TWITCH - Martorelli: "Leao? In altri club non hai la certezza della titolarità"

08.12.2022 18:00 di Manuel Del Vecchio Twitter:    vedi letture
TWITCH - Martorelli: "Leao? In altri club non hai la certezza della titolarità"
MilanNews.it
© foto di Federico De Luca

Il noto procuratore Giocondo Martorelli è stato ospite in diretta sul canale Twitch di MilanNews.it. Queste le sue dichiarazioni, tra alcune tematiche del mondo Milan e tante curiosità sull’universo degli agenti e dei procuratori.

Com’è cambiato il mestiere del procuratore sportivo nell’arco dei tuoi trent’anni di carriera? “Io ho iniziato che ero all’Università, facevo Giurisprudenza ma naturalmente avevo grande passione per il calcio. Avevo dei rapporti legati all’ambiente Inter, soprattutto con giocatori giovani, quelli dello scudetto ‘80/81. Si affacciò in prima squadra Beppe Bergomi e da lì nacque un rapporto importante. Poi si consacrò e da lì è iniziata la mia avventura in questo tipo di professione, per 30 anni sono stato il suo procuratore. Penso di aver dimostrato sempre grande correttezza, serietà e deontologia professionale: ne vado fiero. Oggi il mondo è cambiato, i rapporti con i calciatori sono cambiati. 30 o 20 anni fa i rapporti con i calciatori, con una media di 8 su 10, rimanevano duraturi, quasi per tutta la carriera. Ho avuto tanti giocatori con cui ho iniziato un rapporto professionale durante i loro anni in Primavera e si è concluso alla fine della loro carriera, e tutt’oggi abbiamo rapporti interpersonali importantissimi. Oggi è utopia pensare questo, oggi un calciatore medio durante la sua carriera cambia minimo 3 procuratori. Certi rapporti di stima e riconoscenza oggi non esistono più, mi rendo conto che sono cambiati i tempi. Penso che ognuno di noi deve essere bravo a capire i momenti in cui le cose cambiano e magari non condividerle, ma accettarle”.

I calciatori che cambiano spesso procuratore minano la propria immagine o la propria credibilità? “Questo è un elemento che dovrebbe essere preso in considerazione anche dai dirigenti sportivi e valutare il perché. A volte ci sono fenomeni che non si possono raccontare, che tutti conoscono ma su cui in molti fanno finta di niente. In Italia è successo tantissime volte, le cose vanno sempre in quella direzione e non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. È così, purtroppo. Ci sono situazioni che ti porterebbero a valutare un calciatore anche da un punto di vista morale, ma spesso i dirigenti soprassiedono o addirittura sono coinvolti direttamente per interessi propri. Si andrebbe a creare una situazione antipatica nello sviscerare questo tipo di rapporti che vanno a verificarsi. Quello che deve predominare, dopo tante battaglie fatte in tanti anni, è che ti accorgi che delle volte sei quasi costretto a demordere, guardando alla tua vita e alle tue cose sperando che possano andare per il meglio”.

Di norma i tifosi sanno ogni virgola di una trattativa, tra cifre, formule e tutto il resto. Mentre per quanto riguarda “il mercato delle procure” c’è un vuoto. Non c’è nessun tipo di ente che regola questo tipo di situazioni? “Se tu costruisci un rapporto con un calciatore dall’età di 16 anni, lo aiuti nella crescita, non solo professionale ma anche di vita perché tanti ragazzi hanno problemi familiari, hanno poca cultura e quindi io, e non voglio apparire presuntuoso ma chi mi conosce sa della mia onestà e della mia correttezza, ho sempre cercato di dare una mano a tutti i ragazzi anche nell’extra calcio. Quando inizi un percorso con un calciatore e negli anni riesci ad ottenere qualcosa di importante, arrivando in un club medio o importante, poi all’improvviso finisce tutto. Perché se ti dessero un qualsiasi motivo valido, lo accetteresti. Ma quando non c’è, quando la telefonata è: “Hai fatto tanto per me, mi dispiace ma devo cambiare, devo pensare al mio futuro”, come se fino a quel momento non avessi fatto niente, anche se gli stavi facendo guadagnare qualche milione di euro. Ovviamente il calciatore li guadagna perché è bravo, il procuratore non si inventa chissà cosa: noi siamo bravi a fargli ottenere qualcosina in più. No, non c’è nessun tipo di ente che regola queste cose. Il più delle volte è difficile dimostrare perché i calciatori cambiano agente, lo dovrebbero denunciare loro stessi, ma mai nessuno della vita farà un’autodenuncia. Per me c’è stato un caso, di cui non farò mai il nome, che dopo avergli fatto cinque anni di contratto con una squadra di Serie A all’indomani ha cambiato il procuratore. Non ha mai migliorato quel contratto da quando mi ha lasciato, non ha mai migliorato neanche la sua carriera calcistica. Tante volte mi guardo allo specchio e cerco di essere autocritico, ma se non hai mai migliorato niente qual è il perché di tutto questo? Qui si innescano tante problematiche, lasciamo a chi ci ascolta di trarre le proprie considerazioni”.

È vero quello che si dice, ovvero che se un calciatore vuole rinnovare firma e basta, senza “distrazioni” da fuori? “È un discorso molto ampio. Bisogna capire che tipo di calciatore è, qual è la situazione contrattuale con il club attuale e qual è la proposta. Il peso specifico cambia. E soprattutto bisogna capire che tipo di offerte può avere da società altrettanto blasonate. Subentrano tante cose, se uno ha una morale, e io ho sempre consigliato di aver rispetto di una società che ti ha cresciuto, che ha investito su di te, che ti ha valorizzato, e di dargli un minimo di prelazione. Se la società X ti offre 1 e la società Y ti offre 10 oppure 8 allora capite bene che la scelta comincia ad essere difficile. Ma se la differenza è minimale e sai che la carriera con 2-3 milioni di euro in meno non ti cambia la vita, per me l’onorabilità e la voglia di rimanere in quel club è qualcosa di importante. Ho rappresentato per 30 un calciatore come Bergomi che ha sempre rinunciato ad altre cose per rimanere con quella maglia. Onestamente per me è utopico pensare che questo possa avvenire anche oggi, è difficilissimo. È sotto gli occhi di tutti, lo vediamo che è molto complicato che avvenga”.

In base a cosa viene stabilita la commissione al procuratore nell’ambito di un’operazione? “La commissione è del 5%, non ho preso qualcosa di diverso. Poi quando ad esempio c’è un calciatore a parametro zero, magari importante, sicuramente la commissione è più alta. La società risparmia sul cartellino e il procuratore ne trae un vantaggio maggiore. Il vantaggio ce l’ha anche il calciatore che invece di guadagnare 2 ne guadagna 4, la società che lo acquisisce invece di spendere 30 milioni per il cartellino lo prende a parametro zero e il procuratore percepisce quindi, in molti casi, un compenso superiore. È nell’ordine comunque sempre del 5% sul compenso lordo del calciatore. Così è stabilito, poi ognuno nella vita fa come vuole”.

Come si fa a diventare procuratore? “CI vuole tanta passione, tanta conoscenza e tanti sacrifici. Oggi è diventato molto più complicato, siamo tantissimi, il mercato è abbastanza saturo. Bisogna sostenere degli esami e poi andare sui campi a cercare giocatori bravi, farsi conoscere e poi aver rapporti con i vari dirigenti, cominciando un percorso importante. Ci vuole tanta disponibilità, non solo economica ma anche di tempo”.

Ma quindi è vero che la stampa e le TV possono condizionare una trattativa? “Sì, influiscono. Ci sono delle cose che per rapporti personali di tanti giornalisti, che magari spingono in quella direzione, aumentano spesso la visibilità, mettono tante volte i dirigenti nelle condizioni di andare in difficoltà. Dipende molto dalla forza e dalla qualità dei dirigenti di non farsi mai poi prendere dal bavero da questo tipo di situazioni. Quanti trasferimenti sono stati “pilotati” dalla stampa e poi alla lunga, a furia di martellare si sono verificati. Ma non posso andare oltre (ride, ndr)”.

Lei era l’agente di Bonaventura quando passò al Milan. Cosa ci racconta di quel trasferimento? “È stata la notizia più importante dell’ultima ora di mercato. Nel pomeriggio c’era stato un incontro addirittura con il Verona, ma sia il ragazzo che l’Atalanta declinarono. Nel tardo pomeriggio Ausilio (dirigente Inter, ndr) mi chiamò e mi disse che volevano chiudere per Bonaventura. Eravamo lì con la famiglia Percassi e Pierpaolo Marino, sembrava già tutto fatto, tutto a posto. Avevamo parlato anche di compensi e di tutto. Alle 20 mi telefona di nuovo Ausilio e mi fa capire che Mazzarri non era molto d’accordo nel portare in rosa un altro giocatore. Doveva andare via Guarin ma era saltato l’affare. Mazzarri non voleva mettere in rosa altri giocatori che potessero creargli problemi con le scelte. A quel punto si inserì Galliani con grande volontà e decisione, ci disse di andare subito in sede e che avrebbero fatto subito l’operazione. Verso le 21 andammo nella sede del Milan con la macchina del presidente Percassi io, Marino e Bonaventura. Fummo accolti benissimo, con grande disponibilità Trovammo l’accordo facilmente. Per un ragazzo di quell’età arrivare in un club così importante e prestigioso era un’opportunità straordinaria, stava coronando un sogno. È stato un momento molto bello. Al Milan è andata bene (ride, ndr). Anche per l’esborso economico, fu pagato veramente poco. Dopo pochi mesi il mercato cambiò del tutto, mi ricordo che dopo pochi mesi, durante il mercato di gennaio, Gagliardini fu trasferito all’Inter per circa 25-30 milioni di euro dopo sole 10 presenze in Serie A. Ci fu un incremento dei costi sproporzionato”.

Se fosse stato ancora il procuratore di Donnarumma a maggio 2021 come lo avrebbe consigliato? “Per quella che è la mia condotta morale e per quello che offriva il Milan, per quello che rappresentava lui per il Milan, per l’età che aveva e poiché non aveva nulla in mano, non ci dimentichiamo che nel momento in cui ha rifiutato il Milan è stato il miglior portiere dell’Europeo, ha vinto l’Europeo ma era senza una squadra, questa è la verità. Sull’altro piatto non aveva nulla, poi in un secondo momento è arrivato il PSG, dove al primo anno non ha giocato quasi mai, andando a prendere qualche milione di euro in più. Gli avrei fatto questo discorso: se finisci la carriera con 300 milioni di euro o 290, ma sei amato da tutti, non cambia niente. Poi a 25-26 anni ci sarebbe stato tutto il tempo per andare al Real Madrid, ad esempio, se le cose non fossero andate secondo i piani. Questo è quello che avrei cercato di fargli capire. Anche perché con Maldini e Massara penso ci fossero tutti i presupposti per proseguire. Sono due signori, due grandi dirigenti e due persone straordinarie. Penso che nessuno meglio di Maldini possa rappresentare questi colori. Dovreste essere contenti e onorati di avere una figura del genere nel Milan, ve lo dice chi non è milanista. Non sono di parte”.

Che idea si è fatto sulla situazione Leao, tra avvocato, papà e Mendes? “Mi auguro e spero che possa trovare certezze, serenità e tranquillità in un ambiente in cui lo amano e che possa proseguire questo percorso al Milan. Oggi molte società, escludendo il PSG, difficilmente possono offrire tantissimi più soldi del Milan. Anche l’altro giorno in nazionale ha giocato pochi scampoli di partita, facendo un grandissimo gol perché ha qualità straordinarie; ma se ad esempio vai al PSG finché ci saranno Mbappé, Neymar e Messi le possibilità che tu non possa partire titolare sono alte. Se arrivi in un altro club importante la concorrenza è sempre più alta. Io penso che la cosa bella per un calciatore sia giocare, esprimersi sempre al meglio e giocare con continuità. Poi se guadagni qualche euro in meno non dovrebbe essere quello l’aspetto fondamentale, ma mi rendo conto che non tutti la pensiamo allo stesso modo e ho rispetto anche di chi la pensa in maniera diversa”.