Dal Napoli al…Napoli: 19 partite dopo (ed una vita fa), ecco come Mihajlovic ha risollevato il Milan
Più di quattro mesi e 19 giornate di campionato davanti per svoltare in maniera netta, ricordando il pesantissimo cappotto casalingo del 4 ottobre capace di far suonare, definitivamente, un allarme più che preoccupante in casa Milan. La squadra di Sinisa Mihajlovic si appresta ad affrontare la difficile trasferta del San Paolo contro il Napoli con ben altro piglio rispetto alla gara d’andata, capace di segnare con ogni probabilità il momento più basso della stagione rossonera: sembra davvero essere passata una vita da quello 0-4 senza replica, dal quale è ufficialmente ripartita, lentamente e con progressi costanti, la missione di Mihajlovic per riportare il Milan in Europa. Cos'è cambiato? Tanto, forse tutto. Dal campo alla mentalità di un gruppo ritrovatosi più unito che mai grazie anche al proprio allenatore, per un obiettivo terzo posto che, seppur complicatissimo, non è ancora definitivamente sfumato.
TREQUARTISTA ADDIO - Sin dal giorno di presentazione da nuovo allenatore rossonero, Sinisa Mihajlovic e Silvio Berlusconi avevano svelato come il Milan avrebbe puntato sul 4-3-1-2 come modulo base per approcciare la nuova stagione. Una scelta rivelatasi errata, in primis, per la mancanza di un vero trequartista da collocare alle spalle della coppia formata da Bacca e Luiz Adriano: equivoco mai risolto da un mercato incapace di portare in casa rossonera anche il regista che sarebbe servito per regalare le giuste geometrie alla squadra, costringendo il tecnico serbo ad optare per un cambio di modulo capace di dare ben altri risultati al gruppo rossonero. Prima il salto al 4-3-3, con 11 punti conquistati in 6 partite, poi il definitivo passaggio al 4-4-2 dal match vinto nettamente contro la Sampdoria: squadra quadrata, compatta e, risultati alla mano, finalmente rientrata in zona Europa, nonostante qualche punto lasciato lì tra Carpi, Verona, Bologna ed Udinese che avrebbe potuto portare il Milan alle spalle di Juventus e Napoli.
LE CHIAVI - La maggior stabilità in campo e i migliori risultati ottenuti dall’11 rossonero vanno ricondotti a quattro chiavi fondamentali nei cambiamenti vincenti per i quali Mihajlovic ha optato: partendo dalla difesa, la scelta di affiancare un uomo di esperienza come Alex ad Alessio Romagnoli si è rivelata più che azzeccata (anche se oggi giocherà Zapata), con il centrale brasiliano stavolta gestito al meglio fisicamente dallo staff rossonero e capace di risultare fondamentale nella maggior solidità della retroguardia milanista. A centrocampo, invece, decisamente logica la scelta di riportare Bonaventura nel ruolo che il numero 28 rossonero ricopriva già dai tempi dell’Atalanta, quello d’esterno sinistro nel centrocampo a 4, rivelandosi punto decentrato dal quale far partire spesso i pericoli maggiori per gli avversari. La fisicità e la verticalità di Kucka, invece, abbinate ad un Montolivo sorprendentemente rivelatosi eccellente intenditore, hanno composto un duo in mediana ben assortito ed in grado di dare equilibrio alla squadra, con il positivissimo rientro di Niang che, da seconda punta, ha trovato il miglior feeling con il gol (8 in stagione) e con Carlos Bacca.
GRUPPO E TESTA - Dalle dichiarazioni dei giocatori al linguaggio del corpo mostrato in campo, appare evidente come Mihajlovic sia riuscito a costruire un grande rapporto con il proprio gruppo, compattandolo al meglio e rendendolo, da diverse stagioni a questa parte, mai così unito. I risultati, piano piano, stanno iniziando ad intravedersi: dalle prime, importanti vittorie contro big (nonché avversarie dirette per l’Europa) come Fiorentina ed Inter ad un approccio alle partite ben diverso e più convinto e convincente rispetto a prima. Questione di testa e mentalità, che l’allenatore serbo sembra davvero aver ritrovato nei suoi ragazzi pronti, ora, ad una seconda parte di stagione a dir poco fondamentale anche per il futuro del tecnico serbo: Coppa Italia e terzo posto nel mirino, a tutti costi. Perchè aver cambiato il Milan ed aver rianimato la stagione potrebbe, a giudicare dalle parole di Berlusconi, non bastare.
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