Dopo due mesi, Cerci potrebbe perdere il posto da titolare: il solo sacrificio in fase difensiva non basta
Qualche fiammata, tra buone prestazioni, sacrificio anche in fase difensiva ed una lucidità davanti mostrata, prettamente, nei due assist a Bacca e Luiz Adriano tra Sampdoria e Sassuolo; poi, poco più. Con il recupero di M'Baye Niang e il possibile ritorno di Luiz Adriano da titolare contro il Verona, Alessio Cerci potrebbe tornare a perdere quel posto da titolare guadagnato proprio contro la sua ex squadra, il Torino, nel pari dell' 8° giornata che avrebbe poi portato i rossoneri ad ottenere 3 vittorie consecutive. Quasi seguendo la scarsa regolarità di prestazioni dei ragazzi di Mihajlovic, infatti, Cerci non è riuscito a dare continuità nelle sue prove in un momento importante della stagione, deludendo contro il Carpi e pagando il brutto match del "Braglia" con la possibile esclusione a favore di Niang.
PRIMA PROVA - Nel finale della gara contro il Carpi, spinto anche dall'ottimo momento di forma di Luiz Adriano, Mihajlovic ha infatti sostituito Cerci proprio con l'attaccante brasiliano, spostando Niang largo a destra nel 4-4-2 rossonero e ricomponendo la coppia d'attacco formata dall'ex Shakhtar e da Carlos Bacca. Prima prova di uno scenario che potrebbe rivedersi domenica contro il Verona, match in cui il Milan potrà davvero più sbagliare: e dove il peso offensivo rossonero, con Bacca, Luiz Adriano, Bonaventura e Niang schierati insieme, dovrà necessariamente schiacciare la retroguardia gialloblù.
C'ERA UNA VOLTA IL TORO... - A prescindere dalla possibile esclusione di domenica prossima, risulta necessario ammettere che Cerci non abbia mai offerto prestazioni paragonabili alle grandi annate spese al Torino, grazie alle quali l'esterno di Velletri era diventato un obiettivo concreto di mercato più volte cercato da tante big, Milan compreso. Nonostante sia stato talvolta ingiustamente fischiato con qualche pregiudizio di troppo dal pubblico rossonero, dopo buone prove di sacrificio, Cerci sembra infatti aver perso da tempo quello smalto che ne ha caratterizzato le grandi falcate che hanno fatto innamorare di lui il popolo granata: da elemento micidiale in campo aperto e difficilmente contenibile sulla corsa, il numero 11 rossonero sembra avere ora un passo ancora troppo pesante e poco fluido per ritrovare la brillantezza di due annate fa, quando riusciva a risultare efficiente anche sottoporta. Un aspetto che il Milan non ha mai avuto il piacere di conoscere, tra un pizzico di sfortuna (con il palo contro la Lazio), una maggior propensione al sacrificio difensivo (dettata dallo schieramento rossonero) e la contemporanea scarsa lucidità in fase di conclusione, con Cerci ancora fermo all'unico (e fortunoso) gol segnato contro il Palermo nella scorsa stagione.

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