Shevchenko: "La fame di vincere mi trasformava in campo. Finale di Manchester? Mi ha cambiato la vita"

07.05.2021 23:45 di Gianluigi Torre Twitter:    Vedi letture
Shevchenko: "La fame di vincere mi trasformava in campo. Finale di Manchester? Mi ha cambiato la vita"
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© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Intervistato a '23', edizione di Sky Sport 24, Andrij Shevchenko ha raccontato alcuni anedotti del suo nuovo libro. Queste le sue parole: 

Sull'arrivo al Milan: "Sono stato accolto bene, avendo anche Alessandro Costacurta e Massimo Ambrosini ci siamo trovati molto bene. Massiamo mi dava il passaggio per andare a Milanello, andavamo fuori a cena. Era come un fratello per me."

Su Milanello: "Quando arrivai c'era una grande folla dei tifosi. Non avevo mai visto una roba del genere, è stato impressionante, anche la struttura di Milanello. Quando abbiamo fatto pre-ritiro in Sardegna c'erano Billy e Massimo che avevano affitato una barca e mi avevano invitato a Porto Cervo ".

Cosa lo rendeva diverso: "Penso che la fame di vincere mi trasformava in qualcosa di diverso in campo. Mi piaceva giocare partite importanti e difficili, e allora mi trasformavo in una persona diversa". 

Sulla crescita: “Io penso che sia tutto completo. Da quando ho iniziato ho sempre avuto questo atteggiamento, avevo fame di vincere e di fare qualcosa diverso dagli altri”.

Sui test a Milenallo: “Non è cambiato nulla, facevamo delle sfide pazzesche. Per dire, al Milan sono passati grandi alteti. Io ricordo che avevamo fatto un test di velocità, e quando ho visto cosa ha fatto Paolo Maldini a 35/36 anni… batteva ancora tutti”

Su Rui Costa e Kakà: “Rui e Kakà avevano caratteristiche diverse. Ricky aveva un’accelerazione incredibile. Lui aveva la freddezza di fermarsi e girare la palla. Era un fenomeno. Rui era diverso, ma quel Milan era fortissimo: c’era Pirlo, c’erano Serginho e Cafu. Al Milan avevano grandi talenti”.

Sull’interesse del Milan: “Io lo sapevo che c’erano tante squadre su di me, ma ho saputo dopo del Milan. Quando ho incontrato il Milan, ci ho creduto per la prima volta”.

Su chi lo assomiglia di più: “In Italia quello che mi assomiglia di più è Belotti.

Su Braida-Galliani: “Ricordo benissimo, io feci una pessima partita. Infatti dopo quella partita non era sicuro che il Milan mi volesse prendere, ma Braida è stato molto sicuro nella decisione, convincendo anche Galliani. Poi quello che è successo è storia. Il Kiev era forte, non a caso siamo arrivati in semifinale di Champions. Crescere in quell’ambiente è stata una grande esperienza, anche Lobanovsky mi ha aiutato tantissimo nei primi anni della mia carriera. La cultura italiana è diversa. Noi non giocavamo partite intense, e lui era intelligentissimo: dava il giusto carico per giocare le partite di Champions e per darci l’opportunità di “vendersi”. È stato molto bravo, lavorava molto sulla fisicità”.

Sul rigore contro la Juve: “E’ difficile. Anche rivederlo adesso, c’è grande emozione. Questa partita mi ha cambiato la vita, è una parte della storia del calcio europeo. Volevo calciare quel rigore, e quando andavo verso il dischetto dicevo di non cambiare la decisione. Carlo mi ha chiesto di tirare subito, e gli ho detto che sarei andato a calciare per ultimo”.

Sul rigore contro il Liverpool: “La verità è che ci abbiamo creduto fino alla fine, non abbiamo mollato subito come si diceva. Dopo una partita così, un thriller, eravamo più nervosi. Avevo deciso di tirare in un modo, e quando ho visto il portiere partite ho provato a piazzare il rigore e l’ha parata. He pesato tanto quella sconfitta, per un paio di mesi non riuscivo a dormire”.

Sulla semifinale contro l’Inter: “Si sentiva da 15-20 giorni quell’aria pesante. Non solo noi, ma anche tra la gente, al ristorante”.

Sul gol contro la Roma: “Lo metto al primo posto. Era un gol difficilissimo, tra i più difficili”.

Sul gol contro la Juve: “Era un tiro, certo. Sono stato fortunato a trovare quell’angolo”.

Su un gol anticipando Panucci: “Conoscendo Christian Panucci credo non mi abbia più parlato. Siamo andati a vedere Kobe Bryant assieme a Los Angeles”

Su Michael Jordan: “Per me è stato il più grande atleta del mondo. Quando vedevo i Chicago Bulls era incredibile. Era perfetto per lo sport che giocava”.

Sulla Superlega: “Io avevo già parlato, e non avevo capito il senso di questa competizione. Era difficile capire le regole. Secondo me non c’era senso di fare una cosa così. La Champions è una competizione a cui possono partecipare tutti, anche le piccole squadre”.

Su Juve-Milan: “E’ difficile, la Juve è difficile. Il Milan ha fatto un buon campionato, anche se ha sofferto un po’ per l’assenza di alcuni giocatori e un po’ di stanchezza”.

Sulle ex glorie rossonere ora allenatori: “Ho visto Rino, sta facendo benissimo. Ha avuto qualche problema, ma sta facendo un ottimo campionato. Per Andrea non è facile in una Juve in transizione, soprattutto per essere la prima panchina. Pippo ha fatto un buonissimo girone d’andata, ma nel girone di ritorno ha avuto più partite difficili”.