Sopravvalutazione e preoccupante insistenza: quattro finali nel momento peggiore
Allegri, Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic e ora Brocchi, nuovo tecnico a rischio nella ormai perenne polveriera rossonera, dove i cambi di allenatore vengono scambiati per panacee. Sono ormai tre anni che il Milan soffre dei medesimi problemi, ormai sedimentati all'interno delle sue fondamenta, a prescindere dalla guida tecnica che ottiene il temporaneo comando. I valori tecnici della rosa, a prescindere dalle dichiarazioni più o meno utopiche, non si discostano molto dai piazzamenti inanellati negli ultimi anni, ai quali rischia di aggiungersi l'ennesimo tonfo consecutivo.
I RISULTATI PARLANO DA SOLI - Il Milan di Seedorf arrivò ottavo, sfiorando un clamoroso sesto posto in rimonta, nonostante lo status da separato in casa e la rottura con gran parte dell'ambiente. Inzaghi chiuse decimo dopo mesi di lunga agonia, con il Milan che si sfaldò completamente, senza mai riprendersi, dopo i brutti risultati in apertura 2015. Mihajlovic, pur senza compiere miracoli, aveva garantito un certo equilibrio ai suoi, incanalandoli verso un tranquillo sesto posto e conseguente ritorno in Europa. Eppure la proprietà desiderava di più, voleva ammirare un gioco di alto profilo, come se Brocchi potesse trasformare i piedi e la tecnica dei suoi giocatori. Il risultato? Cambio modulo e flop quasi immediato, visti i risultati ottenuti e la perforabilità innalzatasi ai massimi livelli.
SOPRAVVALUTAZIONE - Ora i rossoneri dovranno disputare quattro finali, tre di campionato ed una di Coppa Italia, senza poter lasciare indietro neanche un punto. La gara contro la Juventus può rappresentare un salvagente, il problema è che il mare è in burrasca e le onde sono alte metri e metri. Più che un salvagente servirebbe un elicottero con imbracatura, a meno che il Sassuolo non rallenti nuovamente e consegni l'Europa al Milan. Tutto ciò è colpa dei vari allenatori che si sono dati il cambio su quella panchina? Evidentemente no. Questa squadra è sopravvalutata da tempo immemore, da quel terzo posto miracoloso che conquistò Allegri nel 2013. Da allora non sono stati sufficienti ritocchi (anche milionari) per riportarla in alto, segno che la ristrutturazione deve essere pesante ed intensiva.

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