Evani: "Samp-Milan gara complicata, confermerei Leo"

16.04.2010 08:15 di Antonio Vitiello  articolo letto 1471 volte
Fonte: sampdorianews.net
© foto di Giacomo Morini
Evani: "Samp-Milan gara complicata, confermerei Leo"

Assieme a Ruud Gullit, un altro importante tassello del Milan stellare approdò alla Sampdoria nell’estate 1993. Si trattava di un centrocampista dotato di grande tecnica e duttilità tattica, un Nazionale, un professionista esemplare, che ogni tecnico avrebbe voluto fare carte false pur di averlo alle proprie dipendenze. Paolo Mantovani lo portò a Genova e i tifosi blucerchiati ebbero modo di apprezzare il suo grande rendimento, che contribuì alla conquista dell’ultima Coppa Italia nella prima stagione sotto la Lanterna. Per analizzare al meglio la vigilia della sfida tra Sampdoria e Milan, Sampdorianews.net ha avuto il piacere di contattare in esclusiva Alberigo Chicco Evani, attualmente tecnico del San Marino:

Chicco, come ti senti nelle vesti di allenatore?
“Bene direi, dopo tanto settore giovanile, questo è il primo anno che posso confrontarmi con il mondo professionistico, nella categoria che equivale alla vecchia C2. Finora le cose stanno procedendo bene, sto lavorando con un bel gruppo e stiamo ottenendo discreti risultati. Speriamo di concludere in bellezza il campionato”.

Quali sono i ricordi della tua esperienza in blucerchiato?
“Alla Samp non sono stato bene, anzi benissimo. La famiglia Mantovani era squisita, i tifosi sempre molto gentili con il sottoscritto, sono stato benissimo, la squadra era competitiva, l’ambiente era a misura d’uomo, familiare, come piace a me. Con il Milan ho vinto tanto, ma non la Coppa Italia, che ho potuto conquistare al primo anno alla Samp, sono riuscito a togliermi questo sfizio. Ho bellissimi ricordi sia con i miei ex compagni, che con gli addetti ai lavori, non dimenticando i magazzinieri, persone sempre capaci di trasmettere energia ai calciatori. Non ho mai avuto alcun tipo di problema con i tifosi blucerchiati, mi hanno sempre apprezzato e ci hanno appoggiato soprattutto nelle difficoltà, dimostrando sempre grande maturità”.

Cosa ha rappresentato il Milan nella tua carriera e, in generale, nella tua vita?
“Il Milan è la mia seconda famiglia. Ho vestito il rossonero per la prima volta all’età di 14 anni, sono passato dal settore giovanile alla prima squadra, dove sono stato per 16 anni, ai quali se ne sono aggiunti 10 come tecnico del settore giovanile. In pratica ho trascorso 26 anni della mia vita nel Milan, vuol dire tanto, anche se devo ammettere che i 4 anni alla Samp sono stati sì inferiori numericamente, ma non meno intensi in termini di passione”.

Domenica Samp e Milan si affrontano in una sfida che si preannuncia chiave nelle rispettive rincorse: il quarto posto da un lato, lo Scudetto dall’altro. Che partita ti aspetti?
“Il Milan non può più permettersi di sbagliare se non vuole vedere spegnersi il lume di speranza per lo Scudetto. La Samp sta bene, ha un ottimo tecnico: è vero Del Neri può vantare una rosa molto valida, ma per il gioco espresso dalla squadra e la coesione del gruppo, gran parte dei meriti vanno a lui. Per il Milan non sarà semplice superare quest’ostacolo, anche se la gara dell’andata potrebbe far pensare il contrario, fu una vittoria molto facile. Ora la Samp sta bene, gioca in casa e sta vivendo un ottimo momento”.

La partita disputata a San Siro arrivò subito dopo la pesante sconfitta subita nel derby. Adesso le cose sono andate esattamente al contrario: la Samp arriva galvanizzata sulle ali dell’entusiasmo…
“In effetti la Samp arriva alla sfida con il Milan con una grande carica, merito del derby e dell’ottima serie di risultati, ottenuti tramite grandi prestazioni, poi si sa, spesso vittorie portano altrettante vittorie. Ci sono tutti i presupposti per far bene, mi attendo una gran bella partita, nella quale nessuno può permettersi passi falsi, che vinca il migliore…”

Al posto di Sampdoria e Milan che decisione prenderesti su Del Neri e Leonardo: chi confermeresti per la prossima stagione?
“Confermerei sicuramente entrambi. Del Neri, sotto il profilo tattico, è forse superiore, anche per la maggiore esperienza accumulata negli anni, ma Leonardo ha dimostrato con i fatti di saper guidare un gruppo composto da grandi campioni, non è mai facile, dal punto di vista gestionale il brasiliano ha poco da imparare”.

Se potessi ripercorrere la tua carriera da calciatore, quali eventi possono rappresentare il rimpianto più duro da digerire e la gioia più indescrivibile?

“Rimpiango la mia assenza durante la finale della prima Coppa dei Campioni vinta a Barcellona contro la Steaua Bucarest, non ho potuto partecipare a causa della rottura della caviglia 20 giorni prima. Rimasi molto dispiaciuto, anche perché avevo giocato tutte le gare prima della finalissima. Fortunatamente mi sono tolto tante grosse soddisfazioni in carriera, sia a livello individuale che di collettivo, ma forse la più importante fa riferimento al mio goal decisivo su punizione che consentì al Milan di vincere la Coppa Intercontinentale contro il Nacional Medellìn”.

Puoi svelarci in cosa consiste il tuo sogno nel cassetto?
“Il calcio è la mia più grande passione, la coltivo fin da quando ero bambino, l’ho mantenuta viva sia da calciatore e ora come allenatore. Spero di poter arrivare anche da tecnico nel calcio che conta, nella vetrina del grande calcio, seguendo un processo di crescita sempre con umiltà e passione”.