ESCLUSIVA MN - Paolini: "Paquetà grande colpo. Ha talento e cultura del lavoro, i rischi sono minimi"

11.10.2018 16:30 di Salvatore Trovato  articolo letto 40055 volte
ESCLUSIVA MN - Paolini: "Paquetà grande colpo. Ha talento e cultura del lavoro, i rischi sono minimi"

Il Milan ha sorpreso e spiazzato un po’ tutti mettendo a referto un grande colpo in vista del mercato di gennaio: dal Flamengo, infatti, arriverà Lucas Paquetà, uno dei migliori prospetti del calcio brasiliano. La società rossonera ha investito qualcosa come 35 milioni più bonus per battere la concorrenza di top club come Psg, Barcellona e Liverpool. Ne abbiamo parlato con Stefano Paolini, consulente di mercato per il Brasile.

Che giocatore è Lucas Paquetà?

"È un grande acquisto. Il Milan si è assicurato uno dei grandi talenti dell’ultima generazione. Alcuni, come Vinicius Junior, sono già venuti in Europa. Lucas Paquetà fa parte di questa nidiata di talenti. È un giocatore molto interessante: parliamo di un ragazzo che ha giocato, sin da bambino, nelle giovanili del Flamengo, ricoprendo tutti i ruoli offensivi con i vari allenatori: falso nove, centrocampista offensivo, addirittura c’è chi lo ha messo alto a sinistra e a destra, nonostante sia mancino. Fin quando non è arrivato Mauricio Barbieri, che nel suo 4-1-4-1 l’ha schierato a centrocampo, in mezzo, con compiti sia offensivi che di copertura".

Ecco, qual è la sua posizione ideale?

"Lo vedrei molto bene in un centrocampo a rombo: essendo vertice alto, abilissimo nell’uno contro uno, bravo a muoversi con i giusti tempi tra le linee e avendo anche la capacità di dialogare con il vertice basso del rombo, sarebbe sicuramente interessante vederlo agire in questo modulo. Molto efficace nella finalizzazione, nel 4-3-3 devi metterlo al centro dei tre in mediana. Non lo vedo tanto bene da esterno nel tridente, anche se nel recente campionato carioca è stato eletto miglior laterale sinistro. Secondo me, rende meglio quando può esprimere al meglio la sua fantasia".

È un giocatore già pronto per il calcio europeo?

"Passo passo deve arrivare a potersi esprimere a grandissimi livelli anche in Europa. All’epoca il Milan seppe gestire bene Pato, arrivato minorenne, quindi con un giocatore come Paquetà, che invece arriva a 21 anni, metà del lavoro è già fatto. Ovviamente, arrivando a gennaio, è impensabile che possa risolvere subito le partite. Inoltre, arriverà dopo un intero anno in cui ha sempre giocato, non ha fatto preparazione a luglio o ad agosto come il Milan. Lui in quel periodo giocava: ha fatto il campionato carioca nella prima parte dell’anno, fino a maggio, e poi è iniziato il Brasileirão. Arriverà un giocatore sì giovane, ma che ha giocato per un anno intero".

Qualcuno ha già fatto dell’ironia ribattezzando Paquetà il nuovo Gabigol. È tutta una questione di personalità, è d’accordo?  

"Gabigol è un giocatore che continuo a ritenere interessante, ma spesso, specie per ragazzi che arrivano dall’altra parte dell’oceano, è difficile adattarsi subito a una nuova città, come Milano in questo caso. Paquetà, secondo me, con gli giusti stimoli, che sicuramente non gli mancano, ma anche con la giusta cultura del lavoro, non potrà che fare bene. Anche perché si tratta di un ragazzo che, sin da piccolo, ha dovuto fare diversi sforzi per poter arrivare al suo livello. Anche per il tragitto che faceva da casa: il suo vero nome è Lucas Tolentino Coelho de Lima, Paquetà è un’isola che si trova davanti Rio de Janeiro e lui, tutti i giorni, per andare ad allenarsi doveva prendere un traghetto piuttosto che un autobus. Insomma, era dura. Tutt’ora i suoi nonni vivono nell’isola di Paquetà, alla quale lui è rimasto molto legato. È un ragazzo che ha questa cultura del lavoro, quindi i rischi sono minori. Certo, si tratta sempre di un prospetto, ma io l’avrei preso senz’altro".

Paquetà aveva una clausola rescissoria da 50 milioni, ma il Milan è riuscito a strappare il giocatore al Flamengo per 35 milioni più bonus. È la giusta valutazione?

"Il Flamengo ha fissato la clausola a 50 milioni quasi in modo spontaneo, dopo aver venduto Vinicius Junior a quelle cifre. Anche Rodrygo del Santos l’hanno preso a un prezzo simile. Era una sorta di valutazione simbolica: se hai un buon prospetto lo vendi a 50 milioni. È un prezzo (35 milioni, come detto) che ci sta e che la recente convocazione nella Nazionale maggiore, dopo aver fatto tutta la trafila nelle varie selezioni giovanili, ha fatto salire. Secondo me, è una cifra congrua".