Addio all’Europa. L’obiettivo mancato può essere la base per il Milan del futuro?
Tra presente e passato: Milan-Sassuolo. Protagonista indiscusso della serata di S.Siro, quella che chiude la stagione, è il tabellone elettronico che sovrasta il secondo anello. Al gol di Muntari, che dopo poco più di due minuti porta in vantaggio il Milan, segue una reiterata serie di sguardi nella speranza che le dirette avversarie per l’accesso all’Europa League compaiano tra le perdenti illuminandone i pixel. Un’attesa a tratti spasmodica, interrotta dall’urlo della curva quando Pazzini regala l’emozione del gol, poi annullato per fuorigioco. L’occhio torna al riflesso rosso sullo schermo, ma l’immagine è statica. Nel frattempo il Napoli azzera le speranze del Verona di continuare a sognare nell’impresa. Fuori uno, si potrebbe pensare, ma non basta. Il Parma pareggia e il Milan raddoppia con De Jong, aiutato dalla deviazione ad insaccare alle spalle di Pomini. Finchè la Fiorentina, l’acerrima rivale della scorsa stagione, non troverà la via della porta, al Milan serve un altro gol per avere la meglio sui granata nei conteggi della classifica avulsa. E allora ci pensa Pepito Rossi che dal dischetto fa illuminare l’anima rossonera dei presenti. Il suo nome ci abbaglia, sembra quasi rimbombare alle nostre orecchie, un’emozione che coinvolge tutti i sensi. Ma come ogni emozione, la sua durata è effimera e svanisce al gol di Ceccherini che porta in vantaggio il Parma. Donadoni supera Seedorf nella rincorsa all’Europa e mette un altro tassello importante al suo curriculum. Non bastasse, anche il Torino trova la via del pareggio e per un attimo il tabellone rimane nero. Quasi a voler identificare l’umore che si respira nei minuti seguenti. Nel frattempo lo sguardo torna al campo, sul quale dopo mesi torna El Shaarawy. I primi minuti fanno venire dei leciti dubbi sulle scelte di Prandelli: un posto per lui nei trenta non sarebbe stato un azzardo. Ma evidentemente la sua lunga assenza è stata la discriminante nelle scelte ponderate del Ct azzurro. Intanto arriva la notizia del raddoppio del Parma, con quell’Amauri che difficilmente sbaglia le gare importanti e ancora il raddoppio della Fiorentina, che però al momento non sortisce alcun effetto benevolo. La partita volge al termine e il campo torna protagonista. Dopo quello di Mexes, il rosso a De Sciglio lascia il Milan in nove nel finale e il rigore segnato da Zaza regala il gol della bandiera al Sassuolo. Si spegne il maxischermo, così come i sogni europei del Milan.
Il futuro: Seedorf rimarrà?L’eliminazione dall’Europa è arrivata di rincorsa, così come di rincorsa si sono formate le residue speranze di poter mettere un sigillo positivo su una stagione che doveva esser archiviata come la più negativa della storia recente rossonera. L’arrivo di Seedorf, di fatto, ha ridato al Milan un obiettivo, seppur questo sia stato gettato sul tavolo in extremis, quasi a sottolineare la giusta causa di un ipotetico addio. Il silenzio del Presidente Berlusconi, si è improvvisamente interrotto e da qualche giorno le aperture alla conferma dell’olandese non sembrano più mere utopie. Nel calderone ci mettiamo tutto: dalle strategie da campagna elettorale, alle mancanti condizioni economiche per potersi sobbarcare l’onere di avere a libro paga due tecnici, a qualche riflessione a mente più fredda e razionale circa i risultati ottenuti sul campo negli ultimi mesi. Nello stesso calderone ci mettiamo anche le sterili polemiche, le risposte non adeguate alla situazione, gli errori commessi, in fondo, da entrambe le parti. Ci metterei anche il rischio di commettere una caduta di stile: non si strappa un calciatore al campo per costruirgli un trono in panchina se non si ha la ferma convinzione che questa sia una scelta giusta e anche di cuore. Per tutte queste cose credo che il futuro del Milan debba ripartire da una profonda riflessione che coinvolga ogni settore. Ritengo che dall’inaugurazione della nuova sede di via Rossi possa, tra qualche ora, ripartire la campagna di ricostruzione di squadra e strategie societarie. Il Milan senza Europa ha bisogno di nuovi stimoli, sia dentro che fuori dal campo. E, per ciò che riguarda l’aspetto tecnico, un anno libero da impegni europei, che consenta un lavoro sul campo continuo ed equamente scadenzato, credo possa essere la condizione migliore per gettare le fondamenta del Milan del prossimo futuro.

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