Donnarumma, camm'a fà? BA come BAndiera, o BA come BAncomat?
Lo sguardo del tifoso del Milan, quando sente parlare della vicenda Donnarumma, si incupisce. Appena viene nominato l’argomento, tutto l’entusiasmo per un mercato importante, che potrebbe riportare il Milan a fare la voce grossa in campionato, va nel dimenticatoio, perché subentra una sensazione strana, per certi versi cupa e dalle sfumature catastrofiche. Il blitz di ieri di Massimiliano Mirabelli a Montecarlo non ha sortito gli effetti sperati, con il ds milanista che si auspicava, davanti all’offerta monstre da 4,7 milioni di euro all’anno, di intraprendere la strada di ritorno dal Principato con il sorriso sulle labbra. E invece no, perché quel: “Vediamo, ci penserò” ha certificato una situazione che nessuno vorrebbe accettare, ma che è una realtà tremendamente vicina, lontana anni luce da quel bacio alla maglia rossonera fatto allo Stadium, sotto il settore ospiti, dopo l’ultimo Juventus-Milan.
CIFRE - Prima ancora di parlare di sentimenti, parliamo della materia di cui sono fatti i conti correnti di noi tutti: i soldi. A 18 anni, mai nessun giocatore al mondo ha ricevuto un’offerta così ricca, secondo alcune correnti di pensiero addirittura immorale. 4,7 milioni di euro, nemmeno Buffon li guadagna e gli altri portieri top mondo in circolazione – da De Gea a Neuer, passando per Courtois – sono arrivati a prendere i loro stipendi da big solo dopo aver dimostrato, nell’arco del tempo, il valore totale delle loro doti tra i pali. A rigor di logica, davanti ad una proposta così, centinaia di euro in più, centinaia di euro in meno, non ci dovrebbero essere dubbi e chiunque abbia, in cuor suo, quei sentimenti tanto decantanti dal portiere campano, si sarebbe alzato, avrebbe stretto la mano a Mirabelli e gli avrebbe detto: “Dove devo firmare?” in barba a tutti e tutti. A 18 anni ci sono ragazzi che non sanno cosa fare del loro futuro e che non sanno nemmeno se avranno uno stipendio decente da portare a casa, 4 milioni e rotti sono più di un valido motivo per rimanere. Nelle ultime ora ci hanno ribadito come il concetto non sia economico, ma legato al progetto tecnico. Iniziamo a far fatica a credere che la squadra che verrà costruita davanti alla porta del Milan sia il fattore primario di tutta questa vicenda.
BA COME… - La dirigenza del Milan è estremamente arrabbiata per l’esito del vertice di ieri, inutile nasconderlo. Ora però Gigio, che deve diventare Gianluigi, è davanti ad un bivio fondamentale della sua giovane carriera che è anche la prima prova di maturità a livello personale, che quella scolastica – in confronto – sarà una passeggiata di salute: deve scegliere se firmare il nuovo contratto, intraprendendo così un percorso che potrebbe portarlo a diventare una bandiera oppure scegliere l’altra via, quella della separazione immediata e che lo porterebbe ad essere considerato come colui che si è affidato totalmente a Raiola – divenendone l’ennesima gallina dalle uova d’oro, per non dire l’ennesimo bancomat -, senza imporre il suo pensiero. Il Milan, dicono alcuni saggi, è andato avanti senza Baresi, van Basten, Shevchenko, Maldini e Kakà. Già, Kakà, del quale Donnarumma ha raccolto l’eredità come idolo dei tifosi e, soprattutto, dei bambini che in caso di addio dovranno riporre negli armadi la loro maglia numero 99, comprata con tanto amore verso chi è riuscito a realizzare il loro sogno. La domanda, dunque, è molto semplice: Gigio, camm’a fa?

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