Kali(nic)...di tensione: il croato e l'esempio diretto lampante di occasioni perse e sfruttate
La differenza sta tutta lì. Su un tabellino finale incapace di aprire ad altre interpretazioni, su due numeri, su highlights in cui c'è chi va due volte al tiro, spaccando la porta, e chi perde l'attimo decisivo per far male. Eccome. Milan-Juventus, almeno ieri, è stata anche una sfida nella sfida tra Nikola Kalinic e Gonzalo Higuain: lungi da chiunque paragonare per qualità due attaccanti troppo diversi, ma chiamati a rendersi determinanti in maniera simile. Per una missione più che compiuta dal "Pipita", tornato letale come non mai, e fallita in maniera evidente dal croato, incapace di pungere quando servisse.
IN RITARDO - Radice profetica: Kalinic...di tensione e attenzione. Tre, almeno, le nitide occasioni capitate sulla testa e piedi dell'ex viola: attimi determinanti in cui l'attaccante è arrivato in ritardo, su palloni pericolosi messi in mezzo dagli esterni rossoneri, mancando un impatto di testa che avrebbe potuto notevolmente modificare l'esito di una gara più che aperta prima del raddoppio bianconero. Chances perse che pesano in maniera evidente nel corso del match, soprattutto per i momenti in cui sono capitate: la traversa colpita post intervento di Buffon in più, proprio allo scadere del primo tempo e concludendo poco rapidamente verso la porta avversaria, avrebbe dato ben altra spinta alla squadra di Montella, pronta a rientrare negli spogliatoi con un risultato ben diverso rispetto allo svantaggio maturato.
POCO DECISO - Se nella prima gara da titolare a San Siro contro l'Udinese aveva impressionato per voglia di gol, mostrando una positiva cattiveria sottoporta e doti da bomber vero, Kalinic sembra aver progressivamente perso gara dopo gara quella capacità di pungere e fungere anche da grande lavoratore per la squadra. Il gol contro il Chievo figura, a conti fatti, solo come una flebile scintilla in un periodo no, sottolineato ancor di più da una generale solitudine offensiva in area e da un gioco di sponda meno efficace del solito. Boa avanzata sprofondata, troppo spesso, in mezzo alla fisicità di centrali alla Chiellini, capaci di prendere posizione e andare in anticipo senza troppi problemi. E senza cui vedere il traguardo di una pericolosità offensiva diventa, obiettivamente, molto complicato.

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