Il ritiro della discordia: il paradosso del calciatore scontento e lo schiaffo all'uomo comune
Che questo Milan non sia da Champions League lo si era capito ormai da mesi, a dispetto dei proclami esagerati ed utopici della società. Nonostante la palese differenza di qualità rispetto a Juventus, Napoli e Roma, la formazione rossonera aveva (e ha) il dovere di fare di più: il quarto posto sarebbe stato un ottimo risultato, il quinto un buon piazzamento e il sesto il minimo sindacale. Le ultime uscite milaniste, al netto delle difficoltà fisiche e numeriche, hanno messo in mostra un pericoloso rilassamento, una flessione che ricorda da vicino le rovinose cadute delle disastrose recenti stagioni.
DECISIONE NON CONDIVISA - La decisione di andare in ritiro, non così comune per quanto riguarda il Milan, è stata a dir poco inevitabile dopo l'aberrante passerella di Bergamo, dove i rossoneri hanno prestato il fianco ai rivali senza mettere in mostra alcuna reazione. Il punto più basso di una stagione che, pur non essendo esaltante, aveva saputo toccare anche qualche picco di rilievo come spirito di gruppo ed organizzazione di squadra. Le evidenti colpe dei calciatori, evidenziate in maniera palese all'Atleti Azzurri, non sono bastate agli stessi per accettere la scelta legittima del ritiro. Soprattutto gli stranieri, lontani dalle loro famiglie dopo le due settimane di Nazionale, si sarebbero lamentati della forzata "prigionia" al centro sportivo rossonero.
ESAME DI COSCIENZA - Di fronte a certi contratti plurimilionari, spesso difficili anche da commentare, tali reazioni risultano un autentico schiaffo verso chi, nella vita, è costretto a fare sacrifici immagini per sé e la sua famiglia. I calciatori, già privilegiati di loro, dovrebbero essere in grado di accettare anche le "punizioni", soprattutto se l'impegno profuso si dimostra ben lontano da quanto gli sarebbe richiesto. Da anni i vari tecnici rossoneri vengono messi alla gogna, come se dai loro errori dipendano tutti i mali del Milan: la verità è che in campo ci vanno sempre i giocatori e, al netto di qualche trasferimento in entrata e uscita, il gruppo è lo stesso da qualche anno. Servirebbe dunque un esame di coscienza da parte degli stessi, nella speranza che in futuro non si debba riassistere a questi ormai abituali cali di tensione.

Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 8/08 del 22/04/2008
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore editoriale e responsabile: Antonio Vitiello
© 2026 milannews.it - Tutti i diritti riservati
Sito non ufficiale, non autorizzato o connesso ad A.C. Milan

