Pioli, condottiero silenzioso di un Milan straordinario: il suo è un capolavoro

24.05.2022 14:00 di Antonio Tiziano Palmieri   vedi letture
Pioli, condottiero silenzioso di un Milan straordinario: il suo è un capolavoro
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La stagione 2021/2022 ha riportato il Milan sul tetto d’Italia dopo 11 anni di attesa. L’artefice principale a cui bisogna rendere maggiormente omaggio è di sicuro mister Stefano Pioli. Il tecnico emiliano merita un discorso a parte, ad hoc per lui. Arrivato in rossonero il 9 ottobre 2019 per sostituire Marco Giampaolo, la sua avventura a Milanello non era partita nel migliore dei modi. Prima l’hashtag #PioliOut fatto circolare sui social, poi dopo pochi mesi la brusca rottura di Zvonimir Boban con la società a causa di vedute diverse con Ivan Gazidis e con la proprietà. Il ritorno al Diavolo di Zlatan Ibrahimovic nel gennaio 2020 aveva riportato entusiasmo in una piazza che aveva voglia di tornare al vertice al più presto. A complicare le cose, poco dopo, è arrivato il Covid. I mesi di silenzio durante il lockdown mondiale hanno rafforzato Pioli, che ha respinto gli attacchi di Ralf Rangnick alla sua panchina, andandosi a conquistare il rinnovo di contratto. La rinnovata fiducia da parte della società ha consolidato la posizione del tecnico, che è stato abilissimo a diventare il condottiero principale di un Milan straordinario. La stagione scorsa si è conclusa con il ritorno in Champions League, mentre quella di quest’anno con l’apoteosi dello scudetto: il 19esimo della storia del Diavolo! Il lavoro di Pioli è stato semplicemente fantastico, un capolavoro assoluto. Non so se il Milan ha la miglior rosa della Serie A, ma di certo è la squadra più unita. L’alchimia fra giocatori, tutto il club e tifosi che Pioli è stato in grado di creare nelle ultime due stagioni è risultata decisiva per la vittoria finale. La squadra gioca anche bene, con la giusta sfrontatezza data la giovane età media. In tutto ciò Pioli è stato in grado di sopperire ai numerosi infortuni che hanno flagellato i calciatori, senza battere ciglio per i rinforzi non arrivati dal mercato dello scorso gennaio. Facendo di necessità virtù, l’ex tecnico – fra le altre – di Lazio e Inter ha utilizzato tutta la rosa, spostando spesso di posizione alcuni giocatori. Mossa questa risultata decisiva ai fini dell’imprevedibilità della manovra offensiva. Mi viene da pensare all’accentramento di Davide Calabria in alcune fasi di gara per favorire gli inserimenti di Sandro Tonali, o alle soluzioni Franck Kessie e Rade Krunic nel ruolo dietro l’attaccante.

A QUASI 57 ANNI IL PRIMO GRANDE TROFEO DA ALLENATORE

Escludendo il campionato Allievi vinto da Pioli con il Bologna nella stagione 2000/2001, a quasi 57 anni, è arrivato ieri il primo trionfo nella sua carriera da allenatore. Dopo 767 panchine complessive (di cui 136 con il Milan), Pioli può finalmente fare festa. Un trionfo sperato, desiderato e tanto atteso, non solo da lui in prima persona, ma anche dai tifosi milanisti. Dopo 11 anni di sofferenze, cambi di proprietà, pesanti torti arbitrali, il cerchio si è chiuso e il Milan è tornato dove merita, ossia al vertice. La dedica speciale di Pioli al padre scomparso qualche anno fa è stata commovente. Un tecnico entrato nella storia del Milan dalla porta secondaria, che però adesso è al centro di tutto ciò che succede a Milanello. Titolo meritato mister e per lei ci sono solo applausi.