Montella ritrova un critico di vecchia data, ma l'equivoco tattico è figlio della rivoluzione

Montella ritrova un critico di vecchia data, ma l'equivoco tattico è figlio della rivoluzioneMilanNews.it
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
venerdì 6 ottobre 2017, 19:00Primo Piano
di Matteo Calcagni

Durante la cerimonia di consegna del Premio Liedholm, presso la cornice di Villa Boemia a Cuccaro Monferrato, Vincenzo Montella ha espresso un concetto molto valido per valutare le difficoltà emerse in questa prima fase della stagione. "Lo scorso anno ero nuovo, non la squadra ed ho lavorato su delle basi già esistenti. Sulla squadra nuova è più difficile perché devi capire anche le sfumature quotidiane dei giocatori. Ci vuole tempo, ma non devi farti prendere dall'umoralità dei risultati". Queste le dichiarazioni dell'Aeroplanino, il quale ha ammesso con naturalezza ed onestà di essere partito dal lavoro di Sinisa Mihajlovic, ereditando il grosso della rosa allenata prima dal serbo e poi da Cristian Brocchi. Un po' quello che sta accadendo attualmente all'Inter, con Spalletti che sta mettendo sì le sue idee, ma partendo da una formazione che aveva già avuto modo di lavorare insieme.

MILAN NUOVO, ALLENATORE VECCHIO - La rosa 2016/17, pur non spiccando per estrema classe, aveva dalla sua la forza del gruppo, della grinta di una serie di calciatori che volevano rialzare la testa dopo anni difficili. Montella in questo è stato bravissimo, riuscendo a ricavare il massimo da una squadra che, lo ricordiamo sempre, è riuscita anche a portare a casa un trofeo contro la Juventus. Quello attuale è un anno zero, come mai il Milan ne ha vissuti nell'ultimo periodo storico: ci sono state diverse conferme, questo è vero, ma quante tra i titolari? Oltre a Donnarumma, che non è un giocatore di movimento, possiamo contare solo Romagnoli e Suso, con quest'ultimo che si colloca all'interno di uno spinoso dilemma tattico. Anche Bonaventura ha trovato poco spazio, nonostante sia uno degli uomini di maggior esperienza ed importanza come a lungo dimostrato. Questo è colpa del tecnico campano? Nì, perché è vero che le scelte le fa le allenatore, ma sappiamo bene che a luglio, in avvio di stagione, l'ex blucerchiato era partito con le certezze del 4-3-3, modulo ideale per i due sopracitati.

QUESTIONI DI RIVOLUZIONE - Nella serata di ieri, sull'argomento, è arrivata anche la stilettata di Silvio Berlusconi, il quale non ha quasi mai mancato di rimarcare il suo non eccessivo apprezzamento nei confronti di Montella, spostando poi l'attenzione sul mercato effettuato dalla nuova proprietà. Proprio questo è il nodo focale: le critiche dell'ex presidente sono state forse eccessive, sebbene il concetto di fondo possa anche essere trovare una sorta di condivisione. "Non si era mai visto in una squadra il cambio di undici giocatori. Con tutti quei soldi, non si poteva acquistare un top player?" ha dichiarato l'ex presidente rossonero, poco convinto dagli sforzi effettuati da Fassone e Mirabelli. La rinnovata società ha deciso di compiere una rivoluzione, facendo una sorta di "all-in" molto rischioso e cercando di arrivare subito in alto. Perché è chiaro che la squadra dello scorso anno, anche se avesse avuto un unico ipotetico top player, difficilmente avrebbe raggiunto grandi traguardi. Il vero equivoco legato al mercato è rappresentato non tanto dal numero dei calciatori acquistati, ma da un modulo che inizialmente avrebbe dovuto essere differente: il 3-5-2 valorizza alcuni giocatori e ne penalizza altri, soprattutto quelli che erano già presenti a Milanello. Se in tutto questo aggiungiamo il normale processo di adattamento di una squadra rinnovata, è lecito spiegarsi le difficoltà emerse in questa prima fase di stagione, dove comunque il Milan ha collezionato dieci successi, due brutte figure e perso contro la Roma dopo una partita giocata alla pari. Il tempo e le prossime sessioni di mercato miglioreranno la situazione, nella speranza che sia un lasso particolarmente breve.