Serra, ma non solo: tutti gli errori arbitrali, regolamento alla mano, che hanno condizionato campionato e Champions del Milan

18.01.2022 14:00 di Manuel Del Vecchio Twitter:    vedi letture
Serra, ma non solo: tutti gli errori arbitrali, regolamento alla mano, che hanno condizionato campionato e Champions del Milan
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Come ribadito anche ieri sera a caldo (clicca qui), erano passati pochi minuti dal fischio finale di Milan-Spezia, parlare e soffermarsi su episodi arbitrali non è di certo un esercizio piacevole: il rischio che la discussione scada nel complottismo spicciolo o che i toni vengano esacerbati è considerevole, ma dall’altra parte è sicuramente importante analizzare, regolamento alla mano e con l’obiettivo di rimanere il più oggettivi possibili, episodi che nel bene o nel male possono decidere una partita, com’è successo nella serata di ieri a San Siro.

Il fischio dell’arbitro Serra che ha negato il (meritato) gol di Messias nei minuti di recupero è stato approfondito in tutte le salse, e il verdetto non può che essere uno: l’errore del direttore di gara è marchiano, di quelli da matita rossa e blu insieme, uno sbaglio che ad alti livelli è difficile da accettare. Umanamente dispiace per il signor Serra, che accortosi immediatamente della sciocchezza commessa ha chiesto scusa ai giocatori in campo, ma quella del fischietto della sezione di Torino è stata una topica da mani nei capelli.

Ad oggi è "tranquillamente" considerabile come l’episodio arbitrale sfortunato che più ha impattato su un match del Milan, ma nel corso di questa stagione ci sono state altre decisioni controverse e inspiegabili che in un modo o nell’altro hanno danneggiato la squadra rossonera, sia in campionato che in Champions League.

ATLETICO MADRID – Sicuramente un episodio ben impresso nella mente di tutti i tifosi del Diavolo, che nei minuti di recupero di una partita giocata ad armi pari (e forse anche qualcosina in più) contro un avversario di livello nonostante l’uomo in meno si sono visti fischiare contro un rigore che non esisteva né in cielo, né in terra. La dinamica dell’azione è stata la seguente: serie di rimpalli in area, Kalulu e Lemar vengono a contrasto e la palla carambola sul braccio del giovane difensore francese. L’arbitro, posizionato non in modo ottimale, assegna il penalty agli spagnoli. L’errore inspiegabile però non è del direttore di gara, ma del suo assistente in sala VAR. Dai replay infatti si nota in modo nitido e inequivocabile come Kalulu tocchi il pallone di mano, ma solo dopo che Lemar glielo spinga addosso con la sua di mano! Dalla sala VAR avrebbero dovuto avvisare l’arbitro, ma così non è stato: Suarez segna il rigore e il Milan perde una partita che infine si rivelerà decisiva per l’eliminazione dai gironi di Champions League. Un danno sportivo ed economico considerevole.

ATALANTA – Al Gewiss Stadium il Milan gioca una delle migliori partite stagionali, e infatti si ritrova, a pochi minuti dalla fine, in vantaggio con un netto 3-0. Nel finale l’Atalanta riapre il match su rigore (giusto assegnare il penalty sul tocco di mano di Messias) e addirittura trova il 3-2 qualche minuto dopo, “rischiando” così di riacciuffare una sfida che sembrava ormai chiusa. Grandi proteste tra i giocatori del Milan sulla rete di Pasalic per il precedente, ed evidente, fallo di Duvan Zapata su Messias nei pressi dell’area di rigore rossonera. Errore marchiano del direttore di gara che non registra l’irregolarità dell’atalantino ed errore anche del VAR che non interviene nonostante il chiaro ed evidente errore di Di Bello. Il Milan vince comunque 3-2, ma il rischio di ribaltare la partita c’è stato. Il giorno successivo Gianluca Rocchi, attuale designatore arbitrale in Serie A, intervistato dal Corriere dello Sport ha commentato così l’episodio: “Da annullare il 2-3 dell’Atalanta contro il Milan. Il fallo su Messias? Ci sono casi oggettivi in cui il VAR deve intervenire”.

HELLAS VERONA – Al minuto 24 di Milan-Hellas Verona, con gli ospiti già in vantaggio per 1-0, il direttore di gara assegna un penalty per gli scaligeri, poi trasformato da Barak. Risultato di 2-0 dopo poco più di 20 minuti di gioco, partita completamente in salita per i rossoneri. Anche qui, l’errore della squadra arbitrale è evidente e ingiustificabile, ma è figlio di una situazione poco chiara. La massima punizione era stata fischiata dal signor Prontera in seguito ad un intervento di Romagnoli su Kalinic al limite dell’area piccola: nel momento della decisione le immagini passate in TV, e di conseguenza si presume anche in sala VAR, non riprendevano l’azione da una posizione ottimale. Nei primi minuti del secondo tempo però “salta fuori” un nuovo replay, in cui è chiaro come il fallo sia netto, ma al contrario! È l’attaccante croato a commettere una chiara irregolarità nei confronti del capitano rossonero: non era calcio di rigore, ma bensì fallo in attacco. La squadra allenata da mister Pioli però riesce lo stesso a ribaltare la partita con un 3-2 che regala i tre punti. Quello di Prontera però è stato un fischio che ha rischiato sul serio di condizionare in modo irrimediabile la partita.

ROMA – Partita d’andata all’Olimpico, l’arbitro Maresca, non nuovo a prestazioni insufficienti, con una sola scelta condiziona sia il match contro i giallorossi che il derby della giornata successiva. A metà della ripresa Theo Hernandez viene espulso per doppia ammonizione (giuste), ma la seconda non sarebbe mai dovuta esserci: l’azione che porta al provvedimento disciplinare per il francese nasce da un chiaro fallo a centrocampo su Krunic, proprio sotto gli occhi del fischietto campano che tra lo stupore di tutti i giocatori non ferma il gioco. Milan quindi in 10 per una buona mezz’ora, con il rischio che la partita, fino a quel momento mai stata in discussione con il dominio incontrastato dei rossoneri, venisse riaperta. Da segnalare nel finale un intervento folle di Veretout su Tonali: il centrocampista giallorosso tira un vero e proprio calcio “punitivo”, da dietro e con una vigoria sproporzionata, al numero 8 rossonero. Maresca non lo espelle ma lo ammonisce soltanto.

NAPOLI – Il gol del vantaggio partenopeo nasce da una svista dell’assistente, che assegna una rimessa laterale agli ospiti invece che ai rossoneri. Ma il fattaccio vero e proprio arriva nel finale, quando l’arbitro Massa annulla il gol del pareggio di Franck Kessie per una posizione di “fuorigioco” di Olivier Giroud. Oltre al danno, anche la beffa. Dopo le naturali polemiche arrivate in seguito alla decisione infelice, l’AIA ha “fatto filtrare” un’interpretazione sulla regola del fuorigioco attivo/passivo, spiegando che “quando c'è un contatto fisico tra un giocatore in posizione geografica di fuorigioco e un difensore, l'attaccante è considerato in posizione irregolare, a prescindere dalla chiara intenzione di interferire con l'avversario. Il contatto, con l'aggiunta del movimento delle gambe di Giroud, tra il francese e Juan Jesus bastano per considerare corretto l'annullamento del gol dei rossoneri”. Ma tra quello che ha comunicato l'AIA e il regolamento c'è una grande incoerenza. Secondo il regolamento, un calciatore in posizione di fuorigioco nel momento in cui il pallone viene giocato o toccato da un suo compagno deve essere punito solamente se viene coinvolto nel gioco attivo.

Da regolamento, quindi, la posizione di fuorigioco di un attaccante è da considerarsi attiva se interviene:
-  Interferendo con il gioco, giocando o toccando il pallone passato o toccato da un compagno
oppure
- Interferendo con un avversario:
Impedendogli di giocare o di essere in grado di giocare il pallone, ostruendo chiaramente la linea di visione, o contendendogli il pallone, o tentando chiaramente di giocare il pallone che è vicino quando quest’azione impatta sull’avversario, o facendo un'evidente azione che chiaramente impatta sulla capacità dell’avversario di giocare il pallone.

In quel caso specifico Giroud lascia intervenire Juan Jesus senza cercare di ostacolarlo in nessun modo. Ricapitolando, giusta la chiamata del VAR per un’On Field Review, senza senso la decisione di Massa di annullare la rete e folle il tentativo di mettere una pezza dell’AIA con una “nota” che va in contrasto con il regolamento scritto. Insomma, un bel pasticcio che ha penalizzato il Milan in uno scontro diretto.

Come scritto in apertura, l’intento di questo pezzo non è quello di voler denunciare chissà quale complotto ai danni della squadra allenata da mister Pioli, ma semplicemente di sottolineare, regolamento alla mano, fatti oggettivi che hanno penalizzato (o hanno rischiato di farlo) i rossoneri durante questa stagione. D’altronde negli anni passati quello di evidenziare e tener conto di ogni rigore assegnato ai rossoneri (decisione giusta o sbagliata che fosse  evidentemente non interessava) è stato un esercizio che ha tenuto impegnato gran parte dell’Italia calcistica, quindi ci viene da pensare che una puntualizzazione come questa (ma che a differenza delle altre è spiegata ed argomentata nel dettaglio) non è di certo da considerarsi fuori luogo.