Gazzetta - Euroderby, due campioni e l'atmosfera: i capisaldi del Milan
L'euroderby è relatà: si è sfiorato nei quarti di finale ed è diventato concreto, quando nessuno se l'aspettava davvero, nelle semifinali della competizione più importante d'Europa. Milan e Inter, vent'anni dopo la semifinale del 2003, si affrontano di nuovo in un contesto totalmente diverso ma che porterà lo stesso carico di tensione. Ogni squadra si affiderà ai suoi pilastri, la Gazzetta dello Sport per il Milan ne individua cinque.
I campioni
Per la rosea i primi due elementi imprescindibili per questo Milan, è una dimostrazione chiara c'è stata anche nella doppia sfida con il Napoli ai quarti di finale, sono quei giocatori che si rivelano essere decisivi nei momenti giusti: Mike Maignan e Rafael Leao. I due veri fuoriclasse di questo Milan. Raccontare cosa ha fatto Maignan in questa Champions dà la misura del valore del portierone francese che è tornato nel ritorno contro il Tottenham e ha compiuto un miracolo su Harry Kane prima di essere decisivo contro il Napoli all'andata (Di Lorenzo) e al ritorno (Kvaratskhelia). Per arrivare in fondo in una competizione del genere, c'è bisogno di un fuoriclasse in porta, come l'anno scorso fu Courtois per il Real Madrid. E poi c'è Leao che quando si accende porta il Milan in un'altra dimensione: è successo a San Siro contro il Napoli, una sgasata e l'assist per Bennacer, ed è successo al Maradona con un'azione alla Gullit nel vero senso della parola. Nelle partite più complicate Rafa ha saputo uscire allo scoperto, nei due derby ci sarà bisogno di questa sua imprevedibilità improvvisa.
Passato e presente
E poi c'è Stefano Pioli. Nonostante un anno che non è andato come si pensava in campionato e non solo, con qualche critica di troppo, l'allenatore rossonero è stato capace in Champions League di mettere in campo un Milan nuovo, proprio dal punto di vista tattico. Per tutto l'anno i rossoneri hanno vissuto una duttilità tattica che li ha resi imprevedibili ma il capolavoro è stato fatto con Spalletti, imbrigliato per tre volte consecutive e costretto a un solo gol in 270 minuti. Nel Milan, soprattutto di Champions, si respira poi un clima quasi familiara: Leao ha chiamato Pioli "padre", Ibra è visto come un fratello maggiore da tutti quanti. Una squadra affiatata che tira fuori la sua empatia nei momenti più importanti. E infine, inutile dirlo, dalla parte del Milan c'è la storia. Un peso che non si può sottovalutare e che accende qualcosa nel cuore di giocatori e tifosi quando parte la musichetta della Champions. Ma anche un passato da onorare.

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