Ci sono fidejussioni e fidejussioni, narrazioni e narrazioni: la sfumatura cambia in base al colore della maglia

Ci sono fidejussioni e fidejussioni, narrazioni e narrazioni: la sfumatura cambia in base al colore della magliaMilanNews.it
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mercoledì 5 luglio 2023, 20:00Primo Piano
di Redazione MilanNews

Commentare cosa si scrive e si dice del Milan può sembrare un esercizio antipatico ed anche presuntuoso, ma è altrettanto giusto provare a fornire ai tifosi la miglior informazione possibile, partendo dai fatti e dalla realtà.

Sembra essere tornato uno dei tormentoni “classici”, ovvero quello del “Milan beffato”. Non battuto, non superato, ma beffato. La scelta delle parole non è di certo casuale, anche vedendo che tipo di effetto fanno sul pubblico e sui tifosi, soprattutto quando di mezzo c'è un derby.

I fatti cosa ci dicono invece? Che il Milan era realmente interessato a Marcus Thuram, in uscita a parametro zero (ma tra commissioni e bonus alla firma si può davvero continuare a chiamarli così?) dal Borussia Moenchengladbach, così come Lipsia e PSG. L’offerta economica dei rossoneri, unita al progetto che Pioli aveva presentato al calciatore, sembrava aver convinto il centravanti francese, fino all’arrivo dell’Inter. I nerazzurri, perso Dzeko, erano alla ricerca di un attaccante e non hanno perso tempo per offrire al figlio d’arte uno stipendio molto importante, da 6,5 milioni di euro. La proposta del Milan non solo era più bassa, ma era “massima”: nel processo decisionale che porta all’acquisto di un calciatore a Casa Milan, fin da principio, vengono fissati dei limiti e dei paletti oltre i quali non si va.

In questo caso si è semplicemente scelto di seguire la strada della coerenza, così come è stato fatto tantissime altre volte nel corso degli ultimi anni. Il Milan, poi a torto o a ragione lo dirà come sempre il campo, non partecipa e non parteciperà mai ad aste. L’Inter, fatte le proprie valutazioni, ha presentato un’offerta economica sensibilmente più alta ed ha convinto così il calciatore, mentre il Milan ha deciso di non andare oltre il valore che aveva deciso per Thuram.

Si arriva quindi alla storia che sta tenendo banco in queste ore, cioè quella che riguarda Davide Frattesi. Evidentemente non sono bastate le dichiarazioni del calciatore, che aveva descritto in modo chiaro le sue preferenze di ruolo (il centrocampo a tre classico di Inzaghi, ndr), e quelle di Carnevali, quando a fine giugno raccontava di come il Milan non lo avesse mai contattato per il calciatore.

Eppure anche qui, c’è chi sceglie di seguire la strada semplicistica del “Milan beffato”, sfruttando un incontro tra Carnevali ed i rossoneri nato per tutt’altro motivo. Il Milan, che sicuramente apprezzava il calciatore, non è però mai entrato in nessun tipo di discorso concreto, tantomeno negli ultimi giorni, una volta saputa la valutazione che il Sassuolo faceva del calciatore: circa 40 milioni di euro.

Cosa ci dicono invece i fatti? Che l’Inter aveva un accordo con il calciatore da quasi un mese, ed era in attesa di avere la liquidità necessaria per impostare l’operazione: ceduto Brozovic, non senza qualche fatica, in Arabia ecco allora che la macchina si è rimessa in moto. Il resto è stato semplicemente il classico “gioco delle parti”. Gioco tutto italiano a cui evidentemente il Milan non ha nessun tipo di interesse a partecipare: chi è particolarmente critico potrebbe recriminare ai dirigenti rossoneri di essere stati poco recettivi nel capire l’antifona, ma è altrettanto vero che, tra manager professionisti, è abbastanza sorprendente che ci sia ancora spazio per questo tipo di “dispetti”. Alla fine quello che paga più di tutti è sempre il tifoso, che giustamente può anche essere all’oscuro e poco avvezzo a certe dinamiche, e si ritrova dappertutto, anche qui, il “Milan beffato”. Ma se Furlani e Moncada non hanno mai avviato nessun tipo di trattativa per Frattesi di che tipo di beffa stiamo parlando?

Sarebbe invece interessante leggere qualche tipo di approfondimento diverso. Ci si potrebbe chiedere come mai l’Inter continui a bruciare cassa e liquidità a causa dei ricavi organici e sportivi assolutamente non all’altezza di un costo della rosa che sembra quasi anacronistico rispetto alla situazione economica del club di Viale della Liberazione, percorrendo ancora la strada dell’acquisto a leva invece che perseguire un percorso economicamente sostenibile e di risanamento.

Ci si potrebbe chiedere e domandare anche come mai, e qui i tifosi del Milan ricordano bene il clamore mediatico (a posteriori anche giusto) per le situazioni di Bonucci e Biglia durante l’era YongHong Li, l’Inter si veda rifiutare dalle banche italiane le fidejussioni necessarie per le operazioni di mercato sul suolo italiano (In Italia per acquistare un giocatore se si fa pagamento dilazionato è necessario procedere con le fidejussioni per far sì che la società cedente sia tutelata sulla futura ricezione dei pagamenti).

Ci si potrebbe anche chiedere come mai il Sassuolo, sempre pronto a mettere in mostra e in vetrina i propri prezzi pregiati, tra interviste ed interventi in TV, abbia infine ceduto il giocatore a queste condizioni, stando a quanto raccontato da Sky: 6 milioni di euro per il prestito, 27 milioni di riscatto obbligatorio (che scatta nella seconda parte di stagione) più 5 milioni di euro di bonus (4 legati a presenze e qualificazione Champions, 1 se l’Inter vince lo scudetto nei prossimi 5 anni). Contestualmente, ma con un’operazione formalmente slegata, il Sassuolo compra dall’Inter l’attaccante Mulattieri per 6 milioni di euro.

Quindi, nel momento in cui l’Inter è in difficoltà per farsi concedere fidejussioni (articoli di Gazzetta e Tuttosport dei giorni scorsi) ecco che in modo molto creativo un’altra squadra di Serie A si sostituisce praticamente ad un istituto bancario, concedendogli la liquidità necessaria per il pagamento del prestito. Ed il resto come verrà garantito? Arriverà dai risultati sportivi che l’Inter è sempre sicura di raggiungere, tra percorso in Champions e piazzamento in campionato. La domanda però sorge spontanea: se invece determinati risultati sportivi non dovessero essere raggiunti, un club con quella situazione economica e debitoria come può tenere fede all’impegno preso? Come è sempre stato fatto in questi anni: il club di Marotta “brucia” una quantità di denaro spropositatamente superiore a quanto ne guadagna, e quindi è spesso costretta a cessioni sì remunerative, ma anche dolorose. E non si tratta di player trading, ma di semplice e pura sopravvivenza.

Sarebbe interessante se si leggessero anche questo tipo di considerazioni, invece del sempreverde ed usato a sproposito “Milan beffato”. Evidentemente una genera clamore, interazioni e discussioni, l'altra meno. O meglio, così ci viene raccontato.