi dei Clippers. Si presentò in preparazione con la maglia del Milan e allora gli ho fatto arrivare una maglietta personalizzata con il suo nome. Lo stesso lo avevo fatto a Denver Nuggets con George Carl che veniva sempre all’allenamento con la maglia del Real Madrid e allora decisi di regalargli una maglietta del Milan.”

Sarebbe importante, secondo te, se il Milan come società aprisse ad altri sport come ad esempio il Barcellona o il Real Madrid che hanno società di Basket e altre discipline?
“Secondo me sì. Quando giocavo a Milano eravamo molto legati al Milan, facevamo attività con loro ed erano spesso presenti alle nostre partite. Mi ricordo che noi venivamo invitati a vedere allenamenti del Milan ed era una cosa bellissima. Se si potesse creare un circolo in stile Barcellona a Milano, sarebbe bellissimo."