Il Milan e le sue malattie croniche: Mihajlovic rischia ma i problemi sono alla radice
In quel due contro uno di fronte a Mirante, non materializzatosi in vantaggio, c'è stata la perfetta sintesi della stagione e dell'ultimo triennio rossonero. Alessio Cerci, che in presenza di Boateng forse non sarebbe neanche entrato, ha avuto la possibilità di cambiare le cose e magari il suo destino: sarebbe bastato un appoggio elementare a Bacca o una conclusione al momento giusto, ma il nativo di Velletri ha fallito l'ennesimo esame. Milan-Bologna è stata quindi la fiera delle occasioni sprecate, un altro flop per una squadra che non riesce mai ad alimentare (continuativamente) la sua credibilità.
CADUTA - In un solo pomeriggio il club rossonero ha di fatto gettato al vento le ultime, residue, speranze di tenere passo al treno delle prime in classifica, auto-condannandosi ad un percorso in salita senza grandi aspettative di successo. Resta la rincorsa Europa League (sesto posto) che va a braccetto con la finale di Coppa Italia, unico obiettivo credibile che questa formazione può raggiungere. Evidentemente oltre alle lacune tecniche, ormai lampanti, questo Milan soffre tantissimo anche dal punto di vista della personalità: manca la cattiveria, manca la fiducia, sussistono problemi ciclici che nessun allenatore sembra poter cancellare.
L'ALLENATORE, ANCORA UNA VOLTA - Sinisa Mihajlovic doveva essere il condottiero della "risalita" rossonera, scelto dalla società Milan proprio per rompere col recente passato. Il serbo però si è trovato in una situazione troppo disastrata, dove i calcinacci degli ultimi fallimenti vanno a braccetto con falle qualitative e interrogativi mai risolti. Ora si parla di un possibile, eventuale, cambio in panchina, l'ennesimo nel giro di qualche anno: c'è ancora qualcuno che pensa che un nuovo allenatore possa modificare realmente le cose? Bisogna lavorare alla radice ed avere pazienza, con la consapevolezza che ci vorranno anni per colmare le voragini create e allargate nelle ultime stagioni.
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