Poche idee e praterie concesse agli avversari: urge un cambio di rotta
Che il Milan avesse più di un problema lo si era già capito a Cagliari, quando l'undici di Zeman mise in serie (e continua) difficoltà la formazione rossonera: difficoltà ad uscire dalla propria metà campo, manovra sterile, lanci lunghi dei difensori, errori di impostazione e conseguenti contropiedi. Sia al Sant'Elia che a San Siro contro il Palermo abbiamo assistito a grandi praterie centrali concesse agli avversari, con sanguinosi e pericolosissimi uno contro uno. I vari Alex, Rami e Zapata sono stati messi a ferro e fuoco, avendo in de Jong l'unico alleato in copertura. In fase di palleggio l'olandese viene pressato sistematicamente, tanto da essere preso in mezzo quando gli avversari riconquistano palla.
UNA SOLUZIONE TATTICA - Il 4-3-3 rossonero, funzionale nelle primissime gare, tende a risultare eccessivamente fragile (e di conseguenza offensivamente rivedibile). Mancando reali triangolazioni in mediana, con le due mezz'ali che si ritrovano spesso in balia della superiorità numerica avversaria, il solo de Jong è spesso obbligato ad un lavoro doppio se non triplo. Passare al 4-2-3-1, pur non elevando esageratamente la manovra d'attacco, tende ad essere certamente più funzionale in fase di contenimento. Un doppio schermo centrale faciliterebbe sia il compito di de Jong che quello dei centrali, come quanto accaduto nella ripresa di Milan-Palermo: è pur vero che i rosanero si sono limitati a contenere, ma nelle varie fasi di ripartenza sono stati sempre rimbalzati, nonostante a fianco dell'orange ci fosse un adattato come Saponara.
PRECEDENTI - Se guardiamo alle gare disputate dal Milan col 4-2-3-1, ci accorgiamo come le occasioni per gli avversari (e di conseguenza i gol subiti) si possano contare sulle dita di una mano. A Cesena il Milan di fatto regalò la rete del vantaggio agli avversari, soffrendo solo nel finale con un uomo in meno. Quella contro il Chievo invece resta l'unica gara dei rossoneri terminata con la porta inviolata. Premesse che già da sole consiglierebbero un ritorno a questo modulo che, solo qualche mese or sono, accompagnò il Milan di Seedorf nell'ottenimento di una media punti da primi posti. Ovviamente, anche con il sopracitato sistema di gioco, servirà un aiuto differente da parte di qualche attaccante: pensiamo soprattutto a Menez che, schierato alle spalle del centravanti, ha l'obbligo di attaccare il portatore di palla. Nello scorso campionato un Kakà pur non brillantissimo riuscì a farlo in maniera costante: un esempio da mettere in pratica al più presto. Viceversa, le soluzioni alternative (almeno in attacco), non mancherebbero di certo.

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