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Sciarrone, tra PK e il suo Milan: "Con i primi soldi di Topolino ho regalato l'abbonamento a San Siro a mio papà"

ESCLUSIVA MN - Sciarrone, tra PK e il suo Milan: "Con i primi soldi di Topolino ho regalato l'abbonamento a San Siro a mio papà"
© foto di Manuel Del Vecchio
Oggi alle 19:00ESCLUSIVE MN
di Redazione MilanNews

Il Milan ha vinto il derby e ha potenzialmente riaperto il campionato, portandosi a -7 dall’Inter capolista che oggi pomeriggio ha pareggiato con l'Atalanta. Nella giornata di domani i rossoneri saranno a Roma per giocare contro la Lazio di Sarri, che non sta vivendo un momento ambientale particolarmente sereno. Da qui in avanti, se si vuole davvero coltivare il sogno scudetto, si deve e si può solo vincere. Giorni di particolare fermento, ma non solo nel mondo del calcio.

Abbiamo intervistato in esclusiva Claudio Sciarrone, celebre fumettista italiano e appassionato tifoso rossonero. Classe 1972, Sciarrone ci ha raccontato della sua passione per il Milan condivisa con il papà e del suo rapporto con il calcio moderno. L’intervista arriva proprio il giorno del 30° anniversario della pubblicazione di PKNA (Paperinik New Adventures, ndr) che nel 1996 un giovanissimo Claudio, insieme ad una redazione di grandi talenti artistici, ha contribuito a creare: un grande orgoglio italiano che è tutt'ora un fenomeno tangibile e che smuove edicole e fumetterie.

Ci racconti un po' del tuo rapporto con il Milan?

“Una delle mie storie col Milan riguarda i primi soldi che ho guadagnato. Il mio primo lavoro pagato è stata un’illustrazione per il Sole 24 Ore che era uno zainetto con tutte le testate Disney… Poca roba. Però la prima storia che ho fatto, lunga, risale all’aprile-maggio del 1992. Arrivano i soldi, mio padre compie gli anni a luglio, e quindi decido di regalarci l’abbonamento a San Siro per vedere il Milan. E la stagione è coincisa con il secondo scudetto del Milan di Capello. Erano gli anni di Papin, Desailly… La prima volta che lo portai allo stadio era un Milan-Napoli in cui c’erano ancora Lentini e Careca, per dire il periodo, e facevo ancora il liceo. C’era piaciuto, però poi guardavamo il Milan in televisione, niente più. Il primo anno di abbonamento c’è piaciuto molto, per il secondo anno siamo finiti dal secondo rosso al primo anello arancio. Avevamo di fronte la tribuna stampa ed eravamo proprio sulla linea di centrocampo e dieci file in altezza. Prospettiva perfetta. E l’abbiamo rinnovato anche l’anno successivo, per tre anni. Sono stati gli anni di Weah, di Baggio… È stato magico proprio. Poi sono iniziati i posticipi serali, faceva freddo e allora ci è un po’ calata la passione (ride, ndr). Scherzo. Quello che ci disturbava era che c'erano, dopo tre Scudetti consecutivi, i milanisti che insultavano i giocatori del Milan. Mi dava proprio fastidio… Però ci siamo divertiti molto in quel periodo lì, è stata una cosa un po’ magica perché mi sono potuto permettere questa cosa… In fondo anche grazie a Topolino”.

E ora segui ancora in modo così assiduo?

“Sì, ma un po’ più distante. Ovviamente ho vissuto l’ultimo scudetto vinto nel 2021/22, Leao mi sembrava che avesse un po’ lo spirito di Gullit per certe cose. Ha un modo di sorridere per cui empatizzo”.

Quando si parla di Claudio artista sono famose, in senso positivo, le “Sciarronate”: questi guizzi con cui risolvi alla tua maniera situazioni “difficili” da mettere giù su carta. Anche Leao è su questo filone da artista secondo te?

“Solo che io sono un pochino più costante, diciamo (ride, ndr). La cosa che mi fa arrabbiare è il talento sprecato. Anche nel mio mestiere, quando vedo qualcuno che fa le cose controvoglia, un po’ così svogliatamente mi fa innervosire. A volte quindi non capisco certi giocatori, lui e anche altri. Sento tifosi di altre squadre che dicono la stessa, che se non entrano in campo con la psicologia giusta allora la partita va un po’ così. Una volta invece anche contro la Cremonese, per esempio, vedevo che lottavano come se fosse il Real Madrid. Poi magari si perdeva pure, ricordo delle sconfitte contro Udinese o contro il Monza… Anche nelle partite da cui si usciva magari un po’ bastonati vedevo i giocatori che avevano del sentimento. Adesso, in generale, quando si perde non rivedo la stessa cosa. Soffrite un po’ come noi tifosi, no? (sorride, ndr)”.

Hai mai disegnato qualche giocatore del Milan in versione papero?

“Per una mostra, un po’ di anni fa, avevo fatto delle opere con Baresi, Tassotti, Maldini e Costacurta paperizzati. Era per il “WOW” (storico museo del fumetto di Milano che purtroppo ha chiuso, ndr). Per i miei 20 anni di carriera avevo fatto 20 opere dedicate ai miti della mia infanzia, da Bud Spencer e Terence Hill al Milan”.

Tra tutti gli impegni e le scadenze, tra cui anche quelle per questa celebrazione dei 30 anni di PK, sei riuscito a vedere il Derby?

“No, perché stavo lavorando. Anzi, ero convinto che fosse la settimana successiva… (ride, ndr). Ero talmente concentrato su quello che stavo facendo che ho scoperto a notte fonda il risultato. Meno male che abbiamo vinto”.

Ti piace mister Allegri?

“Io nasco sportivamente con Sacchi… Però in tutte le cose, anche nei vari progetti editoriali in cui sono stato coinvolto, non è che deve essere tutto spumeggiante. Devi fare di necessità virtù. Ci sono progetti che devi portare a termine in un certo modo perché bisogna essere efficienti, e altri in cui puoi essere spettacolare. Poi uno fa quello che può con quello che ha e con la forza che può permettersi”.

Questo è evidentemente l’anno dei revival. A quasi 41 anni Modric ha dimostrato a tutta l’Italia che è ancora un campione immenso, voi con PK, 30 anni dopo, dimostrate che è stato un progetto con un enorme impatto che continua anche oggi:

“Resistiamo agli urti, diciamo (ride, ndr). Chi ha avuto la fortuna di crescere, anche sportivamente, in un certo periodo storico, probabilmente ha assorbito meno la tensione del dover dimostrare, che sia con i numeri o con le vittorie sul campo. Gioco, o disegno, perché ho il fuoco dentro”.

Però il contesto, sia sportivo che editoriale, è cambiato parecchio da allora:

“Purtroppo quello che annacqua un po’ è tutto il sistema. Il periodo Berlusconi, ad esempio, è stato incredibile per tanti motivi. C’era una società molto determinata, che si prendeva un sacco di rischi. Ora, faccio un paragone anche con le major, sei talmente grande che devi pensare ad un pubblico generalista, ma non puoi cercare di accontentare sempre tutti per forza, altrimenti poi rischi di scontentare tutti. Invece una cosa particolare, inaspettata, ti può dare un valore aggiunto. PK è nato anche per quello, è una cosa che la Disney aveva non considerato. E ci ha lasciato fare. E quindi abbiamo dimostrato sul campo quello che eravamo capaci di fare, che era un insieme di tanti fattori. Anche noi eravamo liberi, non eravamo ingabbiati. Tant’è vero che quando PK poi è diventato una realtà Disneyana a tutti gli effetti, si sono presi autori che stabilizzassero la situazione, non c’era più bisogno del colpo ad effetto. Noi, con PKNA (la prima serie di PK, ndr), eravamo un team di fantasisti per fare un parallelo. Eravamo al posto giusto al momento giusto, come il famoso Milan di Sacchi: c’erano ovviamente loro, ma anche il sistema calcio era tutto diverso. Allo stesso modo anche noi siamo nati in quel momento perché l’editoria era stagnante in qualche modo, tutto già prestabilito, inquadrato. Nel frattempo in America c’era Spawn con l’Image (terza casa editrice principale negli USA dopo Marvel e DC, diventata famosa per il suo approccio totalmente innovativo, ndr) che stava scardinando tutto lo status quo. Era tutto standardizzato, esce Todd McFarlane e guarda cos’è successo. Come nel calcio, ci sono cicli. Magari uno che ha un guizzo, da solo, si sente come se stesse combattendo contro i mulini a vento. Deve essere tutto il sistema ad accoglierlo”.

Nel 2015 crei “Amale”, un fumetto che parla di calcio femminile quando, almeno in Italia, era poco più che una categoria dilettantistica. Come mai un artista come te si è interessato ad un mondo sportivo così di nicchia?

“Ho conosciuto la moglie di Beppe Baresi Elena Tagliabue, che era in società nell’Inter Femminile, in un derby femminile Inter-Milan (all’epoca c’era il Football Milan Ladies, non ancora affiliata all’AC Milan, ndr). Vedo questa partita, conosco lo staff, conosco uno dei dirigenti ed entriamo in simpatia. Mi ha fatto assistere agli allenamenti e vedevo i sacrifici che facevano queste ragazze (all’epoca non c’era ancora il professionismo in Italia nel calcio femminile, ndr). Le coetanee uscivano la sera, andavano in discoteca a ballare e vedere invece loro che il venerdì sera avevano il ritiro e tutto il resto mi sembrava ancora più impattante come storia. Oggi con i social siamo pieni di gente che ostenta, per qualsiasi cosa, invece quel “sottrarsi” era quasi da samurai, un atteggiamento molto marziale. E questo mi aveva affascinato. Il calcio maschile l’avevo già visto e stravisto standoci a contatto, tant’è che ho nella testa dei progetti, però avere la possibilità di raccontare un calcio del genere, diverso da quello a cui la gente era abituata, mi aveva affascinato. Allora non si parlava ancora così tanto di calcio femminile. Quell’atmosfera lì mi aveva gasato molto, e allora volevo raccontarlo con una storia. Così ho messo in piedi quel piccolo progettino; mi piace andare fuori dalla mia comfort zone. Il plot di quella storia lì è ancora molto attuale, anche se Amale in realtà era un prequel, l’inizio di una vicenda. Volevo raccontare la storia di questa ragazza, che non esisteva, che piano piano si inseriva nella squadra. Poi c’era Regina Baresi, figlia di Giuseppe e nipote di Franco, che era la co protagonista. Poi ho scoperto, conoscendoli, che lei da bambina faceva tennis. Non volevano che facesse calcio inizialmente, però con uno zio ed un papà così…”.

Domanda banale, ma necessaria. Tra i giocatori del Milan, sia del presente che del passato, c’è qualcuno che ti ricorda un po’ PK?

“Gattuso (ride, ndr). Testa bassa, spontaneo, con la sua grinta…”.

intervista di Manuel Del Vecchio.