Allegri abbandona l'ultima spiaggia
Lo sfogo di Massimiliano Allegri è arrivato come un fulmine a ciel sereno dopo la splendida vittoria di Champions, inaspettato ha squarciato la gioia per un traguardo definitivamente raggiunto, dopo una rincorsa lunga e faticosa.
Qualcuno ha addirittura puntato il dito contro il livornese, tacciandolo di aver provato a rovinare la festa rossonera, ma il tecnico ha semplicemente voluto mettere in chiaro alcune cose e l’ha voluto fare nel momento in cui ha effettivamente compiuto un’impresa. Sì, perché d’impresa si tratta, e non ci si riferisce all’aver battuto il Psv, ostacolo arduo, ma non insormontabile, ma all’aver raggiunto un traguardo che, visti i presupposti della scorsa stagione, sembrava inarrivabile. Massimiliano Allegri ha compiuto un vero e proprio miracolo, prendendo un Milan che in molti dipingevano da sesto o settimo posto (il tutto mentre chi di dovere parlava incomprensibilmente di scudetto dopo l’arrivo di De Jong) e portandolo nell’Europa che conta, ai piedi di un podio tricolore condiviso con due formazioni dalla qualità e dalla coesione di gran lunga superiore.
Il Conte Max più che un sassolino ha voluto togliersi un vero e proprio macigno dalla scarpa, quello che porta con sé sin dal suo esordio sulla panchina del Milan, dai primi risultati deludenti nelle amichevoli, dallo scetticismo che c’era intorno ad un allenatore bravo, ma che veniva dal Cagliari e non aveva il pedigree che in molti si aspettavano per il diavolo. Allegri ha sempre convissuto con le critiche, le ha affrontate col sorriso e le ha dribblate con la stessa eleganza che sfoggiava in campo da trequartista, ha retto di fronte alle osservazioni presidenziali, mai troppo morbide con lui, finchè la pressione non è divenuta troppa.
La scorsa stagione, nata storta con una squadra da rifondare, è stata di quelle che non si dimenticano facilmente, l’opinione pubblica contro, un gruppo che aveva bisogno di un’anima nuova e tante, troppe scelte da prendere per non sbagliare. La prima metà è stata complicata, con tante decisioni criticabili e lo spettro dell’esonero che incombeva sull’acciuga rossonera. La società è stata sorprendente e lungimirante ad attendere, il tecnico è stato splendido nel reggere agli urti e riuscire a plasmare una squadra che nel girone di ritorno ha saputo stupire tutti.
Il gruppo è dalla sua parte, i risultati anche. Un primo, un secondo (forse l’unico risultante deludente al cospetto della sorprendente prima Juve di Conte) ed un terzo posto in tre anni, qualche delusione in Champions, ma la rosa non è mai stata all’altezza dei top club europei. Nonostante tutto, però, la telenovela che si è consumata, probabilmente solo sui media, nel finale della scorsa stagione ha logorato i nervi di Allegri, un tecnico messo costantemente sulla graticola dalla stampa, anche quando non ce ne sarebbe motivo, anche quando non ce ne sarebbe bisogno.
Il livornese ha vissuto i suoi ultimi tre anni costantemente su di una fantomatica ultima spiaggia, creata ad hoc da media che hanno marciato sin troppo sul rapporto fra Allegri e l’ambiente rossonero. Ogni gara un viatico, ogni appuntamento da non perdere, ogni sconfitta un dramma, ogni vittoria insufficiente, un vero e proprio inferno mediatico per un allenatore che chiede solo di poter lavorare in pace.
Che piaccia o no, Massimiliano Allegri è l’allenatore del Milan, lo è da tre anni, lo sarà almeno per un altro, con i suoi pregi ed i suoi difetti, con il suo modo d’intendere il calcio e di gestire il gruppo, con le sue convinzioni ed il suo modo di fare, con l’appoggio dell’ambiente rossonero e la voglia di camminare in scarpe libere da fastidiosi sassolini per il bene del diavolo.
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