Chi l'ha visto? Il faro del centrocampo rossonero è in totale black out
'Chi l'ha visto?' è un noto programma televisivo che tratta casi di persone scomparse o misteri irrisolti, ma è anche il quesito che si pone chiunque abbia visto le prestazioni di Lucas Biglia fino allo scorso anno. No, al Milan non è scomparso nessuno - almeno nel significato letterale del termine - ma, certamente, ciò che sta succedendo all'ex capitano biancoceleste è, apparentemente, totalmente inspiegabile. Un'involuzione a 360 gradi sottolineata da entrambi gli allenatori che si sono succeduti sulla panchina rossonera in questa prima metà della stagione.
FARO IN BLACK OUT - Eppure l'inizio era stato folgorante, sorprendente, quasi un amore a prima vista con i tifosi. Già dalla prima apparizione estiva contro il Bayern Monaco, seppur in amichevole, Biglia aveva stupito per la naturalezza con la quale aveva interpretato il ruolo e per come sembrava essersi inserito in meccanismi completamente nuovi, smistando palloni a memoria per dei compagni di cui aveva imparato a malapena il nome e il cognome. Prima dell'inizio di settembre era già stato insignito del titolo di 'faro' del centrocampo del Milan. La luce, però, con il passare delle giornate e con qualche lieve infortunio come complice, si è affievolita sempre più, fino a spegnersi completamente, come se ci fosse stato un black out. La punizione sciupata malamente a Napoli nell'ultimo minuto di recupero e la prestazione offerta ieri sera in Croazia contro il Rijeka rappresentano gli emblemi perfetti di questa situazione incomprensibile: errori elementari nei fondamentali del calcio in situazioni di gioco che saprebbe gestire ad occhi chiusi se anche solo fosse in una condizione accettabile.
DUPLICE CHIAVE DI LETTURA - Per tentare di offrire una spiegazione al rendimento di Biglia, Vincenzo Montella e, in seguito, Gennaro Gattuso, hanno utilizzato due differenti chiavi di lettura, complementari tra loro. Il primo campanello d'allarme lanciato dal tecnico campano risale al 28 ottobre quando in conferenza stampa disse letteralmente: "Non so perchè, ma nell'ultimo periodo non lo vedo tranquillo", lasciando intendere che il problema fosse di natura mentale. Ringhio, invece, ritiene che le difficoltà di Biglia derivino da una mancanza di condizione fisica e non ha mancato di sottolinearlo in diverse occasioni da quando è stato posto alla guida del Milan. L'impressione è che entrambi le motivazioni possano essere valide e che siano strettamente collegate. Al miglioramento dell'una corrisponderebbe, molto probabilmente, anche una crescita proporzionale dell'altra. Questo Biglia non è nemmeno il lontano parente dell'ottimo giocatore ammirato anche nelle primissime apparizioni in maglia rossonera. Se qualcuno ha visto l'originale, lo riporti al Milan. Ritrovarlo potrebbe rappresentare un significativo tassello per tornare ad avere qualche speranza di velleità in Europa League, l'unico obiettivo stagionale che potrebbe dare un connotato positivo a una stagione oscura, in cui non si vede la luce. In cui servirebbe un faro.

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