Amorim e la missione giovani: il Milan ha bisogno di una guida per Camarda, Comotto, Cisse e gli altri
Tra i tanti, gravosi, compiti che spettano quest’anno a Ruben Amorim c’è anche quello della valorizzazione della rosa, e in particolare di tutti quei giovani talenti che fino ad oggi hanno intrapreso un percorso incoraggiante e promettente. Certo, prima di tutto va dato al Milan un’identità precisa e solida, il resto sarà una conseguenza. Che il tecnico portoghese, a fine maggio era stato indicato come “alla Fabregas” da Cardinale, sia capace di lavorare con i giocatori più giovani non è in discussione. Un conto però è farlo allo Sporting Lisbona, dove le pressioni sono decisamente più morbide che in Italia, e un altro è farlo in un Milan disastrato, da ricostruire da 0 in tutti i suoi aspetti, mentre a San Siro (e fuori) la tifoseria (organizzata e non) contesta a gran voce proprietà e società. Come si dice? Benvenuto all’inferno, Ruben.
AMORIM E LA VALORIZZAZIONE DEI GIOVANI DEL MILAN
La valorizzazione dei giovani, importante ma non prioritaria al momento, servirà per dare ulteriore base: nel momento in cui alcune strade saranno impercorribili con il mercato dovrà essere il Settore Giovanile a venire a dare la mano ad una società che per il secondo anno di fila deve rinunciare ai ricchi introiti della UEFA Champions League. Il progetto Milan Futuro, tra luci e ombre, per ora ha prodotto solo Davide Bartesaghi come profilo adatto alla Prima Squadra. Chi parla di Jimenez, ceduto definitivamente al Bournemouth, è fuori strada: lo spagnolo arrivava dall’academy del Real Madrid ed era un calciatore decisamente già pronto per il calcio dei grandi. Ci dovrà essere quindi un rimpolpamento delle fila nella squadra B: in questi giorni è arrivata l’ufficialità di Guernier dal Birmingham, con l’esterno classe 2007 che inizierà a giocare in Serie D. Come lui anche Andrej Kostic, su cui il Milan ha investito circa 4-5 milioni di euro. L’attaccante arriva dal Partizan Belgrado, dove ha giocato in Prima Squadra e ha segnato anche una decina di gol in campionato. È sicuramente uno di quei profili da buttare nella mischia per capire di che pasta è fatto.
Ci sono poi i tanti italiani di ritorno dai prestiti: Francesco Camarda, un po’ lo star boy del Settore Giovanile rossonero, arriva da una stagione difficile a Lecce. Difficile, ma non brutta. Il classe 2008 ha segnato un solo gol in 21 presenze ma ha assaggiato pienamente cosa vuol dire giocare in Serie A. Ora c’è bisogno di una decisione chiara e ben pensata. O prestito in una squadra di Serie A che sia più improntata all’attacco o una permanenza al Milan, ma per giocare. Basta Primavera, basta Serie D. Se Camarda rimane al Milan deve poter giocare in prima squadra. L’Europa League in questo caso può cadere a fagiolo: avversari minori, meno pressione, più spazi e più possibilità di far bene.
C’è poi Comotto, reduce da una bella stagione in Serie D allo Spezia. Roberto Donadoni finché è stato l’allenatore dei liguri l’ha fatto giocare molto: “Comotto è un ragazzo interessante, che con me ha quasi sempre giocato. È un ragazzo di prospettiva, di buone potenzialità. Un ragazzo serio, e questa credo che sia una qualità altrettanto importante. Dipenderà molto da lui, ci vuole anche la possibilità che gli allenatori che lo affiancheranno da qui in avanti gli diano supporto adeguato, perché i giovani hanno bisogno di avere una guida”. Parole sacrosante: i giovani hanno bisogno di una guida seria e concreta. In Serie B ha fatto bene ed è una categoria sicuramente più allenante della Serie D: sarà importante che Amorim lo segua bene durante l’estate. Anche qui, o un altro prestito o si rimane al Milan per giocare. Poi c’è Alphadjo Cisse, prelevato dall’Hellas a gennaio e lasciato in prestito al Catanzaro. Il centrocampista si è poi subito infortunato e ha terminato la stagione anzitempo, ma fino a quel momento era stato sicuramente il più interessante della squadra allenata da Aquilani. E si ritorna al concetto della guida: Aquilani è stata una grande sorpresa e ha sfiorato addirittura la Serie A con una squadra decisamente meno attrezzata delle altre. Oggi infatti è il nuovo allenatore del Sassuolo. Cissè è importante che recuperi bene, ma per quanto fatto vedere in Serie B è molto probabile che intrighi parecchio Amorim.
Alla fine Amorim non dovrà essere giudicato soltanto per risultati immediati. Sarà importante anche la sua capacità di lasciare al Milan un patrimonio tecnico più ricco di quello che troverà oggi. In una stagione senza Champions e con margini economici più ridotti, valorizzare i giovani può essere più importante di quello che sembri.

Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 8/08 del 22/04/2008
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore editoriale e responsabile: Antonio Vitiello
© 2026 milannews.it - Tutti i diritti riservati
Sito non ufficiale, non autorizzato o connesso ad A.C. Milan

