Il solito problema di Cerci: l'esterno rossonero è però fondamentale nello scacchiere di Mihajlovic
Una partita in cui non è mai riuscito ad accendere il motore e che ha fatto nuovamente risuonare nella sua testa mormorii e fischi da parte dell'esigente pubblico di San Siro. Così si può riassumere la gara di Alessio Cerci nel pareggio contro l'Atalanta: un match all'insegna della discontinuità - un problema costante nella carriera dell'esterno di Velletri che, soprattutto nel secondo tempo, è come sparito dal campo, riapparendo solo nell'occasione finale sprecata in 'collaborazione' con Poli.
IL SOLITO PROBLEMA - L'irregolarità di rendimento è stata sempre una costante per Cerci nell'arco di tutta la sua carriera, sia da una partita con l'altra che all'interno della stessa gara, ma non solo. Lo stesso Sinisa Mihajlovic, che ben conosce il numero 11 rossonero avendolo già allenato anche in una delle precedenti squadre, nella conferenza alla vigilia aveva dichiarato: "Il problema di Cerci è la continuità anche durante la settimana, non distrarsi e non mollare mai, questo è stato sempre il suo problema. Anche in allenamento deve sempre fare il massimo".
FONDAMENTALE - Il tentativo dell'allenatore serbo era ed è chiaro: cercare di non far sedere sugli allori Cerci dopo una serie di buone prestazioni. L'esterno ex Toro e Atletico Madrid, infatti, riveste un ruolo fondamentale sia nel 4-3-3 utilizzato in queste ultime 5 partite Mihajlovic e che sono coincisi con altrettanti risultati utili consecutivi da parte del Milan, sia nell'eventuale 4-4-2 quando e se verrà deciso di utilizzare in pianta stabile lo schieramento con due punte e con Cerci che agirebbe da quarto di centrocampo sulla destra.

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